“Solo ladri e assassini” di Paul Howarth è uno trai i migliori romanzi d’esordio che abbia letto da molto tempo. Per il suo potente senso del luogo – e un luogo straordinario, spietato ma bellissimo – la sua caratterizzazione sofisticata, la trama ben articolata e, soprattutto, per la scrittura intensa e essenziale di Howarth, con forti echi di Cormack McCarthy.
È un racconto del selvaggio entroterra australiano, ambientato alla fine del XIX secolo, quando la nazione appena creata stava diventando adulta e affrontava i problemi di un sistema quasi feudale di proprietà terriera, lo sfruttamento del lavoro che spesso sconfinava nella schiavitù e la dispersione sistematica – un eufemismo per omicidio di massa – degli indigeni australiani, chiamati allora “blackfellas” o neri dai nuovi padroni delle loro terre.
“Only Killers and Thieves” contiene dolore su una scala sconcertante: le crescite dolorose dell’Australia come nazione e società civile e quelle di Billy e Tommy McBride, i figli maggiori dell’agricoltore impoverito Ned McBride. Ex mandriano per il ricco proprietario terriero John Sullivan, McBride si ostina a tirare avanti con la sua famiglia, che comprende anche sua moglie Liza e la figlia più giovane Mary, curando un po’ di terra e bestiame propri. La sua selezione, come venivano chiamate le parcelle di terra acquisite dai proprietari terrieri, è molto più piccola di quella di Sullivan, e il suo bestiame, curato con l’aiuto dei figli adolescenti e dei suoi unici due aiutanti indigeni, è una mandria povera, ma McBride rifiuta l’aiuto che Sullivan offre ripetutamente.
Howarth descrive l’esistenza dura ma non infelice della famiglia McBride attraverso gli occhi di Tommy, un ragazzo la cui testardaggine, ereditata dal padre, è addolcita dalla visione più sensibile ma pratica della madre. Un modo intelligente per introdurre il lettore nella storia, nascondendo alcuni dei dolorosi fatti dei fallimenti di Ned McBride dietro la ingenuità del giovane Tommy. Soprattutto, un modo per creare un personaggio memorabile in Tommy, la cui violenta e straziante transizione all’età adulta è descritta da Howarth con prosa abile e implacabile.
Howarth impiega il suo tempo a mettere in scena Glendale, la fattoria di Ned McBride. Con tratti audaci e precisi, immerge gradualmente il lettore in un mondo dove la natura regna sovrana, dove uomini e donne proseguono di fronte a enormi avversità (siccità, alluvioni, carestie e un lavoro estenuante sui bovini e sulla terra), spinti avanti tanto dai sogni quanto dalle necessità pratiche. Un mondo caratterizzato dalla durezza della Natura e dalla violenza inesorabile e imperdonabile degli uomini, determinati a distruggere la popolazione indigena senza rendersi conto che stanno distruggendo anche la propria umanità.
È una costruzione lenta e sicura fino al primo colpo di scena drammatico del romanzo, che arriva quando Billy e Tommy tornano a casa dopo un bagno in una piscina naturale vicina, il loro primo svago dopo che piogge torrenziali sono arrivate finalmente a mitigare un lungo periodo di siccità. Trovano Ned e Liza colpiti a morte, Mary anch’essa ferita ma ancora viva, i loro due “blackfellas“, il fedele vecchio Arthur e il giovane Joseph, svaniti nel nulla.
Disperati, i due ragazzi, o meglio il più grande di loro, Billy, decidono di correre verso le terre di John Sullivan con Mary morente, piuttosto che cercare aiuto nella comunità vicina di Bewley. Una delle tante scelte che definiranno la loro vita nei giorni che seguiranno, che lasceranno un segno indelebile sulle loro giovani vite.
Sullivan offre aiuto nel suo solito modo prepotente, accennando sempre a qualche credito che ha sulla famiglia McBride tramite Ned. Lui e la sua giovane moglie, nata in città, chiamano un medico per Mary, e Sullivan convince i ragazzi che devono partire immediatamente alla ricerca di Arthur e Joseph, perché di certo i delitti sono opera loro. Billy ha bisogno di poco per convincersi, ma Tommy è contrario. È angosciato e confuso, ma rifiuta di credere che il fedele Arthur, o anche Joseph, possano essere gli assassini. Alla fine la questione viene risolta dalla presenza del formidabile, spaventoso capo della Polizia Nativa, Noone, e tre dei suoi uomini. Noone è bianco, ma i suoi uomini sono indigeni, una banda eterogenea e feroce di “blackfellas” reclutati per controllare – o meglio cacciare e “disperdere” – la propria gente.
La squadra di caccia – i due ragazzi, Sullivan e il suo braccio destro Locke, e Noone e la sua banda -parte verso ovest attraverso il deserto e il bush, per vendicare Ned e Liza McBride. È un tipo di giustizia dura quella che Noone promette, ma giustizia comunque. Una promessa che Tommy vedrà gradualmente e inevitabilmente rivelarsi una menzogna vergognosa.
La caccia agli presunti assassini è una lenta discesa all’inferno per Tommy e Billy, un altro capitolo della loro crescita violenta. Howarth non risparmia loro, e nemmeno il lettore, alcuna pietà. La natura e gli uomini, predatori violenti come Sullivan o il molto più astuto e altrettanto selvaggio Noone, spingono i due ragazzi in un mondo dove il più forte, o meglio armato, vince, dove le donne sono una merce usa e getta, e dove le persone indigene, di qualsiasi età o sesso, sono preda da catturare e macellare nel nome di una giustizia molto dubbia.
Mentre Billy finisce per apprezzare questo inferno, per la mancanza di, o il rifiuto di pensare a, un’alternativa migliore, Tommy si oppone disperatamente. Se non nelle azioni, perché anche lui viene costretto a prendere parte attiva nella dispersione, almeno nel cuore. Non smetterà mai di cercare, e sperare, la verità sul massacro della sua famiglia, e qualcosa che almeno somigli alla giustizia. Una scelta che definirà la sua vita, le cui conseguenze lo perseguiteranno per sempre.
“Solo ladri e assassini” è un romanzo straordinario, asciutto ma grandioso nella sua scala, violento e profondamente toccante allo stesso tempo. Contiene molti temi, la maggior parte dei quali degni di una narrazione separata, eppure li abbraccia tutti in modo generoso e coerente, mentre Howarth fa un lavoro autorale brillante trovando il giusto equilibrio tra di essi. Non perde mai di vista il personale e l’individuale, ma li inserisce abilmente in ciascuno dei suoi numerosi, finemente tratteggiati personaggi all’interno dell’enorme leviatano che è l’entroterra del Queensland centrale. E mentre Ned McBride, Billy, Noone e persino Sullivan sono personaggi disegnati in modo avvincente, è Tommy che spicca, mentre attraversa una straordinaria prova cercando disperatamente di aggrapparsi alla sua umanità, uno dei personaggi più memorabili incontrati da molto tempo.
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