Con il thriller “Morte di un dio“, edito da Piemme e uscito nel giugno del 2025, Emanuela Valentini ha messo a segno un nuovo capolavoro, regalando ai lettori un testo coinvolgente e ricco di colpi di scena.
“Morte di un dio” è un romanzo corale in cui si intrecciano tre voci femminili, con radici in mondi apparentemente lontani, ma destinate a incrociarsi in una verità cupa e che qualcuno sperava restasse sepolta.
C’è Miriam, undici anni, cresciuta in simbiosi con la montagna del Cicolano, il padre e lo zio duri come la roccia, e la lupa Sabina, figura quasi mitologica, tra rituali e un legame viscerale con la natura. C’è Eleonora, antropologa sul campo, che alterna empatia e lucidità d’analisi, ma combatte con un’ansia persistente; l’incontro con l’annuncio di scomparsa della diciottenne Chiara Ricci la spinge in un’indagine che travalica il confine accademico e diventa personale. C’è, infine Lola, il personaggio più selvatico e imprevedibile della vicenda, una giovane senzatetto, fragile e rabbiosa, sottoposta a un TSO e affidata alle cure dello psichiatra Santo Ottaviani.
Le tre donne, distanti per età, cultura e condizione sociale, avanzano verso la stessa direzione, finché la sparizione di Chiara le connette in un crescendo di tensione. A fare da sfondo o, meglio, da protagonista silenziosa, accanto a Miriam, Eleonora e Lola, la montagna, che non fa semplicemente da sfondo, un organismo vivo e indomabile, capace di custodire segreti indicibili.
Tra un capitolo e l’altro, brevi inserti tratti da un’immaginaria indagine giudiziaria interrompono la narrazione, scandendone il ritmo con la secchezza di testimonianze formali. Questi frammenti, asciutti e freddi, si insinuano tra le voci dei protagonisti come crepe nella continuità del racconto, rivelando dettagli parziali e a volte disturbanti. Ne nasce una tensione sotterranea che si somma al fluire della trama, un senso di verità documentaria che non solo amplifica il mistero, ma lo rende più credibile, come se ciò che si legge fosse parte di un fascicolo reale, a disposizione del lettore.
Lo stile alterna introspezione psicologica, condotta con estrema grazia, dettagli sensoriali e dialoghi concreti, con cambi di registro che si adattano alla voce narrante. La lingua di Miriam è ricca di elementi che vengono dalla natura, silenzi e percezioni fisiche; quella di Eleonora si nutre di osservazioni puntuali, ragionamenti e una buona dose di autoironia; Lola, invece, ha un linguaggio che procede a scatti, istintivo, a tratti visionario. La scrittura, inoltre, è impregnata di odori, suoni e materia che trascinano il lettore nel cuore della montagna, che vive e contiene o minaccia a seconda delle scene. Valentini alterna frasi brevi e taglienti, che alimentano la tensione, a periodi ampi e avvolgenti, ideali per descrizioni e momenti di introspezione.
Morte di un dio è un romanzo che unisce l’energia antica del mito e la suggestione del racconto popolare alla tensione nervosa del thriller e alla profondità del dramma umano. È una storia che saprà affascinare chi predilige narrazioni corali, scenari intensi e pregni di significato,ù e intrecci in cui il mistero si mescola a interrogativi più intimi sull’animo umano. Un libro denso di atmosfera e immagini vivide, destinato a lasciare una traccia emotiva e sensoriale che va ben oltre la sua ultima pagina.
L’autrice vive tra Roma e Cervia. Coach letterario e docente di scrittura creativa, è cofondatrice dell’Art Factory Storie Infinite. Amante della cultura underground e della fotografia, è nota anche per Le segnatrici (Piemme 2020), thriller di successo pubblicato in numerosi Paesi e attualmente in fase di adattamento cinematografico. Tra i suoi altri romanzi: Grotesquerie (2015), Red psychedelia (2016), Angeli di plastica (2016), Materia oscura (2018), La bambina senza cuore (2019) e Le lacrime delle sirene (2022).
Recensione di Marta Arduino.
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