Nessuna via d’uscita – Michael Connelly
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L’avvocato Mickey Haller sfida addirittura un colosso dell’intelligenza artificiale, nell’ultimo romanzo di Michael Connelly “Nessuna via d’uscita“, edito da Piemme (“The Proving Ground”). Ad affiancarlo in questa causa civile il reporter più famoso dell’universo Connelly, voce narrante di grandi thriller come “Il poeta”, “L’uomo di paglia” e “La morte è il mio mestiere”: Jack McEvoy.
Per me è l’ottagono, dove si svolgono brutali combattimenti di arti marziali. Si entra in due: solo uno esce vincitore. Nessuno rimane illeso. Nessuno rimane senza cicatrici. Questo è ciò che rappresenta per me l’aula di tribunale.
L’avvocato Mickey Haller deve affrontare una dura battaglia legale in tribunale nella causa civile Randolph contro Tidalwaiv Technologies, intentata da Brenda Randolph la cui figlia adolescente è stata uccisa a bruciapelo dal compagno di classe Aaron Colton, su istigazione di una chatbot, creato appunto dalla Tidalwaiv.
Non si tratta certo di un’accusa di poco conto, perché mette all’indice la responsabilità etica e legale di un colosso della tecnologia rispetto ai suoi prodotti elaborati con intelligenza artificiale.
La giudice Ruhlin detta subito le regole nella sua aula: nessuna intemperanza, nessuna interruzione quando lei parla, nessuna sovrapposizione tra gli avvocati e, tanto meno, nessuna violazione della discovery: tutte le prove in mano alla difesa e all’accusa dovranno essere trasmette alla parte avversa senza indugi.
La Tidalwaiv cerca di nascondere l’ago nel pagliaio riversando sulla difesa quattordici terabyte di documentazione; un’enorme quantità di documenti da vagliare e, dunque, impossibile da gestire.
Un aiuto insperato si affaccia alla porta di Haller nella persona di Jack McEvoy, giornalista e scrittore, che si mette a disposizione gratuitamente del team di difesa in cambio della possibilità di far uscire un libro sull’intera vicenda, una volta terminato l’iter processuale.
La Tidalwaiv è ben difesa dai suoi due legali, i fratelli Mitchel e Marcus Mason, che a più riprese cercheranno di comporre la controversia a suon di offerte milionarie.
Nel penale, spesso era in gioco la libertà del cliente. E il cliente in molti casi era un criminale conclamato, ma c’era qualcosa di nobile nel difendere i dannati e cercare di tutelare i loro diritti o almeno di migliorare la loro situazione. Era una lotta tra te e il potere dello Stato.
Nel diritto civile, alla fine tutto si riduceva a una cosa: il denaro. Usare il denaro come punizione, i clienti potevano sostenere di voler proteggere gli altri da prodotti pericolosi o comportamenti riprovevoli, ma quando gli avvocati, le società, le compagnie di assicurazioni iniziavano ad aggiungere degli zeri alle loro offerte di risarcimento, quelle nobili fondamenta spesso crollavano.
Brenda Randolph, però, sembra incrollabile nella convinzione di non voler accettare altro se non le pubbliche scuse e l’ammissione di colpevolezza del colosso informatico, e Mickey Haller metterà in campo tutta la sua abilità strategica per poter arrivare a una pronuncia a lei favorevole, nonostante la morte di un testimone chiave per la difesa e le minacce reiterate al suo team, a lui stesso e al loro asso nella manica: una professoressa esperta di etica alla quale la Tidalwaiv aveva dato il ben servito, quando la donna aveva avanzato proteste sulla mancanza di sperimentazione del sistema sugli adolescenti e sulla programmazione effettuata senza tener conto degli adeguati guardrail, i sistemi di protezione tecnici ed etici, entro i cui parametri dovrebbe svolgersi l’interazione tra umano e sistema virtuale.
