Leggendo la quarta di copertina di questo romanzo ho scoperto un genere nuovo, o comunque a me sconosciuto finora: il survival thriller. Andando a cercarne la definizione, scopro che la categoria è popolosa soprattutto in ambito cinematografico ed è affollata di titoli quali The Revenant, Aliens, La guerra dei mondi, Castaway … si tratta infatti di una messa in scena in cui uno o più personaggi devono lottare o ingegnarsi per preservare la propria sopravvivenza fisica. Nel caso di specie, bisogna adattare la definizione, perché “Nessun segnale” non è un blockbuster nel senso hollywoodiano del termine, bensì un’opera di grandi scenari e piccoli orizzonti. Andiamo ad un minimo di trama, e capirete meglio.
La narrazione corre su due piani: l’attuale, che vede la protagonista – Emlyn, una guida di pesca che vive in Idaho e passa la giornata ad accompagnare turisti sui fiumi – impegnata in una battuta, stavolta di caccia, alla ricerca di Janessa, un tempo la sua amica del cuore. Il piano parallelo è ovviamente retrocesso di qualche anno, e racconta come le due si conoscono, il rapporto tra loro, l’amicizia fortissima, quasi una sorellanza, nonostante le discrepanze in termini di carattere e censo, e poi la frattura, dovuta a Tyler che, da miglior amico dell’una, si trasforma in fidanzato dell’altra, con grande scorno della prima.
“Ti devo dire una cosa” è la frase lasciata a mezz’asta da Janessa che, dopo anni di latitanza dalla vita di Emlyn, le comunica di trovarsi dalle sue parti. Poi la telefonata si interrompe per mancanza di campo. Emlyn non ci baderebbe forse più di tanto (davvero molta è la ruggine accumulata sul loro rapporto) se non fosse che anche Tyler riemerge dalle brune del passato, a chiederle di aiutarlo a ritrovare la comune amica, scomparsa da giorni.
I due si mettono a battere la zona, cominciando dal luogo di ritrovamento del van dove Janessa e il suo compagno, Bruce, passano il tempo pattugliando parchi e foreste e girando video pubblicitari, e si addentrano non solo in una natura selvaggia, spesso ostile e meravigliosa, ma anche nei rispettivi sentimenti, ondeggianti tra un amore forse mai davvero finito, i rimpianti, la consapevolezza della impossibilità di un futuro e qualche scorribanda nel bel (e brutto) tempo che fu.
La trama è ossigenante, con qualche capovolgimento inatteso, molti scenari strepitosi e quel gusto così americano per l’avventura, gli spazi infiniti e la vita a contatto con la natura più tipici di “Into the wild” o “127 hours” (non a caso entrambi tratti da storie vere). Le descrizioni delle montagne e dei laghetti cristallini in cui i protagonisti sfilano, si arrampicano, si accampano e si tuffano sono così invitanti da stimolare subito un giro su Google per vederne le reali immagini. I personaggi sono molti made in USA: Emlyn la pura, la “patetica” come lei stessa si vede paragonandosi a Janessa, la forte e al contempo quella di parola; Janessa la bellona, che riesce a trovare un bikini persino nello zaino da campeggiatrice estrema, arrogante e caparbia ma con un senso dell’amicizia profondissimo. I due uomini… be’, non vi tolgo la sorpresa, ma sono i classici piacioni fisicati dai cervelli o bacati o criminali. Il finale… non ve lo dico proprio!
Per concludere, questo libro è scritto con grande maestria e un pizzico di mestiere. Si legge in un fiato, attanagliati alla ricerca di tutte le risposte che ne nascono: troveranno gli scomparsi? Torneranno assieme? Cosa è successo, adesso e allora? Una lettura di pura evasione, calata in un panorama stupendo: cascate, dune più estese che nella valle della Morte, crateri e percorsi tra sorgenti laviche… dove andate la prossima estate?
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