Se la rosa non avesse il suo nome – Andrea Pennacchi
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Giulietta è morta. Così inizia il prologo, e che si tratti di quella, proprio quella Giulietta, è evidente già dalla dateline, o riga di intestazione scena, che ci porta a Padova, casa Capuleti, luglio 1587. Un momento… Padova? Ma non viveva a Verona quella Giulietta? E cosa ci fanno nella sua camera ardente un tal Will, una certa Elena e lui, Vincenzo?
Così inizia uno dei romanzi gialli scritti da Andrea Pennacchi, il noto Pojana del piccolo schermo (o il Fermin della versione genovese dei gialli di Petra Delicado), con William Shakespeare come personaggio principale, investigatore suo malgrado, e della sua banda raccogliticcia di amici e compari che lo accompagnano tra le righe delle tragedie del Bardo, rivisitate in salsa commedia storica. Elena è Elena Lucrezia, al secolo Corner, vissuta a metà ‘600 a Padova, nella realtà filosofa ed erudita, ricordata dalle fonti come prima donna ad ottenere una laurea al mondo, qui invece prestata alla medicina (in abiti maschili). Vincenzo è Saviolo, maestro di scherma e autore di uno dei primi libri disponibili sulla nobile arte spadaccina, qui più simile ad un Falstaff che parla in veneto (e storpia continuamente il cognome dell’inglese). Con loro un manipolo di macchiette indispensabili tra cui primeggia il Pistola, detto alfiere, che si esprime per citazioni bibliche.
Shakespeare è in Italia per conto di Giovanni Florio, “studioso mezzo italiano e mezzo inglese” di stanza a Londra: deve cercare Edward Kelly, alchimista e medium, favorito di Lord Southampton, fuggito per inseguire la sapienza magica assaggiata col magister John Dee, che si è fatto frate e frequenta gli studenti della sua nazione. In due giorni, lo smunto guantaio che parla forbito è convinto di portare a casa il risultato e ripartire. Poareto, direbbe Saviolo, si è illuso.
Comincia così, con un giretto nei chiostri dell’università di Padova, l’avventura che porterà questa ghenga assortita ad intrecciare la fantasia di Pennacchi con le sue conoscenze solide di letteratura inglese (in cui è laureato) e col suo amore dichiarato per Shakespeare: incontreremo frate Lorenzo (già… proprio tra le prime pagine) e poi Tebaldo, Luc che è “il” miglior studente di medicina e infila ragnatele nei buchi lasciati dagli schioppi, e poi Romeo, che si strugge per Rosalina, e poi Galileo da Pisa e Christopher Marlowe e il risultato sarà un poema a tratti satirico, spesso magico, sempre coltissimo.
E la morte di Giulietta, quella meravigliosa fanciulla che portava una luce, un soffio di aria fresca dove andava, non sarà tradita dalla reinvenzione di Pennacchi, ma assumerà nuove sfumature, incredibili retroscena e poi tutti i fili si riannoderanno proprio lì, dove Will aveva tessuto il suo arazzo.
Libri della serie "William Shakespeare"
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Una foresta di scimmie – Andrea Pennacchi
Torna la banda di investigatori più strampalata e al contempo più perfetta, nella ricostruzione storica e nella fedeltà letteraria, che un lettore italiano possa aspirare a leggere in questi tempi: Will Shakespeare (ma anche Sghengsbirr, o Sceispirhi, o Shelkisperr e tanto altro), Vincenzo Saviolo – un vero maestro di scherma del ‘600 qui nei panni […]
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