Avevo già troppi sensi di colpa che mi seguivano nella vita come un mazzo di palloncini neri sopra la testa.
Mentre Haller è intento a patrocinare la causa contro la Tidalwaiv, uno dei suoi famosi “Dei della colpa” si affacciano, vestendo i panni di Cassandra Snow, la figlia del suo ex assistito David Snow, che era stato condannato a vent’anni per gravi lesioni e maltrattamenti nei confronti proprio della figlia Cassandra, quando era poco più di una bambina.
Cassandra, oramai adulta, spiega ad Haller che suo padre sta per morire in carcere per un tumore e lei vorrebbe che gli ultimi sei mesi di vita li potesse passare a casa, in virtù della sempre proclamata innocenza.
Qual è l’habeas corpus che potrebbe ribaltare la pronuncia di colpevolezza? Cassandra soffre di una condizione medica molto grave, la osteogenesi imperfetta, che negli anni le ha causato tantissime fratture e traumi vari e che i suoi medici sono riusciti a diagnosticarle solo da pochi anni. Dunque il caso del padre risulta essere viziato fin dall’inizio, e la sua innocenza è ora facilmente comprovabile.
Haller si precipita a presentare istanza all’ex moglie Maggie McPherson, appena eletta procuratore e con la quale ha di nuovo iniziato la convivenza, complice la distruzione della casa di lei nel grande incendio che ha investito la California del sud.
La risposta che Haller riceverà dal Procuratore McPherson alimenterà il senso di colpa per non aver istruito bene il caso all’epoca della condanna di Snow.
Nel frattempo, la battaglia legale contro la Tidalwav continua a suon di colpi bassi tra i Mason e Haller, che però si può avvalere in toto dell’esperienza e l’intuito di McEvoy nella gestione di materiale crittato. Resta il fatto, però, che questo tipo di cause legali rappresentano un’innovazione nel diritto processuale.
Come si può dimostrare che un avatar con il quale un ragazzo può chattare liberamente arrivi ad istigarlo a compiere l’omicidio della sua ex ragazza? Ed è possibile che il ragazzo si sia invaghito dell’avatar Wren al punto tale da fargli smarrire la percezione di ciò che è umano, etico o semplicemente lecito?
“Ѐ un argomento nuovo ora, ma non lo sarà per molto. Come mi ha detto il signor Wendt quando ha cercato di corrompermi, l’azienda si chiama Tidalwaiv perché non c’è modo di fermare tutto questo. Vedo un futuro in cui le macchine saranno testimoni abituali nei processi.”
Uno dei grandissimi meriti di Michael Connelly è quello di introdurre sempre elementi di attualità nei romanzi che scrive, qualsiasi sia il personaggio protagonista.
Quando iniziò con Harry Bosch nel 1992, era l’epoca dei “riots” di Los Angeles, poi fu la volta del terribile terremoto del 1994 che rese la casa di Harry inagibile e così via, fino ad arrivare a “Senza via d’uscita” dove la fa da protagonista il Pacific Inferno del dicembre 2024, uno degli incendi più disastrosi nella storia della California, alimentato dai forti venti di Santa Ana.
La cronaca, dunque, affiora potente in ogni romanzo a sottolineare da dove Michael Connelly è partito e qual è la sua grande passione, ma quello che lo trasporta di diritto nell’Olimpo degli scrittori è la visione d’insieme, quel connubio tra dovere di cronaca e analisi sociologica che è frutto della sensibilità e della visione dei grandi scrittori.
Sebbene si tratti di un’opera di fantasia, l’autore ha imparato molto e tratto ispirazione dalle memorie presentate nella causa “Megan Garcia contro Character Technologies”, intentata presso la corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto centrale della Florida.
La citazione, tratta dai ringraziamenti finali di Connelly, è l’indicatore di quanto voglio sostenere: “Senza via d’uscita” non è soltanto uno dei legal thriller migliori di sempre, ma uno squarcio oltre la tela di un presente che avrebbe il sapore di futuribile solo se non avesse già avuto nella società tremende ricadute penali.
