Sogni di bronzo – Camilla Läckberg

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Tatiana Vanini
Protocollato il 22 Dicembre 2025 da Tatiana Vanini con
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Il riassunto
Sogni di bronzo – Camilla Läckberg

Dopo La gabbia dorata” e Ali d’argento“, Camilla Läckberg (Fjallbacka, 30 agosto 1974), porta a conclusione la trilogia che compone “La storia di Faye” con il romanzo “Sogni di bronzo”.

Lackberg si è fatta apprezzare e amare dal pubblico a partire dai suoi primi libri con protagonisti la scrittrice Erica Falck e l’ispettore Patrik Hedstrom, poi con Faye ha modificato la sua scrittura, andando a scrivere di donne maltrattate, abusate, rinchiuse in gabbie dorate, umiliate, che trovano in loro stesse e nella sorellanza non solo la forza di emergere e riuscire alla grande in un mondo di uomini prevaricatori, ma in grado di vendicarsi, di rispondere ai torti con la medesima violenza, fino alle estreme conseguenze se necessario. I romanzi diventano più crudi, diretti, non mancano scene di sesso e i giudizi sono più netti e trancianti. “Sogni di bronzo” è la perfetta conclusione della trilogia, una serie che o si ama o si odia, estrema, ma avvincente, piena di suspense e azione. Proprio perché questo è l’ultimo libro, è consigliata la sua lettura dopo aver affrontato i precedenti, per comprendere bene la trama in tutte le sue sfaccettature e approfondire così le motivazioni che muovono Faye e le donne che le sono intorno.

In “Sogni di bronzo” il libro si apre con la protagonista rinchiusa, preoccupata per la sorte della figlia e della madre minacciate dal padre della nostra eroina, evaso di prigione e deciso a vendicarsi. La storia si riavvolge e andiamo a scoprire come Faye è finita in galera per l’omicidio del marito e dei suoi piani per salvare tutto quello che costruito negli anni: affetti e azienda. In parallelo, seguiamo la storia della croata Milenka. Faye e Milenka sembrano non avere punti di contatto al di là della violenza domestica subita dai padri sin dalla tenera età. Vivono in nazioni diverse, hanno stili di vita differenti, eppure il destino alle volte è bizzarro e due pianeti lontani possono iniziare ad avvicinarsi, con conseguenze tutte da scoprire. Delitti, violenza, azione e piani in bilico tra riuscita e disastri, rendono “Sogni di bronzo” un romanzo intenso, da bere.

Camilla Lackberg sa come raccontare una storia. Penna brillante e ritmata, regala trame alle quali è impossibile restare indifferenti. Con Faye in certi casi esaspera le situazioni, le porta al limite anche esagerando le dinamiche o diventando ridondante in alcune ripetizioni che, soprattutto nei lettori che la seguono passo passo e conoscono la storia, un po’ stancano. Questa serie racconta di donne, è scritta in primis per le donne, parlando loro in modo diretto, senza veli, anche di sessualità. Toglie al femminile l’aura di santa indifesa mettendogli indosso dei panni più scomodi, ma realistici. Racconta di capacità che aspettano solo di essere ascoltate, di possibilità da realizzare, di fiducia. La costruzione di una personalità, soprattutto se nata nelle difficoltà, non è un viaggio solitario, ma cooperativo. Bello il messaggio di sorellanza, che si allarga a un più universale concetto di circondarsi di persone affini, con abilità diverse, atte a sopperire le lacune. Da sole possiamo fare, ma solo insieme possiamo essere inarrestabili.

Il mondo raccontato nella trilogia è pieno di uomini violenti, bugiardi, folli. Per fortuna nella realtà non è così, gli uomini buoni sono la maggioranza, ma certe tematiche affrontate dall’autrice sono reali, come la disparità nei rapporti lavorativi a parità di mansioni e capacità. Nell’universo di Faye, i personaggi maschili positivi si contano sulle dita d’una mano e, anche se hanno un ruolo nello sviluppo della trama, i loro interventi e perfino la loro presenza è relegata in poche, scarne pagine. Ecco un esempio di estremizzazione per veicolare un messaggio.

L’esperienza della protagonista in carcere, offre lo spunto per affrontare il tema della detenzione, dei rapporti fra detenute, degli scontri e degli incontri che vi si possono fare. La vita da recluse viene raccontata in modo interessante, senza pietismi, in pura narrazione, sarà poi il lettore a formarsi la sua opinione. La libertà è certo un’altra cosa, ma si può vivere la pena in modo costruttivo, per formare gli strumenti che portino poi a una vita fruttuosa. Non bastano le lezioni e gli insegnamenti, anche l’autrice ne è perfettamente consapevole, e nello scritto lancia il messaggio di creare fondi e associazioni per aiutare in modo concreto le detenute e prepararle a una libertà che non le porti di nuovo a delinquere. Leggendo le storie della compagne in prigione di Faye c’è anche modo di riflettere sulle differenze tra legge e giustizia, due concetti spesso in antitesi.

“Sogni di bronzo” avanza con capitoli brevi e interessanti, dove c’è sempre una spinta a continuare. Personaggi che ritornano si uniscono a nuove figure, come Milenka, che possiedono una buona dose di carisma. Donne profonde, complesse, tormentate, ma semplici da capire, con le quali si può entrare in connessione empatica, per vivere ancora meglio l’esperienza del libro.

Lackberg è molto legata al suo luogo di nascita, Fjallbacka. Qui si sviluppano i suoi primi romanzi, sempre da qui parte Faye, quando si chiamava ancora Matilda, alla ricerca della sua strada e, in una perfetta chiusura del cerchio, sarà a Fjallbacka si terrà il confronto finale.

“Sogni di bronzo” conclude degnamente una trilogia non perfetta, ma con qualcosa di importante da dire. Una serie noir che non si dimentica.

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