Sette ombre tra le case bianche – Chiara Seronello

Sette ombre tra le case bianche – Chiara Seronello

Redazione
Protocollato il 21 Marzo 2026 da Redazione
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Oggi il Thriller Café si affaccia sul mare Egeo e ci porta nelle Cicladi, ambientazione del romanzo d’esordio di Chiara Seronello: “Sette ombre tra le case bianche“.

Protagonista della storia è Nanni, medico genovese in fuga dalla stanchezza e dallo stress della corsia d’ospedale. Nel 1995 approda a Itaca, innamorandosi a tal punto di quelle latitudini da farne il suo rifugio fisso. Negli anni successivi, prima con la fidanzata, poi con i figli e gli amici, Nanni torna a immergersi nel profumo di tzatziki, esplorando le isole più belle dell’Egeo e dello Ionio: da Santorini a Elafonissos, da Serifos ad Amorgos, da Milos a Cefalonia. Ma il paradiso terrestre si incrina presto.

Quella che doveva essere una semplice evasione dalla realtà si trasforma gradualmente nell’epicentro di una scia di delitti inspiegabili. Ogni isola sembra nascondere un frammento di un enigma molto più grande. I crimini, all’apparenza slegati e sfuggenti, sconvolgono le piccole comunità locali fatte di pescatori, proprietari di pensioni familiari e poliziotti di provincia. Nanni, abituato per professione a scrutare i segreti del corpo umano con occhio clinico, si ritrova suo malgrado a usare quella stessa metodica lucidità per decifrare una verità ben più oscura.

Distribuita su un arco temporale di trent’anni e sette isole diverse, la vicenda che questo libro racconta si muove con un respiro ampio: un puzzle a combustione lenta in cui Nanni unisce i tasselli anno dopo anno, svelando il disegno completo solo alla fine, all’ombra dei bellissimi mulini a vento greci.

Questo in sintesi “Sette ombre tra le case bianche“, ma se volete saperne di più di questi misteri sotto la luce abbagliante del sole, proseguite a leggere le risposte dell’autrice alle nostre domande e un breve estratto dal primo capitolo.

Due domande all’autrice

Com’è nato questo libro?

L’ispirazione è nata dal mio amore per le isole delle Cicladi. Luoghi dove ho trascorso molte estati, che sembrano perfetti e sereni. Proprio per questo mi è venuta la curiosità di immaginare cosa potrebbe accadere se qualcosa rompesse quell’equilibrio. Così mi è nata l’idea di un giallo: un mistero che si insinua tra le stradine ciottolose e le spiagge bianche assolate. Dove la bounganville che si arrampica sui muri bianchi nasconde orribili misfatti.

Cosa potrebbero apprezzare di più, i lettori?

Nel mio romanzo uno dei primi fattori di fascino che un lettore può apprezzare è l’ambientazione mediterranea. Le isole delle Cicladi, con i loro villaggi bianchi, il mare intenso e i porti tranquilli, creano un contrasto suggestivo con il lato oscuro dei delitti.

Un altro elemento, è il protagonista, in questo caso un medico. La sua professione lo rende un osservatore attento dei dettagli: conosce il corpo umano, sa interpretare segni che altri non notano e utilizza logica e intuito per comprendere ciò che è accaduto. Questa combinazione tra scienza e sensibilità umana rende Nanni credibile e interessante.

Inoltre è particolare la struttura dei sette casi. Ogni omicidio può rappresentare una storia a sé, con indizi, sospetti e colpi di scena. Allo stesso tempo, i casi sono collegati tra loro da un filo narrativo più ampio: un segreto del passati, una verità nascosta che emerge solo alla fine del libro

Estratto

Itaca. 

2025

Capì tutto davanti a quel cancello illuminato dal sole che stava calando dietro una dolce collina; un occhio che si chiude per non voler vedere. 

Il mare, che lambiva la spiaggia e i suoi piedi nudi, era una lastra d’argento immobile, come se volesse ancora trattenere il segreto di quelle isole; ma la scossa di consapevolezza che la struttura davanti agli occhi aveva provocato, lo destò dal suo lungo sonno e la verità iniziò ad affiorare lentamente alla mente come un relitto spinto in superficie. 

In un attimo Nanni riavvolse tutta la bobina dei ricordi e tornò al 1995. 

Il porto di Cefalonia era ancora addormentato, quando Nanni e Francesca, con i loro zaini sulle spalle e i loro cuori colmi di entusiasmo, uscirono in taxi dal piccolo aeroporto. 

