Sangue marcio – Antonio Manzini
Etichettato con: Antonio Manzini
A vent’anni esatti dalla pubblicazione di “Sangue marcio” di Antonio Manzini (Fazi 2005), PIEMME ripubblica questo romanzo crudissimo, divenuto negli anni irreperibile, del quale gli appassionati dell’autore saranno ghiotti.
Conosciamo i fratelli Pietro e Massimo Sini in continui salti temporali da oggi agli anni precedenti e seguenti al 1976, il “punto di non ritorno” delle loro vite; infatti il 12 Ottobre di quell’anno il loro padre viene arrestato con accuse gravissime, ed in pochi giorni soprannominato dai media “il mostro delle Cinque Terre“.
Pietro e Massimo hanno fino a quel giorno vissuto una infanzia dorata: le ampie disponibilità economiche familiari hanno loro permesso di crescere in una villa con piscina, campo da tennis e giochi a disposizione3 di pochi a quell’epoca (chi fa parte della Gen X come me ricorderà con malinconia l’Atari e Space Invaders, con cui i fratelli giocano).
Dall’arresto del padre la situazione crolla e, al suicidio della madre, la famiglia si sgretola: Pietro finisce in un Istituto in cui vivrà esperienze allucinanti, Massimo crescerà a casa di parenti.
“Provano quello che sente l’altro.
Neanche fossero due gemelli.
Sono legati come due molecole, indivisibili come particelle di un atomo”.
Oggi li ritroviamo uomini: Pietro (voce narrante nella maggior parte dei capitoli del romanzo) è un cronista di nera con una vita torbida e legami con personaggi sinistri ed equivoci, Massimo è commissario di Polizia.
A riunirli è l’indagine che Massimo sta conducendo sui delitti di uno spietato serial killer che tortura giovani donne in modo raccapricciante, e che riesce ogni volta a dileguarsi senza mai lasciare tracce di sé sui cadaveri.
I due fratelli sono coinvolti nell’indagine perché l’uno indaga, incontrando grandi difficoltà e mettendo a rischio l’equilibrio del suo stesso nucleo familiare, l’altro ne scrive articoli per il proprio giornale – peraltro spesso pubblicando notizie in anteprima sull’indagine in corso, grazie alle informazioni che il fratello gli fornisce.
Più il killer avanza nel suo percorso di sangue e crudeltà, più i fratelli si riavvicinano: il paradosso sta proprio nel legame fra i due, che si rinsalda quanto più sangue scorre fra le pagine.
Pietro, conscio dell’abiezione a cui si può arrivare quando manca un adulto di riferimento in cui avere fiducia, vuole salvare Massimo ed i suoi figli.
Vi anticipo che Manzini non lesina su scene raccapriccianti – non solo nella descrizione delle giovani colpite dal killer, ma soprattutto sul passato dei fratelli Sini.
Elemento disturbante ed a tratti persino ripugnante, il viaggio che Manzini compie nell’adolescenza di Pietro – e di lì in avanti sino ad oggi, è caratterizzato da crudeltà e disumanità: è stato il passato a forgiare il carattere malvagio, sconvolgente e malato di Pietro?
Come possono in lui convivere l’amore profondo per il fratello ed il contestuale desiderio di vederlo realizzato (sia professionalmente che nell’ambiente familiare con moglie e figli), con il suo stesso sconcertante degrado morale?
Le violenze prima subite da Pietro, poi da lui stesso perpetrate, svelano il sistema vigente all’interno dell’Istituto in cui è cresciuto (quello dell’iniziazione) – vergognoso ed infame.
Il sangue che scorre nelle vene dei due fratelli è il medesimo – eppure nell’uno è pulito, nell’altro marcio.
La vita li ha cambiati ma quel sangue ancora li unisce, benchè scelte totalmente differenti di vita permettano all’uno di salvarsi, mentre condannano l’altro.
