Segreti tra i colli bolognesi – Mariel Sandrolini
Dopo l’introduzione la scorsa settimana con “Un delitto bolognese“, il vicequestore Marra torna al Thriller Café in “Segreti tra i colli bolognesi“.
In questo romanzo il protagonista creato da Mariel Sandrolini si ritrova invischiato in un’indagine che inizia con un’anomalia statistica. Ma andiamo per ordine…
Sui colli bolognesi, due innamorati cercano un po’ di intimità, ma trovano un cadavere. Irriconoscibile. Documenti marci. L’unico appiglio è una residenza a Bologna. Sembra routine per il Vicequestore Marra, ma lui lo sa bene… quando il morto non ha faccia, la storia ha molte facce.
La pista porta dritta a una casa di riposo della zona. Un luogo che dovrebbe sapere di minestrina e tranquillità, e invece puzza di sparizione. Pazienti che svaniscono nel nulla. Nessuno fa domande, sono anziani, “è il corso naturale delle cose”, dicono. Ma Marra ha quel vizio fastidioso di non credere al caso. Interroga, il portiere, che accenna a dettagli sospetti e poco dopo sparisce, prima di esser ritrovato cadavere.
È qui che il noir di provincia diventa thriller. Da Bologna si vola a Ibiza, e sebbene il dirigente Paternò ironizzi: “Vai a farti una vacanza?“, Marra e il fedele Crocetti devono infiltrarsi sotto copertura nel cerchio magico di un uomo misterioso, che muove i fili di un traffico internazionale. Qui, tra ville di lusso e feste infinite, si nascondono i “burattinai” che muovono i fili della morte a Bologna, e i loro fini nessuno avrebbe potuto immaginarli.
Ci fermiamo qui per non fare spoiler, ma per aiutarvi a scoprire meglio il libro vi lasciamo con alcune domande all’autrice e un estratto.
Tre domande all’autrice
Come è nato questo libro?
Da Bolognese, amo la mia città, e mi piace descriverla nelle mie trame. Ogni libro ha una particolare location. L’idea è nata osservando i colli di Bologna, che hanno sempre un’atmosfera sospesa, quasi segreta. Mi piaceva ambientare un noir in un luogo che i bolognesi amano ma che poteva anche celare oscurità e segreti inaspettati.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare nel romanzo?
I luoghi, poiché sono veri e propri personaggi, carichi di misteri e di bellezze. Poi, un’ambientazione diversa… Le RSA luoghi delicati, dove si intrecciano fragilità, affetti, interessi economici. Mi interessava portare alla luce quel mondo spesso invisibile e dare voce a chi rischia di non averne. Invece, rappresentano la parte più fragile della società, spesso dimenticata.
Nei suoi romanzi emerge il commissario Mario Marra, ora vicequestore…
Vicequestore della Squadra Mobile di Bologna, Mario Marra è un investigatore dal carattere riservato e dal profondo senso del dovere. Uomo d’altri tempi, fedele a un’idea di giustizia fatta di intuizione, esperienza e rispetto per la verità dei fatti, rappresenta il modello del poliziotto “vecchio stampo”: poco incline alla tecnologia, ma capace di leggere le tracce e cogliere i dettagli che sfuggono agli altri.
I lettori sono affezionati, è diventato uno di famiglia. Preciso, però, che ogni storia ha un inizio e una fine.
Estratto
Luca tese la mano alla sua fidanzata. Le luci della città si stagliavano contro il cielo crepuscolare, invitandoli a godere della piacevole brezza serale. Laura si lasciò guidare lungo i sentieri appartati della collina, fino alla radura. Era un luogo tranquillo, celato dagli alberi, come un segreto prezioso.
Il ragazzo lasciò andare la stretta e stese il telo che aveva portato con sé.
Mentre si accoccolavano l’uno accanto all’altra, i loro sguardi si posarono su un cespuglio, poco distante. Tra i rami intravidero un braccio, che emergeva in modo sinistro da un groviglio di rovi.
Si avvicinarono con cautela, la tensione nell’aria era vibrante di un’ansia opprimente. Con il cuore che batteva forte, si chinarono per verificare più da vicino quell’ombra indistinta. Il respiro si fece corto e un brivido li attraversò, unendoli nell’attimo della rivelazione: un uomo, esangue e immobile, giaceva riverso tra le foglie, il volto, gonfio e graffiato, contratto in un’espressione di terrore.
Laura, presa dal panico, fece per allontanarsi, ma Luca la trattenne per un braccio.
«Che cosa intendi fare?» chiese la ragazza, cercando di soffocare il brivido che le correva lungo la schiena.
«Potrebbe essere ancora vivo , e credo che dovremmo aiutarlo» commentò il fidanzato.
Con determinazione Luca si avvicinò all’uomo supino tra i cespugli, e chinandosi gli sentì il polso.
Con ansia crescente, non avvertendo il battito, rovistò nelle tasche dei pantaloni alla ricerca di documenti che potessero fornire informazioni sulle sue generalità.
Estrasse con cautela un portafoglio. Lo aprì con mano tremante e vi trovò una carta d’identità. Restò a fissarla, gli occhi ridotti a due fessure, nel tentativo di decifrare le scritte stampate in caratteri che, in quel momento, sembravano ancora più piccoli.
