Piccoli indizi di morte – Alessandro Ferranti

Piccoli indizi di morte – Alessandro Ferranti

Editore: Salani
Erika Giliberto
Protocollato il 26 Novembre 2025 da Erika Giliberto con
Erika Giliberto ha scritto 22 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto del Barman

Al bancone del Thriller Café oggi c’è solo un nome che passa di bocca in bocca: Guido Caffè. Gli avventori del nostro bar stanno iniziando a chiedersi se stia arrivando un nuovo aiuto-barman. La risposta è no! Guido Caffè è il protagonista del nuovo libro di Alessandro Ferranti, “Piccoli indizi di morte – La prima indagine di Guido Caffè”, pubblicato da Salani Editore.

Il romanzo è un giallo originale e non convenzionale, nel senso che non ci si deve aspettare la classica storia alla Agatha Christie. Il racconto è costruito e si svolge tutto attorno al suo personaggio principale, Guido Caffé appunto. È un ragazzo che vive in zona Cinecittà, da sempre bersaglio di battute, sfottò e doppi sensi da parte di tutti a causa del suo raro cognome, “come la bevanda più diffusa al mondo, come la merce più scambiata dopo il petrolio”. Il padre è un ex poliziotto e la madre gestisce una tabaccheria, ha appena iniziato a lavorare come attore di fondo nei film (più volgarmente, fa la comparsa) ed è un assiduo giornaliero indossatore di cravatte. Una figura, insomma, cucita ad immagine e somiglianza dell’autore.

La cravatta è diventata la mia coperta di Linus. Un accessorio indispensabile. Non mi pongo il problema se sia scomoda o fastidiosa, la metto come infilo calzini e mutande.”

Questa storia inizia proprio il giorno in cui Guido, impacciato nel suo primo incarico come comparsa, si trova sul set di un film che ricostruisce un caso di cronaca che lui conosce come le sue tasche perché ci ha scritto la tesi, l’omicidio di Aldo Moro. Questa però sarà una versione utopica. Sì, perché il regista ha deciso che Aldo Moro verrà ritrovato “stordito, drogato, tramortito, ma vivo!”. Qui incontrerà una vecchia conoscenza, ne farà di nuove e avrà così inizio una carrellata di eventi che daranno vita ad un intreccio sempre più coinvolgente.

Con una scrittura molto scorrevole e che invoglia a proseguire la lettura, Alessandro Ferranti ci introduce nella vita di Guido Caffè attraverso i racconti che riguardano il lavoro, le sue frequentazioni, amici e ragazze, i rapporti familiari, avvenimenti traumatici del suo passato, come quel maledetto 15 agosto in cui per un pelo non annegò nel lago. Da quel giorno la sua vita proseguì, ma non fu più la stessa. Fu proprio mentre era ricoverato in ospedale dopo quella brutta esperienza che Guido venne a conoscenza del “delitto dell’estate”, il caso di Carla Guglielmi. Il corpo della povera ragazza fu trovato in acqua sotto ponte Sisto da una coppia di turisti che facevano jogging la mattina presto. Già traumatizzato per quanto accadutogli, quel delitto lo colpì psicologicamente, tanto da diventarne quasi un’ossessione.

Carla era morta ammazzata. Io, invece, ero sopravvissuto. Lei uccisa e poi gettata in acqua. Io, invece, in acqua ero entrato volontariamente. Pensai alla morte. Io l’avevo scampata. Lei no.”

I punti forti di “Piccoli indizi di morte”sono molti, a partire dall’ambientazione che offre Roma come città che fa da sfondo ad ogni scena del libro con la sua forte identità, la sua bellezza che contrasta, come di consueto, con le sue criticità. Inoltre la trama tocca da vicino il cuore dell’Italia e degli italiani ricordando l’omicidio Moro, come suggerito dall’eloquente copertina che raffigura una tristemente famosa Renault 4, tentando di offrire, anche se solo su un set, un finale alternativo. Molti altri sono i riferimenti presenti nell’opera, sia storici che cinematografici.

Il tempo del racconto è scandito dai mesi che passano dal giorno dell’omicidio di Carla. Le indagini sono a un punto di stasi e Guido ci si trova coinvolto, quasi senza volerlo, quando conosce il commissario che si occupa del caso, Esther Palma, una donna ombrosa e molto più grande di lui che lo incuriosisce. Ferranti ci presenta così un personaggio chiave della storia, raccontandoci stralci della sua vita che rendono la prosecuzione della lettura ancora più interessante.

Quella nebbia di serietà e malinconia che avvolgeva quella donna maledettamente affascinante non era solo la conseguenza del lavoro che aveva scelto e che le riempiva quasi totalmente l’esistenza, c’era sicuramente un trascorso a spiegarlo.”

I personaggi che incrociano la vita di Guido Caffè sono molti e Ferranti ha un’ottima capacità di introdurli nel racconto con una grandissima coerenza, riuscendo a delineare in maniera precisa il loro profilo psicologico. Tra i tanti troviamo Valeria, l’amore della sua vita mai decollato, Rodolfo Vettori, un suo professore che rincontra per caso sul set, Sandro Labella, l’altro figurante che insieme a lui trova Moro nell’auto , Tano Berruti, un famosissimo attore ammirato da tutti, Attilio, il suo compagno di stanza in ospedale, Gemma, la donna con cui ha avuto una relazione.

Certo è che ogni personaggio ha un ruolo ben definito nella narrazione e, ad un certo punto della lettura, ci si ritrova a tirare le fila di una trama costruita con intelligenza in cui, nonostante come detto non si tratti di un giallo stereotipato, l’effetto sorpresa finale è presente. Ci si arriva sfogliando le pagine in continuazione, perché lo stile narrativo di Ferranti incuriosisce il lettore e lo spinge a scoprire la soluzione, anzi, le soluzioni. Eh già, perché “Piccoli indizi di morte” è un giallo nel giallo, dove il colpo di scena arriva quando meno te lo aspetti.

Alessandro Ferranti

Alessandro Ferranti (1985) ha studiato Relazioni Internazionali. Ha lavorato come speaker e conduttore radiofonico. Come attore ha recitato in varie serie di successo, tra le quali Hanno ucciso l’uomo ragno e Il Gattopardo, e lavorato per registi come Ridley Scott, Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Nanni Moretti, Pupi Avati, Ferzan Ozpetek, Paolo Sorrentino.

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