Morte e miracoli del numero 3 – Franco Vanni
Se in queste notti roventi siete incollati al televisore per guardare le partite dei mondiali e a malincuore vedete tutte le nazioni del mondo tirare calci al pallone ma non vedete gli Azzurri in campo, non vedete l’Italia, non è un brutto sogno è solo la dura legge del gol come cantava negli anni ’90 Max Pezzali.
Allora non potete perdervi l’ultimo romanzo di Franco Vanni, “Morte e miracoli del numero 3” (Baldini + Castoldi, giugno 2026) perché parla proprio di calcio e vi offre in una storia molto verosimile e del tutto credibile e convincente la soluzione a tutti i vostri dubbi. Con Vanni siete in buone mani, il suo personaggio principale Steno Molteni è un giornalista di cronaca nera che diventa poi l’investigatore, il detective del romanzo.
Franco Vanni ha iniziato realmente così la sua esperienza nel giornalismo per approdare poi alle pagine sportive di Repubblica dove scrive in genere pezzi sull’Inter. Vanni è un esperto del settore, conosce il calcio e in modo particolare quello milanese, conosce la cronaca nera milanese e le sue vicende giudiziarie, e con queste caratteristiche ha realizzato una vicenda ambientata nel mondo del calcio di provincia dell’hinterland milanese con i risvolti misteriosi della cronaca nera.
All’inizio del romanzo c’è subito il morto ed è proprio un giovane calciatore africano, una promessa per le squadre della categoria superiore.
Questo ragazzo, Asa Ba, è un diciannovenne senegalese. Numero 3, dal ruolo che riveste in campo, terzino di fascia sinistra di umili origini. Sta per entrare nella squadra del Como, potrebbe giocare nella Champions League, ma viene investito e perde la vita a un passo dal successo. Si capisce subito che non si tratta di un incidente ma di un vero e proprio assassinio. La tragedia di questo giovane calciatore rappresenta simbolicamente il destino di tanti ragazzi arrivati in Italia con il sogno del successo, attratti dal mito delle macchine sportive, delle donne, e dai guadagni milionari, per finire poi vittime di un sistema che dietro la facciata dorata del calcio, nasconde gli imbrogli dei procuratori, il riciclaggio di denaro sporco e gli affari loschi e oscuri delle società che in nome dello sport – ma senza nessuno spirito sportivo – hanno di mira solo il profitto e il denaro.
Molteni è affiancato nelle indagini dal poliziotto Raffaele Cinà (detto Scimmia), una collaborazione che ricorda molto la dinamica tra Holmes e Watson, ma qui è Molteni che indaga nel mondo oscuro e nascosto del calcio mentre Cinà gli porge le informazioni riservate delle indagini ufficiali.
Le pagine del romanzo scorrono e filano veloci, come le macchine sportive dei giocatori dell’Inter all’inizio del racconto; le stesse che sono oggetto di gioco per i ragazzi del Veniano Calcio 1946, Serie D girone A, in attesa dell’inizio dell’allenamento: aggrappati alla rete che separa il campo dalla strada, tendono l’orecchio a brusii ed echi lontani, per tentare di indovinare quale dei bolidi stia sfrecciando lungo la provinciale. Molti dei campioni del club nerazzurro passano da lì per raggiungere il loro centro di allenamento, che dista appena due chilometri, alla Pinetina, nel Comune di Appiano Gentile.
Che ricordi per i ragazzini quando si assiste per la prima volta a una partita di calcio dei grandi, si vedono i giocatori in campo e si sogna di diventare bomber, terzini di ferro, attaccanti famosi. Sono gli stessi sogni dei giovani stranieri, che vengono in Italia dalle regioni e dalle nazioni più povere del mondo per arrivare attraverso il calcio ad avere un posto nella società. Per questo la morte di questo ragazzo nel libro di Vanni diventa emblematica e proprio come in una partita di calcio di queste torride nottate mondiali, solo alla fine, dopo i supplementari e a volte dopo i rigori verrà fuori l’artefice insospettato dell’assassinio.
