Innovativo, curioso, decisamente diverso e intrigante, il nuovo libro di Cara Hunter non può lasciare indifferenti.
L’autrice, dopo sei libri dedicati alla serie di Adam Fawley, con “Omicidio in famiglia” si immerge in tante novità: per la prima volta non scrive un romanzo “seriale” e lo pubblica con un nuovo editore. Non solo, la scrittura, particolare, si può paragonare a quella degli script tratti dai film.
In “Omicidio in famiglia” si parla di un caso freddo, l’omicidio di Luke Ryder.
La vittima è stata trovata morta nel giardino della casa londinese della moglie, ormai vent’anni prima. Per il suo delitto non è mai stato arrestato nessuno e questa mancanza di colpevole, tiene la famiglia Howard in un eterno sospeso, che si spera di dissipare con un programma investigativo nuovo, con un team di esperti scegli accuratamente, che si propone di arrivare alla verità. Il programma, guidato dal produttore Nick Vincent e con un regista d’eccezione, Guy Howard, direttamente implicato nella vicenda in quanto membro della famiglia, porterà a galla molte rivelazioni sconvolgenti e tanto altro.
Svolgendosi all’interno di un programma televisivo, un documentario true crime, “Omicidio in famiglia” non è un romanzo scritto in maniera canonica, ma viene presentato al pubblico come se si andasse a leggere le trascrizioni delle scene.
Si parte con la presentazione dei personaggi, il team di esperti che dovrà investigare sul crimine: uno dopo l’altro, si susseguono i curriculum, con le foto e le informazioni importanti su ognuna delle figure coinvolte.
Ci sono i programmi delle riprese, con l’ordine del giorno e poi si parte con il racconto delle puntate, preceduto dalla sigla e dalla dissolvenza, prima di entrare nello studio.
Stranisce un po’ all’inizio che le descrizioni siano ridotte all’osso, solo ciò che è strettamente necessario e che poi siano i dialoghi, preceduti dal nome di chi parla, a farla da padrone.
Sembra tutto strano, ma questa formula è accattivante da leggere e risulta immediata e divertente. Ben presto ci si rende conto che questa narrazione non inficia né la caratterizzazione dei personaggi, che si riescono a distinguere, individuandone man mano indoli e caratteri, né viene svilito l’impatto emotivo, anzi, quando entrano in gioco le sorprese, vere bombe sganciate con tempismo televisivo, si prova un tensione e una curiosità genuina, forse addirittura amplificata rispetto a un thriller classico.
Oltre alle puntate, al termine di ognuna di esse, ci sono altre parti che nascono dalle reazioni. Ad esempio ci vengono proposti i messaggi, scritti e vocali, tra i protagonisti, gli scambi di email e poi, come in ogni programma che si rispetti, ci sono la pagine social con i commenti del pubblico.
Questa parte social, con i discorsi tra i followers, si è già vista in un romanzo di Galbraith, “Un cuore nero inchiostro”, dove piccoli spezzoni erano inseriti in una narrazione convenzionale. Cara Hunter va oltre, porta il lettore a trasformarsi in uno spettatore, per un qualcosa di diverso, magari rischioso, ma molto ben servito, avvincente e che fa provare una lettura snella, per un libro corposo, che invita alla continua immersione per giungere alla verità.
È naturale fare a gara coi personaggi per arrivare per primi all’identificazione del colpevole, ma oltre al lato prettamente investigativo, si ritrova un interessante approccio umano: rivalità tra gli esperti, antipatie naturali e poi ad un tratto, ci si rende conto che la squadra messa insieme dal produttore, non è così coesa e sincera. Si accendono rivalità, tanto che non solo i testimoni o i diretti interessati possono omettere o mentire, ma perfino chi investiga non è così limpido come si credeva.
Cambi di dinamica, capovolgimenti, sorprese che rendono il romanzo un’opera ricca sul piano della tensione e dell’adrenalina. Nulla di nuovo per un’opera letteraria, ma in questa risulta particolare che il risultato sia raggiunto praticamente solo coi dialoghi.
In “Omicidio in famiglia” si scava in profondità nelle dinamiche famigliari e in quelle di un gruppo di sconosciuti, che si ritrova a dover lavorare a stretto contatto. I sentimenti e le emozioni non si possono imbrigliare e il lettore percepisce tutto chiaramente. C’è tanto su cui riflettere, molto su cui sussultare e indignarsi, fino a provare tristezza quando ormai tutte le carte sono in tavola e non resta altro da dire, o da filmare.
Non manca un pensiero su cosa significhi fare programmi televisivi, su cosa sia moralmente etico verso il pubblico e chi è implicato nella vicenda, in ogni ruolo o grado, su ciò che è necessario fare o meno per arrivare a una soluzione.
Proprio per questo “Omicidio in famiglia” non è solo un thriller appassionante, ma anche un’intelligente disamina della società moderna, che fa spettacolo sulle tragedie degli altri, che monetizza tutto, dal dolore alla morte.
Un romanzo complesso, strutturato in modo innovativo, che rende la storia immediata da assorbire.
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