Molti sono i temi tecnici usati per tratteggiare la narrazione, effettuata tutta dal punto di vista di Haller, e in questa sede vorrei segnalare quelli che mi sembrano i più importanti: la “uncanny valley” o “valle perturbante”, tecnicamente una dissonanza cognitiva che permette agli umani di accettare i robot, gli avatar e gli assistenti digitali come reali; l’effetto “Eliza”, la tendenza ad attribuire pensieri ed emozioni umane ai robot, coniata da Joseph Weizenbaum per la macchina Eliza, sviluppata dal MIT a metà degli anni Sessanta del secolo scorso, quella stessa capacità che noi adesso usiamo quando parliamo con Siri o Alexa, tanto per intenderci; i “dati di conversazioni rilevanti”, quei dati che vengono caricati nei programmi in modo che possano rispondere efficacemente alle domande dell’utente finale; per finire con i “guardrails”, i protocolli di sicurezza inseriti dai programmatori, dai quali dipende il funzionamento tecnico ed etico dei sistemi (pensate, ad esempio, al paradosso dei sistemi militari, privi di qualsiasi etica in quanto contengono protocolli perfezionati per distruggere vite).
Per quanto riguarda gli aspetti stilistici della scrittura di Connelly, la prosa permane fluida e incisiva dopo più di trent’anni e la trama ricama fili che provengono da altri orditi.
Rimandi continui ad altri suoi personaggi, infatti, li troviamo quando parla del fratellastro Harry (il detective Bosch) e di sua figlia Maddie, ormai poliziotta anch’essa, oppure di Legal, l’ex socio di studio del padre e suo mentore.
Ma più di tutti, in questo caso, quando ci ripresenta il giornalista Jack McEvoy, qualora nessuno dei lettori che affronti questo romanzo specifico abbia mai sentito parlare di lui.
“Ha scritto quel libro sul dna, giusto? Sul predatore a Los Angeles, quello che usava i tratti genetici per scegliere le sue vittime.”
“Sì, sono io” disse McEvoy. “Fair Warning. Lo ha letto?”
E se non aveste letto “La morte è il mio mestiere” (“Fair Warning“) vi invitiamo a recuperalo subito o a leggere almeno la nostra recensione, pubblicata all’uscita della versione italiana del romanzo nel 2020.
Vorrei chiudere con una curiosità: è arcinota la passione di Michael Connelly per il jazz e non manca romanzo in cui faccia citare o ascoltare ai suoi personaggi un brano famoso, tant’è che se vi capitasse di andare su Spotify potreste addirittura trovare una playlist dei brani inseriti nella serie di Amazon Prime “Bosch”.
Ebbene, in questo romanzo la ciliegina sulla torta è “California’s Burning” di Dave Alvin (California’s burning/You can smell it in the air), anche se possiamo leggere che McEvoy fischietta mentre lavora “You never can tell” di Chuck Berry (famosa per essere stata nella colonna sonora di “Pulp Fiction” di Tarantino), l’avvocato Haller è un fan di Carlos Santana, essendo Messicano da parte di madre, e l’avatar Wren invece riproduce versi di “Don’t Fear The Reaper’s” dei Blue Oyster Cult.
Dimenticavo un particolare importante, ossia perché in inglese il romanzo si chiama “The Proving Ground“. Il concetto è semplice quanto fondamentale nel diritto americano: il “proving ground” è lo spazio antistante la giuria, dove gli avvocati si collocano per le arrighe di apertura e ricapitolazione delle cause. E anche il tracotante Lincoln Lawyer ha il sacro rispetto di quello spazio dove si esplica la sua abilità di avvocato nel persuadere una giuria a dare ragione al suo assistito. E’ la parte più esposta dell’ottagono di MMA che ricordavo all’inizio.
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