Morte in Cornovaglia – Daniel Silva

Morte in Cornovaglia – Daniel Silva

Serie: Gabriel Allon
Editore: HarperCollins
Giuliano Muzio
Protocollato il 25 Febbraio 2025 da Giuliano Muzio con
Giuliano Muzio ha scritto 175 articoli
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Ci sono moltissime ottime ragioni, cari avventori del Thriller Cafè, per leggere il libro di cui vi parlo oggi: “Morte in Cornovaglia” di Daniel Silva, edito da HarperCollins Italia e tradotto da Seba Pezzani. Comincio col dirvi che Gabriel Allon, il personaggio storico di Silva che è protagonista anche in questo romanzo, è in forma come non mai e, nelle sue vesti di ex-capo dei servizi segreti israeliani e restauratore di dipinti ed esperto di opere d’arte, ne fa veramente di tutti i colori (se mi passate la metafora ardita) per risolvere l’enigma che deve affrontare. Devo anche dire, a onore del vero, che l’autore statunitense si è sempre dimostrato capace di costruire opere avvincenti e ricche di suspense, ma in questo caso, credetemi, si è davvero superato.

C’è un serial killer che semina il terrore in Cornovaglia. Viene chiamato “il macellaio” per come riduce le sue vittime a colpi di accetta. Così, quando una studiosa d’arte viene trovata uccisa su una scogliera di quella deliziosa regione dell’Inghilterra, si pensa subito a un delitto della serie. Ma alcune circostanze tendono a insospettire l’ispettore Peel della locale polizia, il quale decide di consultarsi proprio con Gabriel Allon, che in Cornovaglia ha passato numerosi periodi di vacanza ed è per questo conosciuto. E l’ex agente israeliano capisce subito che qualcosa non quadra. Grazie al suo fiuto e all sue conoscenze, si troverà in breve immerso in un intrigo internazionale di enormi proporzioni.

L’intreccio del romanzo è veramente ben costruito e si dipana con gradualità verso un finale mozzafiato che è degno dei più grandi thriller. Il ritmo è straordinario, pochissime pause, giusto mix tra descrizioni, ridotte all’essenziale, e dialoghi incalzanti che in questo caso sono veramente il pezzo forte dell’opera. Tutti i personaggi che compaiono sono descritti proprio attraverso i dialoghi e lo sono in modo assolutamente impeccabile, con uno stile che riesce a essere contemporaneamente ironico e drammatico. Ne esce una spy-story molto accattivante, nella quale Allon ha, contemporaneamente, qualcosa di James Bond, ma anche un pizzico di Philip Marlowe. Il tutto in salsa british che ricorda a tratti il Dalgliesh di P.D. James (che ottiene peraltro, credo come forma di omaggio da parte di Silva, anche una citazione esplicita nelle fasi iniziali).

Lo spunto per la scrittura del romanzo (come apprendiamo dalla nota finale dell’autore sulla quale trono dopo) arriva da episodi storici realmente accaduti, che ci parlano di quadri di autori famosi che compiono percorsi assai tortuosi per riemergere in aste clamorose. Spesso dietro questi percorsi si celano affari poco puliti, proprietari che non vogliono comparire esplicitamente e che, non di rado, non espongono le loro opere per gusto estetico, ma le conservano in luoghi misteriosi come forma di investimento (chi ha familiarità con Silva sa benissimo che questo è l’ambiente nel quale maturano le sue storie).

Ma qui non si vuole soltanto intrattenere il lettore con una piacevole lettura che lo distragga dalle asperità quotidiane. “Morte in Cornovaglia” è sicuramente uno dei romanzi più politici di Silva che, pur parlando di fatti di fantasia, fa una serie di allusioni che possono facilmente essere accostati alla più recente attualità. Così tra intrighi politici che mettono in ginocchio i partiti storici, paradisi fiscali che occultano in modo molto abile ricchezze enormi spesso ottenute con il raggiro, la violenza, il sopruso, oligarchi che, di fatto, sono i padroni del pianeta senza rispondere a nessuno, ci troviamo catapultati nel mondo di oggi. Come se il racconto di Silva fosse un pezzo di un giornalista di inchiesta che leggiamo per rimanere informati. Il tutto sullo sfondo di un’Inghilterra descritta in modo sublime, nelle sue bellezze e nei suoi vizi atavici.

Ma ciò che realmente mi sento di consigliare vivamente è la Nota dell’Autore in chiusura del libro. Un piccolo pamphlet scritto con passione e lucidità allo stesso tempo. Una denuncia feroce delle distorsioni del mondo moderno, che non tace nulla e che vi farà sentire necessariamente coinvolti, quasi disturbandovi. Capirete così che il più grande thriller che siamo costretti a vivere tutti i giorni è quello che ha come posta in gioco non questo o quel piccolo delitto, ma le sorti stesse del nostro pianeta.

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