Manzini eccede nel mostrare la crudeltà di Pietro?
A mio avviso no, ma conduce il lettore in fondo ad un abisso in cui non c’è speranza di redenzione; l’inferno che l’autore descrive permette una riflessione sul dolore, sulle ferite che non possono più rimarginare ed anzi, trasportate dal sangue, arrivano ad infettare interamente l’individuo.
Al centro delle riflessioni dell’autore sta anche la fragilità umana: Pietro è stato corrotto dal male ed ha compiuto scelte spietate.
Il marcio che vive in lui investe i rapporti umani ed i desideri, condannandolo alla miseria affettiva ed alla solitudine.
“Sangue marcio” è un noir profondamente crudele: il lettore riesce a capire cosa stia accadendo e chi sia il serial killer ben prima della fine del romanzo, ma questo nulla toglie all’atmosfera di totale inquietudine e disperazione che pervade le pagine.
Né si potrà staccare dalla lettura del thriller di esordio di Manzini, che indaga le radici e la profondità a cui il male può arrivare in chi non ha una guida: “Avevo la vita. Solo quella. E nessuno che mi insegnasse come viverla”.
Attore, sceneggiatore, regista e scrittore, Antonio Manzini (classe 1964) ha pubblicato moltissimi gialli; il suo protagonista più conosciuto è il Vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto protagonista di un’ampia serie di romanzi, alcuni dei quali presenti nel nostro ben rifornito archivio.
Altri casi da indagare
L’isola del passato – Arwin J. Seaman
Nel bel mezzo del caldo torrido di quest'estate 2026 è un vero piacere tornare a Liten, un'isola immaginaria e tristemente nota fra Svezia e Danimarca: Arwin J. Seaman è tornato con "L'isola del [...]
LeggiC’è un po’ di maretta – Roberto Centazzo
Al Thriller Café oggi è in vetrina “C’è un po’ di maretta” di Roberto Centazzo, edito da Tea Libri. È l’ottavo romanzo della serie “Squadra Speciale Minestrina”. Centazzo, ispettore superiore della [...]
LeggiAh l’amore l’amore – Antonio Manzini
Oggi al Thriller Café parliamo del nono e ultimo episodio di una serie seguitissima, quella del Vicequestore Rocco Schiavone: è uscito da poco, per Sellerio, Ah l'amore l'amore di Antonio Manzini. Ma [...]
LeggiLo spiedo e la rosa – Salvatore Niffoi
“Lo spiedo e la rosa” di Salvatore Niffoi è il primo romanzo che vede impegnati nelle indagini la nuova coppia investigativa formata dall’ispettrice Lella Camandula e dal vice ispettore Bobo Sirboni. [...]
LeggiIl sottosuolo di Praga – Marco Scarlatti
Si è aggiudicato il Premio Tedeschi di quest'anno, che aveva già sfiorato, ed è noto per altre pubblicazioni con Delos: Marco Scarlatti regala ai lettori di Giallo Mondadori, edizione luglio, una [...]
LeggiRien ne va plus – Antonio Manzini
Sellerio pubblica "Rien ne va plus" di Antonio Manzini, nuovo episodio della serie del vicequestore Rocco Schiavone. Ed è proprio Antonio Manzini in primis che avverte forse l’urgenza di fare un po’ [...]
LeggiComplicato omicidio a Tokyo – Keigo Higashino
Cari avventori del Thriller Café, oggi lasciamo da parte i distillati americani o le birre nostrane e versiamo qualcosa di decisamente più cerimonioso, limpido e freddo: un ottimo sake, firmato da un [...]
LeggiIl club delle mogli dei serial killer – Elizabeth Arnott
Oggi al Thriller Cafè si parla del nuovo libro di Elizabeth Arnott, “Il club delle mogli dei serial killer” (Newton Compton Editori), un thriller psicologico che non racconta, come tanti altri [...]
Leggi
