Madame le commissaire e la vendetta tardiva – Pierre Martin
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La mia passione per la commissaria francese creata da Pierre Martin (che invece è tedesco) è sempre più profonda e sempre meglio giustificata. Questo è il quinto o sesto che leggo (anche se è uno dei primi ad essere stato tradotto in Italia) e mi ha particolarmente divertita perché qui fanno capolino personaggi che poi diventeranno habituès nelle storie successive. Mi è quasi parso di assistere alla loro nascita, letteraria ovviamente, con l’atteggiamento della vecchia zia che sa già che cresceranno bene. Comunque, la storia inizia in una notte di mistral, il vento che rende pazzi, e nella crisi di insonnia che coglie Isabelle Bonnet, la commissaria che ha abbandonato Parigi e un ruolo di alto prestigio nella Surèté nationale, dopo essersi fatta quasi ammazzare in un attentato al Presidente all’Arc de Triomphe. Non riuscendo a chiudere occhio, Isabelle prova a farsi una passeggiata in una spiaggia che di giorno è infrequentabile a causa della ressa. Buona idea, non ci trova nessuno, anzi, solo un tizio, ma è morto. Morto ammazzato, quindi non appannaggio del suo piccolo commissariato a Fragolin, ma comunque interessante, soprattutto per le modalità con cui è passato a miglior vita.
Isabelle deve cedere l’indagine all’odiato collega competente per territorio, e “accontentarsi” di vecchi fascicoli polverosi: il suo compito, infatti, è limitato ai cold cases irrisolti e grazie a questo riesce anche a recuperare il suos-brigadier Jacobert Apollinaire Eustache, che le è molto simpatico e strampalatamente utile. Manco a dire che tra passato e presente la sorte tira un bel filo di congiunzione, proseguono gli ammazzamenti ma ad un bel momento la commisaria capisce che il movente affonda le radici all’indietro, proprio in quei faldoni recuperati dalle ragnatele. A Fragolin fa anche la sua apparizione un personaggio misterioso, che dovrebbe starsene nascosto in quanto testimone protetto e che invece scalpita di noia: altri non è che il famoso (per chi ha letto altri romanzi della storia, il famosissimo) Maurice Balancourt, critico d’arte miliardario, bon vivant e coltissimo che tornerà ad ogni avventura.
Gli ingredienti per spassarsela con questo romanzo ci sono tutti: un entroterra di Costa Azzurra sonnacchioso e a tratti cordiale, personaggi delicatamente tratteggiati quasi fossero miniature di porcellana (l’amica Clodine, pettegola e ciarliera, il sindaco Thierry, velista e ottimo cuoco, i vecchietti con cui giocare a petanque in piazza), accenni sapienti a pietanze e vinelli rosati che ti fanno venire subito voglia di partire per quelle zone, e soprattutto una solida e ben costruita trama polar, senza la farsa che spesso ammanta i francesi doc. