In un’altra raccolta, pubblicata dalla Faber & Faber l’anno scorso, la regina del giallo britannico, P.D. James, scriveva che, in un racconto breve, “molto deve essere ottenuto con mezzi limitati”. I sei racconti contenuti in “Sleep No More” sono la prova straordinaria di quanto si possa realizzare quando un’autrice del calibro di P.D. James applica la sua maestria nel genere crime a questa specifica sfida.
Scrivere un racconto breve è come costruire un congegno in miniatura. Bisogna essere accurati al millimetro, maneggiando gli strumenti — i mattoni della narrazione — con precisione chirurgica. Questo vale soprattutto per l’ambientazione e la caratterizzazione, due aspetti che P.D. James — creatrice dell’Ispettore Adam Dalgliesh e autrice di diciannove romanzi gialli — sviluppa con una combinazione ipnotica di destrezza ed economia.
Ciò è evidente soprattutto nel modo impeccabile in cui dosa le informazioni. Se si dà troppo ai lettori, o nel posto sbagliato, l’intera e fragile impalcatura rischia di crollare. Se si dà troppo poco, questi brancoleranno nel buio, con il fastidioso sospetto di aver perso quell’elemento cruciale capace di dare vita alla storia. La scrittura di P.D. James è così acuta, abile e scrupolosamente precisa che anche il lettore più pigro si sentirà completamente a suo agio con questi racconti, godendosi la narrazione e lasciandosi condurre dolcemente verso la conclusione.
Nello stesso prologo, P.D. James riconosceva che “il raggio d’azione del racconto breve è inevitabilmente limitato, il che significa che è più efficace quando tratta di un singolo episodio”. Un corollario di ciò è che, in una storia breve di crime fiction, potrebbe non esserci spazio sufficiente per sviluppare appieno sia un antagonista soddisfacente sia un detective carismatico.
Impavida, P.D. James accoglie la sfida con disinvoltura e sceglie di concentrarsi principalmente sui “cattivi”, rendendoli protagonisti delle storie o confondendo i confini attraverso narratori deliziosamente ambigui, se non addirittura inaffidabili. Non sempre malvagi a tutto tondo, ma sempre personaggi che giocano un ruolo inquietante nella vicenda.
Curiosamente, e forse per scelta, la maggior parte dei protagonisti condivide tratti simili: sono individui riservati, introversi e, in alcuni casi, solitari. Dallo scrittore mediocre di gialli che svolge “un lavoro artigianale sulle vecchie convenzioni, per chi ama i suoi omicidi rassicuranti”, alla ragazza orfana e sola con un vuoto nel passato e il desiderio di trovare la tomba del padre; fino al giudice in pensione che si sente poco più di un oggetto da spostare e accudire per la sua famiglia, mentre cela un segreto custodito a lungo. Si rivelano per lo più coinvolti nei crimini descritti nelle storie che narrano (o in cui appaiono), ma non prima che P.D. James li abbia usati come le molle che fanno scattare i meccanismi impeccabili dei suoi racconti.
A eccezione di The Girl Who Loved Graveyards, in cui l’autrice mescola le meccaniche del giallo a un’oscura sfumatura gotica, tutte le storie presentano più di un richiamo alla tradizione classica del giallo inglese, alla Dorothy L. Sayers o Agatha Christie. In due dei racconti, anche se il narratore è contemporaneo, l’omicidio avviene a metà o alla fine degli anni ’30, e P.D. James riesce meravigliosamente a immergere i lettori nell’atmosfera dell’epoca, prima di riportarli brutalmente al presente.
Rispetto alla “Golden Age” del giallo inglese, a queste storie manca spesso un ingrediente chiave: l’eroe classico, l’investigatore onnisciente. Eppure, anche in assenza di un tale contrappunto ai suoi “cattivi”, le storie di questa e altre raccolte di P.D. James sono sempre splendidamente bilanciate: possiedono la giusta dose di tensione per mantenere gli ingranaggi della trama in movimento inesorabile verso una conclusione sorprendente, offrendo lungo la strada una piacevole galleria di personaggi acutamente delineati.
Un plauso alla Faber & Faber per averci dato il piacere di godere ancora della scrittura eccelsa di P.D. James e delle sue storie di crimini perfide, acute e spesso spietatamente argute.
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