Non dire niente – Brad Parks

Non dire niente – Brad Parks

Editore: Fanucci
Nicola Mira
Protocollato il 27 Marzo 2017 da Nicola Mira
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
Archiviato in: Recensioni libri

Confesso di avere un debole per gli scrittori che rischiano. Soprattutto quando i
rischi pagano. Brad Parks, autore della pluripremiata serie con il reporter investigativo Carter Ross, ha affrontato parecchie sfide nel suo nuovo romanzo autonomo “Non dire niente“, ed è riuscito a produrre un thriller teso e avvincente con una serie di caratteristiche non convenzionali.

Say Nothing” racconta il rapimento di due gemelli di sei anni, un processo da miliardi di dollari, e il suo protagonista e narratore è un giudice federale della Virginia. In altre parole, Parks ha sovvertito le convenzioni del genere, ha sfidato John Grisham e simili nel campo del thriller legale, eppure nel farlo ha evitato di scegliere un avvocato come personaggio principale. Invece si è concentrato su un membro di una professione che raramente ho visto rappresentata nella narrativa poliziesca e thriller come qualcosa di più che una figura ausiliaria, sebbene augustea: un giudice.

L’Onorevole Scott A. Sampson appare in realtà come un tipo abbastanza normale, per un giudice federale degli Stati Uniti. Ha una moglie amorevole, Alison, e due figli gemelli, Sam ed Emma, cui è molto affezionato. La famiglia vive in campagna nella contea di Gloucester, Virginia, e conduce una vita allegra e semplice, per quanto possa esserlo quella di due genitori lavoratori che crescono due gemelli di sei anni. Poi, un pomeriggio, Sam ed Emma vengono presi da scuola da una persona sconosciuta che si finge la loro madre e svaniscono. È l’inizio di un incubo per Scott e Alison. Impotenti e terrorizzati per i loro figli, vengono catapultati in un orrore insondabile quando i rapitori contattano Sampson e gli ordinano di manipolare un verdetto, assolvendo un piccolo spacciatore di droga palesemente colpevole, se vogliono rivedere i loro figli illesi. Sampson non ha altra scelta che conformarsi, e l’incubo genitoriale si trasforma immediatamente anche in uno professionale. I rapitori rilasciano Sam, il ragazzo, per premiare Sampson per il verdetto sullo spacciatore, solo per stringere ancor più violentemente le viti tenendo Emma come merce di scambio per un ricatto ancora più alto.

Parks è molto abile a immergere il lettore nella nuova esistenza tormentata del giudice Sampson, che si discosta da una vita normale a una in cui ogni momento è un tormento puro. Lui e Alison vivono sul filo del rasoio, cercando di nascondere la scomparsa di Emma alla famiglia e ai colleghi di lavoro, e soprattutto alle autorità delle forze dell’ordine, per rispettare le richieste dei rapitori. Ogni aspetto delle loro vite ora nasconde crudeli insidie. Qualcosa di semplice come incontrare la vasta famiglia di Alison o trattare con il team giudiziario di Sampson, che non riesce a capire il suo comportamento professionale, provoca loro un’inquietante tensione. La normale vita quotidiana si trasforma in una sorta di tortura, generando una serie di colpi di scena nella storia che catturano impietosamente il lettore.

Parks fa un lavoro straordinario con una storia che, a parte il rapimento iniziale e fino a quando la trama si è ulteriormente sviluppata, è notevole per l’assenza di alcuni degli ingredienti classici del crimine. Lo fa esponendo abilmente i dilemmi strazianti di Scott Sampson, dovendo scegliere tra la giustizia e la vita dei suoi figli, tra i vincoli della legge e le richieste dei criminali che tengono in mano la vita di Emma.

Sono alternative agghiaccianti, la sostanza di una trama potente e coinvolgente, che Parks alza di un altro livello mentre sviluppa l’altra grande linea narrativa del romanzo. Quale delle parti in lotta in un processo da miliardi di dollari nel tribunale del giudice Sampson potrebbe essere dietro il rapimento? Chi cerca di manipolare il giudice, e perché? Sampson cerca di scoprirlo da solo, ma non è un investigatore, solo un uomo disperato che vuole salvare la sua famiglia e la sua carriera. Vacilla fino a quando pensa di aver trovato una risposta, una risposta agghiacciante che si fa strada nel suo già fragile stato mentale.

Qui devo fermarmi nel sezionare la trama. Spero di aver scritto abbastanza per mostrare perché “Non dire niente” sia un thriller tanto interessante. Racconta una storia di crimine e avidità da un punto di vista insolito, e anche se la trama non prevede un’indagine classica, senza inseguimenti adrenalinici o simili incidenti ad alta tensione, cattura il lettore con la stessa forza di una storia di Lee Child o Jeffery Deaver.

La caratterizzazione di Parks è di prim’ordine, specialmente nel ritrarre i lati contrastanti della vita personale del giudice Sampson, uomo di legge contro uomo di famiglia, e il caos che la tensione del rapimento dei figli scatena nella mente sua e di sua moglie Alison. Questo non è un romanzo per i deboli di cuore: getta i suoi protagonisti e i lettori fuori dal corso degli eventi ordinari e delle vite organizzate, e non fa prigionieri, esponendo spietatamente sia i fallimenti personali che quelli del sistema giudiziario, mentre la trama si precipita verso il suo finale straziante.

È una vera sfida autorale quella che Parks affronta con questo libro, e l’autore la supera attraverso una narrazione ingegnosa e un tempismo impeccabile. “Say Nothing” mostra cosa succede quando le vite ordinate vengono distorte dal crimine, quando la patina di civiltà viene spogliata e il nucleo sensibile delle emozioni di una persona viene esposto. Non è uno spettacolo confortevole da osservare, e non è facile da narrare: giù il cappello per Brad Parks per aver scritto in un thriller notevole e originale.

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