Leggete questo libro e capirete perché questi mondiali del 2026 che si svolgono in Canada, in Messico e negli Stati Uniti li giocano i paesi emergenti e i ragazzi di colore che vengono da un’altra parte del mondo, dalla Costa d’Avorio, dal Senegal, da Curaçao, da Capo Verde, dal Ghana, piccole nazioni che con la loro presenza evidenziano la crisi del calcio occidentale ed europeo in particolare. Del resto sono calciatori nati in Europa che giocano nelle maggiori squadre europee, hanno imparato bene il calcio dagli inglesi, dai francesi, dagli italiani e dagli spagnoli e adesso ce lo fanno vedere, eccome!
Il romanzo di Franco Vanni ci accompagna e ci aiuta a capire che dai settori più reconditi dei paesini sperduti sorgeranno nuove leve, nuovi calciatori come quelli che lui descrive sui campi di terra rossa o nel fango, con l’unico amore per il pallone, questa sfera di cuoio che tanti di noi da bambini hanno calciato, toccato e amato. Per parecchi di noi in là con gli anni c’è stato un passato in cui la felicità era dare calci per strada a lattine abbandonate, che rimbalzavano con un rumore infernale sui basolati e agli angoli di stradine dove il sole batteva inesorabile nei pomeriggi d’estate, e le vecchiette sedute al sole davanti alle porte ci sgridavano amorevolmente. Poi si scendeva dalla rocca e si andava giù in pianura, al campo sportivo, a vedere come loro, i calciatori con la divisa e i pantaloncini facevano la bicicletta e la sforbiciata, di spalle alla porta si libravano in aria e mentre ricadevano al suolo il pallone entrava in rete.
L’unico gioco che non chiamavamo Sport era il calcio, perché il calcio non costava niente, bastava un pallone e tutti potevano giocare per strada o nel cortile dietro la chiesa.
Ecco, le pagine di Franco Vanni hanno questo potere di riportarti pur nel dramma e nelle situazioni più imprevedibili all’emozione del calcio giocato e della sua bellezza.
Ho letto il libro tra una partita e l’altra dei mondiali, e Vanni – che nel romanzo indovina per il suo personaggio Steno, tra tante curiosità e propensioni, anche il mestiere di barista – ha confessato che anche lui da ragazzo ha fatto il barista e ha gestito un bar in Liguria con il fratello e altri due soci.
Adesso che sono arrivato alla fine del libro e non posso certo rivelarvi l’assassino posso solo dire che mentre scrivo il mondiale si avvia alla fine e in finale ci sono Argentina e Spagna. Quarant’anni dopo la “Mano de Dios” di Diego Maradona, l’Inghilterra dell’uragano Harry Kane ha perso di nuovo 2 a 0 con l’Argentina, stavolta di Lionel Messi.
È stata una bella partita, come il libro che Vanni ha scritto per amore del calcio e del suo mondo, e allo scrittore e bravo giornalista vanno tutti i nostri ringraziamenti se ha saputo suscitare tante emozioni e tanti ricordi. Adesso aspettiamo lo scontro finale e per questo non ce ne voglia nessuno dei due contendenti, l’animo è quello descritto dal nostro Alessandro Manzoni all’inizio del capitolo II dei Promessi Sposi:
“Si racconta che il principe di Condè dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina.”
Al di là della vicenda storica e di come andò a finire la battaglia di Rocroi, a noi interessa sapere e pensare che lo scontro pur duro tra due squadre di calcio sarà in fin dei conti una tenzone sportiva e vincerà proprio chi si è meglio allenato e preparato. Poi, come il libro di Vanni ci insegna, la sorpresa è dietro l’angolo e l’assassino è sempre quello che non ti aspetti: come il fato e la vittoria, devono fare i conti con il pallone che è rotondo.
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