Progenie – Susana Martín Gijón
Nel cuore di una Siviglia arroventata da un’onda di calore estiva, quando la città si svuota e il crimine dovrebbe concedersi una tregua, si consuma un omicidio tanto efferato quanto inquietante: una donna viene travolta volontariamente da un’auto. Fin qui, purtroppo, nulla di straordinario. Ma c’è un dettaglio che ghiaccia il sangue: un ciuccio lasciato nella bocca della vittima.
Comincia così “Progenie“, il romanzo di Susana Martín Gijón che inaugura la nuova serie nera spagnola con protagonista l’ispettrice Camino Vargas, una donna dal temperamento forte e sbrigativo, promossa “per necessità” a capo della squadra omicidi dopo che il suo superiore è finito in coma a seguito di un conflitto a fuoco. Camino non è un’eroina glamour né tormentata fino all’eccesso: è umana, concreta, disillusa quanto basta, e questo la rende tremendamente credibile.
Quando l’autopsia rivela che la vittima era incinta, e altre donne iniziano a morire in circostanze analoghe, diventa chiaro che non si tratta di un caso isolato. Ogni scena del crimine è segnata da una firma inquietante e simbolica, che porta la squadra investigativa a esplorare temi scomodi come la maternità, la libertà riproduttiva e la pressione sociale verso le donne.
Martín Gijón costruisce un’indagine serrata, dal ritmo incalzante, fatta di capitoli brevissimi, quasi scene da telefilm, che rendono la lettura ipnotica. Il caso è ben congegnato, l’intreccio ha una logica interna coerente, e il colpo di scena finale – pur con qualche forzatura – arriva puntuale e spiazza.
Come spesso accade nel noir iberico contemporaneo, Progenie non rinuncia alla critica sociale: la violenza di genere, le aspettative sulla maternità, l’omofobia, la gestione della giustizia nelle periferie urbane… tutto trova spazio. A volte, forse, con un po’ troppa insistenza, al punto che la trama rischia di diventare un pretesto per temi ideologici.
Tra le cose migliori del libro c’è l’ispettrice Vargas: una protagonista solida, con un carattere ben delineato e senza orpelli melodrammatici. Non è una geniale investigatrice “sopra le righe”, ma una professionista competente, che sbaglia, insiste, si arrabbia e tira dritto. Una donna che non cerca di piacere – né ai colleghi né ai lettori – e proprio per questo resta impressa.
Ma se la Vargas è ben tratteggiata, non altrettanto lo sono altri personaggi, il che – assieme a un finale un po’ affrettato – rende “Progenie” una lettura solo parzialmente appagante.
Come inizio di una serie, comunque, siamo davanti a un libro che promette bene e lascia la voglia di vedere dove porterà il prossimo caso di Camino Vargas. Attendiamo il prossimo episodio per formulare un giudizio più completo.
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