Quella sbagliata – Layla Maisonnette

Quella sbagliata – Layla Maisonnette

Redazione
Protocollato il 9 Gennaio 2026 da Redazione
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Oggi al Thriller Café serviamo un caffè doppio. O forse dovremmo dire due caffè diversi, versati dalla stessa caffettiera, ma destinati a tavoli opposti. Uno è dolce ma avvelenato, l’altro è nero e amaro. La segnalazione di oggi è dedicata a “Quella sbagliata”, il nuovo romanzo di Layla Maisonnette, terzo volume della collana “Dietro le apparenze“.

L’autrice porta sulla pagina la sua duplice natura: l’ordine dei numeri e il caos delle emozioni. Ed è proprio dal caos, o meglio, da una frattura impercettibile della realtà, che nasce questo thriller psicologico dalla struttura sperimentale.

Tutto inizia con un cielo invernale “di vetro” sopra la St. Vale University. Annelise Mercer ha venticinque anni, un esame appena superato e una tesi sullo storytelling pronta da discutere. Si sente invincibile, protetta dall’amore di genitori che crede di conoscere alla perfezione. Ma la vita, come scrive l’autrice, sa quando farti male, e di solito lo fa con un colpo secco. Una convocazione d’urgenza all’Ufficio Servizi Studenti spezza l’idillio: i genitori di Annelise sono morti in un incidente d’auto sulla County Road 11. Nessuna frenata, nessun testimone. Quello che sembra una tragedia si trasforma in mistero quando Annelise, tornata nella casa vuota di Halberrow, trova una lettera nascosta in uno scomparto segreto dello studio paterno. Non è stato un incidente. È stato un sacrificio. I genitori parlano di “errori che si pagano” e di un “macigno” da cui non hanno saputo liberarsi.

Rimasta sola, Annelise si costruisce una corazza di fredda determinazione per sopravvivere nel mondo aziendale. Ed è qui che Maisonnette gioca la sua carta vincente, ispirandosi alla suggestione di “Sliding Doors“. Un giorno, un ascensore si guasta. Annelise ha fretta. Si trova di fronte a una scelta banale: prendere le scale o l’ascensore dell’altra area?. Da questo istante, il romanzo si spacca in due linee narrative parallele:

  • Se sale le scale, rimane Annelise: conduce una vita apparentemente serena, ma un’ombra misteriosa la perseguita per distruggere ciò che ha costruito.
  • Se prende l’ascensore, diventa Beth: una manager temuta, rispettata, ma immersa nell’oscurità, disposta a commettere ogni abominio pur di rivedere la luce.

“Quella sbagliata” è un’indagine sull’identità. Beth e Annelise non sono due persone diverse, ma due facce dello stesso specchio, due possibilità della stessa anima. Il lettore si trova immerso in un territorio instabile dove nulla è come sembra e dove la domanda di fondo è disturbante: quanto della nostra vita dipende dalle nostre scelte e quanto dal caso?

Con uno stile che indaga il lato oscuro delle relazioni e personaggi spesso inaffidabili, Layla Maisonnette ci costringe a guardare nell’abisso delle “vite non vissute” che ci portiamo dentro.

Se volete saperne di più sul libro, ecco a seguire un estratto.

Estratto

La St. Vale University brilla sotto un cielo invernale di vetro, un azzurro trasparente che sembra filtrare ogni cosa. Gli alberi, ancora spogli, disegnano ombre sottili sul vialetto principale e il vento ha quell’odore metallico che precede la neve.

Attraverso il campus quasi correndo, con lo zaino che mi sbatacchia sulla schiena, sentendomi finalmente leggera. L’ultimo esame è andato. È finita! La professoressa Garmond, pur col suo solito tono severo, mi ha sorriso nel momento in cui mi ha riconsegnato il compito.  

“Signorina Mercer, è stata veramente brava, anzi, se non le dispiace, conserverò la sua prova come modello per il prossimo anno.”

Ho risposto con un grazie imbarazzato, poi ho lasciato l’aula mentre gli altri studenti mi lanciavano sguardi di rispetto e ammirazione.  

Ora respiro l’aria tagliente del cortile centrale e tutto mi sembra possibile. Ho quasi venticinque anni, una laurea in tasca e una vita intera davanti. Mi sento invincibile. Tra un mese discuterò la tesi: “Storytelling e identità: la narrazione come strumento di connessione emotiva tra marchio e individuo”.

Ma adesso devo chiamare immediatamente i miei genitori, non vedo l’ora di raccontargli dell’ultimo esame. Li conosco troppo bene: mamma proverà senza riuscirci a non commuoversi e papà si scioglierà come sempre. Siamo molto legati, infatti ho scelto la St. Vale proprio per non allontanarmi troppo da loro. Due ore di treno, in modo tale che il pranzo della domenica rimanesse nostro ogni settimana.  

Salgo i gradini del dormitorio con la testa piena di progetti e il cuore che corre più veloce del corpo. Kristen, la mia compagna di stanza, non c’è. Il suo lato del letto è come al solito un caos di libri e cianfrusaglie. Sopra la scrivania c’è un post-it rosa che mi ha lasciato: “Vai e spacca. Credo in te.”

Sorrido, appoggio lo zaino e tiro fuori il telefono, pronta a comporre il numero di casa, ma sullo schermo lampeggia una notifica: Messaggio urgente – Ufficio Servizi Studenti.  

Gentile Signorina Mercer, la preghiamo di recarsi immediatamente presso l’Ufficio Servizi agli Studenti, padiglione Greenhall, piano terra.