Laura, che osservava la scena tormentandosi le mani e mordendosi le labbra, si avvicinò lentamente. «Luca, chi è?»
La voce tremante quasi le impediva di parlare.
Il ragazzo fissò ancora il documento. Nella foto scorse l’uomo: carnagione olivastra, occhi e capelli castani e lineamenti regolari. Avrebbe potuto essere una persona qualsiasi, un viso che si dimenticava facilmente e non perché l’immagine fosse sbiadita.
«I dati sono cancellati» spiegò «ma riesco a leggere che è di Bologna».
«Ma è morto?» esternò la ragazza, indicando il corpo.
«Potrebbe essere in arresto cardiaco o aver smesso di respirare. Tu che dici?»
Laura si agitò. «Dobbiamo fare qualcosa e subito!»
Rovistò nella borsetta a tracolla con gesti frenetici mormorando: «Non trovo il cellulare!».
Lui la afferrò per le braccia e poi le prese la testa tra le mani.
«Amore, calmati. Lo hai dimenticato a casa, me l’hai detto tu, poco fa, ricordi?»
La giovane si batté la mano contro la fronte. «Giusto, che stupida. Chiami tu la polizia?»
Luca prese lo smartphone dal taschino del giubbotto e compose il numero di emergenza, mentre Laura cercava di contenere la paura che le stringeva la gola.
«Pronto, sono Luca Lanfranchi. Io e la mia fidanzata abbiamo trovato un uomo. Siamo…».
Precisò la posizione e si congedò con un lungo sospiro, mentre Laura continuava a fissare il corpo, terrea in volto.
In attesa che arrivassero le forze dell’ordine, i due si scambiarono sguardi interrogativi, mentre le stelle trapuntavano il cielo sopra le colline. Non bastarono per placare la paura che aveva fatto dimenticare le ragioni di quella serata.
I fari delle auto della polizia tagliarono l’oscurità dei tortuosi tornanti dei colli. Inchiodarono alla vista di quattro braccia alzate, in una inequivocabile richiesta di aiuto. Il vicequestore Marra scese dal veicolo, avvicinandosi con passo deciso ai due giovani sul ciglio della strada.
«Siete voi che avete chiesto l’intervento?» domandò con voce ferma.
«Sì! Seguiteci», rispose Luca, facendo strada fino al la radura.
Il corpo era avvolto nel fitto del cespuglio. Il vicequestore Marra puntò la torcia sull’uomo. Notò il volto sfigurato e quindi irriconoscibile. Passò in rassegna l’abbigliamento, notando che indossava una camicia nera, come i pantaloni lacerati in diversi punti. Un piede calzava un mocassino di pelle marrone, classico, mentre l’altro era avvolto nel calzino bianco.
Fatte quelle constatazioni, non perse altro tempo: ordinò di perimetrare l’area con il nastro adesivo, e di sequestrare il corpo, messo poi in custodia presso il Deposito di Osservazione Salme di Bologna. Invitò poi i due giovani in centrale per sporgere denuncia di ritrovamento di cadavere.
«Scusi, ci saranno delle conseguenze per noi?» La voce di Laura si incrinò, e una lacrima le sfuggì dagli occhi.
Luca la strinse a sé, sentendo il tremito nel suo corpo. Marra indugiò un attimo, cercando le parole giuste per rassicurarla.
«No, tranquilla. Andrà tutto bene».
Gli agenti iniziarono a perlustrare tutta la zona del ritrovamento.
La vittima doveva avere un’età superiore ai cinquant’anni: l’unica informazione che avevano desunto, guardando la foto sbiadita che Luca aveva passato a loro. Analizzando i documenti alla mano era impossibile decifrare i dati anagrafici. Si leggeva “Bologna” nella riga corrispondente alla residenza, ma non era sufficiente a risalire all’identità. Forse… l’autopsia avrebbe potuto fornire loro qualche informazione in più, ma avrebbero dovuto attendere alcuni giorni.
Mariel Sandrolini
Mariel Sandrolini è una delle voci più amate del noir Bolognese, ha dato vita al personaggio del vicequestore Marra, protagonista di una serie di romanzi che intrecciano indagine, introspezione psicologica e forti riferimenti sociali. La sua scrittura è visiva, ritmata, capace di trasformare le atmosfere urbane e i paesaggi in veri e propri personaggi letterari. Bolognese, è nota come la “Jessica Fletcher Italiana”. Ha iniziato a scrivere da bambina dopo che in terza media ha vinto un premio nazionale su un tema.. È autrici di “Le prime indagini di Marra”, “La Chiusa del Battiferro”, “Delitto in libreria”, “Burlesque e delitti”, “Una calda estata gialla”, “Vortice di terrore”, “Il caso Bondage”, “Indagine ad alto rischio”, “La morte è un brivido inatteso”, “Il mistero della giacca blu notte”, “Operazione Chinatown”, “Enigmatici delitti”, “Il caso del Ghetto Ebraico”, “Bisturi di Morte”, “Morte sotto la Mole”. I suoi racconti appaiano in diverse Antologie. Quest’anno ha celebrato venti anni di carriera. Nell’ambito del giallo e della narrativa, le sono stati assegnati diversi premi e riconoscimenti.
Il suo sito ufficiale è www.marielsandrolini.it.
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