L’aria sapeva di sale e il mare, immobile, rifletteva un cielo pallido, striato di rosa. Avevano volato da Genova con un volo partito di notte per spendere meno, e pertanto si presentò loro il problema di trovare una barca all’alba che li portasse a Itaca, dove avevano deciso di passare sette giorni a rilassarsi e a fare l’amore, dopo l’ultima faticosissima sessione di esami di luglio. Entrambi ventenni, entrambi studenti di 

medicina, entrambi innamoratissimi, avevano scelto quell’isola come loro nido d’amore, per i loro ricordi classici: Ulisse, Penelope. 

Itaca era un’isola che evocava loro l’attesa, l’attesa di quei giorni mentre studiavano anatomia la notte, sopra quei libri odiati e ormai venduti ad altri più’ indietro di loro. Videro una passerella su cui erano ormeggiati alcuni pescherecci che stavano scaricando del pescato, e non vedendo alcuna altra casetta turistica a cui rivolgersi, si avvicinarono. 

Un pescatore li vide e in greco stretto si rivolse loro in modo incomprensibile. Nanni, capelli neri al vento, sguardo azzurro come quel mare, a gesti si fece capire e insistendo un po’ e tirando fuori dal portafoglio tutto rovinato 20 dracme convinse l’uomo a portarli a Itaca. 

La linea frastagliata della costa era davanti a loro accarezzata dal sole nascente. Le colline scendevano morbide verso l’acqua, coperte da ulivi argentei, immobili come sentinelle. Avvicinandosi i due ragazzi videro rocce lungo la riva consumate dal tempo, che sembravano conoscere da sempre il ritmo delle onde. Il pescatore non fece salire la barca sulla spiaggia ma fece segno ai ragazzi di aspettare che l’onda si ritirasse e poi di correre verso riva. Arrivati con i loro zaini in spalla e le Superga in mano, salutarono il loro Caronte che non rispose, e iniziarono ad avviarsi tra le case bianche del piccolo porticciolo.

A quell’ora della mattina le stradine erano immerse in una luce dorata e calma e l’aria 

sapeva di alghe, gasolio e sale. I due ragazzi avevano l’aria stanca di chi e già in viaggio da un po’ di ore e ai locali che stavano aprendo le piccole botteghe che davano sul porticciolo apparivano un po’ spaesati. Seduto su una cassetta di legno, vicino ad una vecchia barca dipinta tutta di blu, c’era un pescatore sulla sessantina. Aveva la pelle scurita dal sole, mani grandi e segnate, e una barba grigia corta. Era intento a riordinare le reti con movimenti lenti e sicuri, quando alzò lo sguardo e incrociò quello dei due ragazzi. Gli osservò per un attimo e tanto bastò a fargli capire la loro situazione. “Cercate qualcosa?’ Chiese in un inglese semplice, con un forte accento greco, sicuramente alle orecchie dei ragazzi comprensibilissimo dopo il dialogo avuto con il primo pescatore a Cefalonia. 

Si scambiarono uno sguardo d’intesa, poi Nanni rispose con un bel sorriso: “Stiamo cercando un posto economico dove dormire, sa indicarci un alberghetto a poco prezzo?”. L’uomo sorrise appena, un sorriso tranquillo, senza fretta. 

“Sarà difficile trovare qualcosa qui, i pochi hotel che ci sono a luglio sono tutti occupati, Itaca non è un’isola turistica e qui si affitta con il passaparola”. Poi il vecchio indicò con il mento le case bianche che salivano alle spalle del porto, “Io ho una stanza”, continuò  “niente di speciale, piccola ma pulita, ha anche un terrazzino vista porto che è una meraviglia la mattina sorseggiare un buon caffè”… “E non chiedo molto” terminò. 

I ragazzi accettarono e lui, lasciando le reti a fianco della sua barca, li invitò a seguirlo. 

La camera che mostrò loro aveva un letto matrimoniale al centro, un armadio vecchio e una finestra illuminata dai primi raggi del sole. Il pavimento era un insieme di tavole di legno vecchio appoggiate una a fianco all’altra.

Chiara Seronello

Chiara Seronello vive a Genova con i suoi tre figli. Appassionata di viaggi, lettura e arte, ama esplorare le diverse sfumature dell’animo umano e trasformarle in storie. Le tante estati trascorse accarezzata dalla brezza del Meltemi, unite alla sua passione per il mare e il mistero, e alla curiosità per ciò che si nasconde dietro le apparenze, l’hanno portata a scrivere il suo primo romanzo giallo.

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