Omicidi Srl – Alessandro Robecchi
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«Avevamo detto niente interferenze», ribatte il Biondo. Ha resistito alla tentazione di puntare la pistola verso il ragazzo, anche se sa che il buco nero di una 45 è un bel punto esclamativo, in una discussione.
Dimmi se non vorresti anche tu in rubrica uno come Il Biondo (da contattare esclusivamente “al bisogno”) e se questo non è un paragrafo strepitoso per presentare un personaggio! Sì, te lo anticipo: qui ci ho trovato paragrafi strepitosi dalla prima all’ultima pagina.
Ho finito “Omicidi Srl” di Alessandro Robecchi una sera tardi, e per un po’ sono rimasta ferma con il volume edito da Sellerio sulle ginocchia, ancora dentro a quella Milano sgangherata e ricca dove due tizi senza nome – il Biondo e Quello con la cravatta – gestiscono una piccola impresa di delitti su commissione come si gestisce una qualsiasi ditta, con partita iva, preventivi, costi fissi e persino un meccanismo di referenza tramite i necrologi.
Questo è il secondo capitolo della saga inaugurata l’anno scorso con “Il tallone da killer“, uno di quei libri che ti fanno tornare la voglia di leggere prima di addormentarti, anche quando hai una giornata pesante alle spalle.
Robecchi, che molti conoscono per il ciclo di Carlo Monterossi, qui prende due personaggi minori della sua galleria e li promuove al centro della scena. La ditta si chiama Snap Srl, ha due principi basilari “la sicurezza prima di tutto” e “deve sembrare un incidente”. L’esergo del libro è una battuta di Walter Matthau: “L’omicidio è facile. È il parcheggio che è difficile.” e da quella riga in poi capisci subito quello che ti devi aspettare.
La trama si muove attorno a un contratto da un milione di euro. Un anziano mercante d’arte, Tossini De Coullier, vuole eliminare il nipote Gianguido prima dei ventun anni per non lasciargli l’eredità di famiglia. Il ragazzo studia, vive una vita regolata, non ha vizi vistosi: un bersaglio difficile, di quelli che obbligano a scavare nelle pieghe della vita degli altri prima di poterli togliere di mezzo.
Per gestire la complessità del lavoro, i due soci coinvolgono Francesca Aroldi, killer freelance già intravista nel primo romanzo. È lei la vera novità di Omicidi Srl: la stagista, così la definiscono, promossa sul campo, che porta dentro la coppia un terzo sguardo, una scuola di pensiero diversa. Nell’azienda dei sicari si confrontano la pianificazione scientifica del delitto perfetto e l’improvvisazione, lo spartito rigoroso e il free jazz, e la rivelazione del libro è quanto i due metodi finiscano per parlarsi più di quanto si scontrino.
Quello che continua a conquistarmi nelle storie di Robecchi è sì la trama, che regge benissimo, ma soprattutto la voce. Robecchi scrive una commedia nera nel senso più alto del termine, con dialoghi veloci, fulminanti, e una scrittura che non si concede mai la posa del cinismo professionale. Il cinismo l’autore lo lascia alla città, a Milano e ai suoi abitanti.
C’è il mondo del mercato dell’arte coi suoi quadri falsi, ci sono i cognomi altisonanti dei salotti buoni, ci sono i ricchi che si vestono come se fossero ogni sera a una recita, e c’è il rovescio cittadino di chi tira a campare. Il bersaglio della satira non è il crimine, è il capitalismo della prestazione che produce gente come Tossini, e che rende i due killer della Snap Srl, a confronto, persino più umani della loro clientela.
Per chi viene dai romanzi di Monterossi, dico subito una cosa. Omicidi Srl non sostituisce quella serie – che resta il primo amore di Robecchi, e di molti suoi lettori – ma le sta accanto con dignità piena. La nervatura è la stessa, lo sguardo politico pure, ma il punto di vista ribaltato cambia tutto. Si entra dalla parte dei cattivi, che è una tradizione illustre nel poliziesco al contrario, e si scopre quasi subito che da quella posizione, la realtà, a volte si vede meglio.
Lo consiglio senza riserve a chi ama il noir intelligente, a chi ha già letto Il tallone da killer e ne aspettava un altro, a chi non conosce Robecchi e cerca un buon punto da cui cominciare. Si può leggere anche senza aver letto il primo, ma vi avverto che, probabilmente, dopo vorrete recuperarlo.
È un volume che si legge con il sorriso e si chiude con qualcosa che assomiglia a un pensiero serio sul presente.
In alto i calici al nostro bancone!
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