Non ho mai dormito – Cristel Novelli

Non ho mai dormito – Cristel Novelli

Redazione
Protocollato il 13 Aprile 2026 da Redazione
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Oggi al Thriller Café ospitiamo Cristel Novelli e il suo romanzo “Non ho mai dormito“, libro che ci trasporta in un un luogo senza porte, senza finestre e all’apparenza senza fine, fatto di freddi corridoi metallici e infiniti fascicoli che contengono, letteralmente, la vita delle persone. L’Archivio.

Il protagonista, una voce narrante priva di nome e di un passato definito, svolge qui una routine ossessiva e alienante: estrae una cartella, legge, cataloga e ripone. Non sa da quanto tempo si trovi lì, né ricorda di aver mai dormito, mangiato o vissuto altrove. Ma la rassicurante monotonia burocratica si spezza quando inizia a notare anomalie inquietanti. Le fotografie e i documenti mutano sotto i suoi occhi e, a ogni modifica, qualcuno nel mondo reale sembra svanire nel nulla, cancellato dall’esistenza. Finché tra gli scaffali cominciano a comparire appunti scritti con la sua stessa calligrafia e, soprattutto, il suo stesso nome inizia a fare capolino tra i fascicoli da archiviare.

Con richiami alla burocrazia da incubo di Kafka, agli spazi impossibili di Borges o alla discesa nella follia lovecraftiana, “Non ho mai dormito” promette di essere un’esperienza letteraria angosciante e allo stesso tempo un’indagine sulla fragilità della memoria. Alla base di tutto c’è un interrogativo esistenziale spietato: se nessuno ti ricorda, sei mai esistito davvero?

Se siete lettori che amano perdersi in storie dove il confine tra realtà, allucinazione e identità si dissolve pagina dopo pagina, questa uscita potrebbe meritare la vostra attenzione. Per farvi un’idea ulteriore del libro, potete leggere qui a seguire un estratto e alcune domande e risposte con l’autrice.

Estratto

Il sussurro dei nomi

Lo leggo a bassa voce, senza volerlo davvero.
Il sussurro arriva subito dopo.
Un soffio. Appena percepibile. Come se le lettere si dissolvessero nell’aria. E tornassero indietro sotto forma di suono.
Mi irrigidisco.
Il rumore è distante.
Ma sembra venire da qui. Dal cuore degli scaffali. Forse dalle schede.
Le dita si muovono da sole. Alla bocca. La lingua trova l’unghia. L’angolo.
Inizio a rosicchiarla. Piccoli movimenti. Secchi.
Non me ne accorgo.
Finché il sapore ferroso mi riempie la bocca.
Mi fermo. Guardo la mano. Una goccia di sangue sul polpastrello.
Tampono con la maglietta. Non voglio sporcare i fogli.
Il tessuto assorbe tutto.
La macchia si dissolve. Il rosso diventa trama.
Come se il tessuto mi stesse ricordando qualcosa.
Ritorno alla routine, senza pensarci.
L’Archivio si estende in ogni direzione. Un labirinto soffocante.
Senza principio. Senza fine.
Gli scaffali metallici si susseguono. File perfettamente allineate.
Troppo perfette.
Come se fossero cresciute da sole. Moltiplicandosi.
Una geometria ossessiva.
Ogni ripiano è identico all’altro. Faldoni gonfi di polvere.
Cartelle scolorite. Registri dalla pelle screpolata.
Le etichette portano grafie diverse. Mani sconosciute
che hanno scritto. Riscritto.
Come se il tempo non esistesse.
Solo l’azione. Sempre uguale.
Sempre ripetuta. All’infinito.
Alcuni documenti sporgono. Inclinati. Appena.
Non dovrebbero.
Li avevo allineati. Tutti.
O almeno… credo di averlo fatto.
Chi li ha mossi?
Chi li ha toccati?
Il pensiero scivola. Un brivido lungo la schiena.
Ma non c’è nessuno.
Non c’è mai stato nessuno.
Eppure…
La polvere sembra appena smossa.

Tre domande all’autrice

Com’è nato questo libro?
L’idea è nata da una domanda molto semplice: cosa succederebbe se esistesse un luogo dove vengono conservate le tracce di tutte le persone dimenticate? Da lì è arrivata l’immagine dell’Archivio infinito e di qualcuno costretto a lavorarci dentro. Più sviluppavo la storia, più mi interessava esplorare il rapporto tra memoria e identità: se nessuno ricorda una persona, quella persona è davvero esistita?

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Probabilmente l’atmosfera. L’Archivio è un luogo silenzioso e apparentemente ordinato, ma sotto la superficie qualcosa non funziona. Il mistero cresce lentamente, attraverso piccoli cambiamenti nei documenti, nei corridoi e nei pensieri del protagonista. È una storia che gioca molto con il dubbio e con la percezione della realtà.

L’Archivio sembra quasi una presenza viva. È solo un luogo o qualcosa di più?
Nel romanzo l’Archivio non è semplicemente un’ambientazione. È uno spazio che segue regole proprie, che sembrano cambiare nel tempo e che il protagonista non riesce mai a comprendere del tutto. Più la storia procede, più diventa difficile capire se l’Archivio sia soltanto un luogo… o qualcosa che osserva, registra e forse decide cosa deve essere ricordato e cosa no. Forse l’Archivio è solo una storia. Oppure esiste davvero. E da qualche parte… potrebbe esserci anche una cartella con il tuo nome.
Vorrei concludere io con una domanda: se scoprissi che da qualche parte esiste un archivio con una cartella sulla tua vita… la apriresti?

Cristel Novelli

Cristel Novelli è un’autrice italiana che ama esplorare le zone più inquietanti della memoria e dell’identità. Appassionata di horror psicologico e misteri esistenziali, costruisce storie in cui la tensione cresce lentamente, insinuandosi tra dettagli apparentemente insignificanti.
La sua scrittura alterna uno stile essenziale, quasi documentaristico, a un flusso di pensieri sempre più ossessivo, creando atmosfere claustrofobiche e disturbanti.
Nel romanzo Non ho mai dormito, Cristel Novelli immagina un archivio infinito dove vengono conservate le tracce delle persone dimenticate. Tra documenti che cambiano e nomi che scompaiono, il protagonista si ritrova intrappolato in una realtà sempre più instabile, costretto a confrontarsi con la possibilità più inquietante di tutte: che la memoria sia l’unica cosa che rende reale un’esistenza.

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