Mi irrigidisco, deve essere una faccenda importante. Non specificano nulla, nessun oggetto, nessuna spiegazione. Mi passa per la mente un pensiero fugace e quasi ridicolo: non penseranno che ho copiato il compito? Impossibile, non ho mai fatto niente del genere in vita mia.

Rileggo il messaggio e mi sale un vago senso di freddo, come se l’aria nella stanza fosse diventata più densa. Esco, il corridoio del dormitorio è vuoto. Si sente solo un ronzio lontano di aspirapolvere proveniente da un’altra stanza e qualche risata.

Fuori il vento è forte, gli stendardi della St. Vale sventolano contro il cielo pallido e il mio respiro forma piccole nuvole davanti al viso. Il padiglione Greenhall è dall’altra parte del campus, accanto alla cappella universitaria e al laghetto. Cammino veloce e sento il battito del cuore accelerare ad ogni passo.

Non so perché, ma comincia a insinuarsi il sospetto che non si tratti di una questione accademica. Ho un presagio, un ingombro che si muove in fondo allo stomaco. Appena entro, vengo colpita dall’odore di disinfettante e cera per pavimenti. Le luci al neon ronzano come mosche, dietro il banco della reception una donna sulla cinquantina, con un maglione beige e un sorriso controllato, mi fissa come se sapesse già chi sono.

“Anne Elisabeth Mercer?”

“Eccomi… come mai mi avete convocato d’urgenza?”

“Un momento, per favore.”

Prende il telefono e parla piano, poi mi fa cenno di seguirla lungo un corridoio stretto, con pareti color crema e targhette di ottone alle porte. I miei passi rimbombano. Mi accompagna a una stanza in fondo e apre la porta.

Dentro ci sono due persone: una donna con i capelli bianchi raccolti in una crocchia e un maglione grigio, e un uomo alto con un cappotto della Polizia Statale del New Hampshire. Dai loro volti capisco che deve essere successo qualcosa di orribile.

“Buongiorno, Miss Mercer” mi saluta la donna alzandosi. “Per favore, si sieda.”

Obbedisco in maniera meccanica. Appoggio le mani sul grembo, col cuore che mi martella nelle orecchie.

“Siamo spiacenti di doverle comunicare…”

Da quel punto in poi le parole non arrivano in modo lineare. È come se il mondo si spezzasse in due: una parte continua a muoversi, l’altra resta immobile. “…incidente stradale… questa mattina, alle cinque e venti…” “…la loro auto ha perso il controllo sulla County Road, 11, poco fuori Halberrow…” “…nessun testimone… nessun sopravvissuto…” “…identificati tramite i documenti…”

Le voci si fondono con il ronzio dei neon, l’odore di disinfettante mi invade la gola. Mi sembra di stare sott’acqua, di non respirare da minuti interi.

“No” riesco a malapena a balbettare. “Dev’esserci un errore. Non possono essere i miei genitori…stavo per chiamarli…”

L’uomo scuote la testa lentamente. “Mi dispiace, signorina. Gli agenti sul posto lo hanno confermato.”

La donna si china appena, come per colmare la distanza tra noi.

“Abbiamo contattato la polizia di Halberrow. Hanno già predisposto tutto. La accompagneranno per il riconoscimento ufficiale.”

Mi tende una cartellina color avorio.

“Dentro ci sono i numeri dell’ufficio legale, della centrale di polizia e del servizio psicologico universitario. Non deve affrontare tutto da sola.”

Non la guardo, anzi non sollevo neanche gli occhi dalle mie mani: osservo le unghie smaltate di rosa chiaro e le dita che tremano. Vedo le immagini come lampi: la cucina di casa, le piante di mamma sul davanzale, la tazza con il disegno del sole che papà usava ogni mattina.  

I miei genitori sono appena usciti dalla mia testa per entrare in un’agghiacciante notizia di cronaca nera, una di quelle che leggo per esercitarmi a scrivere titoli convincenti. Solo che adesso gli articoli ad effetto riguardano la mia famiglia. Mi alzo senza neanche rendermi conto, le gambe non sembrano nemmeno più mie.

Esco dal padiglione, fuori il campus è pieno di vita. Studenti che ridono, un cane che abbaia, qualcuno che scatta delle foto. Tutto è esattamente come prima, sono io che sono cambiata. Sento un vento freddo che mi penetra nel giubbotto.

Mi siedo sulla prima panchina che trovo, tengo le mani ancora strette intorno al telefono. Provo a convincermi che, presto, arriverà un’altra chiamata di qualcuno che dirà che c’è stato un fraintendimento, che non erano loro, che hanno confuso le targhe. Ma la verità è che dentro di me so che è finita.

La voce di mia madre mi risuona in testa. Non ti preoccupare mai prima del tempo, Annelise. La vita sa quando farti male, e di solito lo fa con un colpo secco.

Layla Maisonette

Laureata in Lettere e Linguistica Italiana e in Economia, ha sempre vissuto tra due mondi: quello dell’analisi e quello delle parole. Per questo nei suoi romanzi convivono ordine e caos, luce e ombra, verità e inganno.
Ama i cani, la natura, il mare e la stagione estiva, quel momento dell’anno in cui tutto sembra possibile. Eppure è proprio mentre si insegue la luce che ci si ritrova attratti dall’altra metà del cielo: il brivido, l’ambiguità e la tensione psicologica.
La collana Dietro le apparenze, composta al momento da tre romanzi indipendenti, “L’altra verità“, “Le vite (dis)agiate” e “Quella sbagliata“, indaga il lato oscuro delle relazioni di qualsiasi genere, delle scelte quotidiane e dell’identità, mettendo al centro della narrazione personaggi ambigui, fragili, spesso inaffidabili o palesemente malvagi.

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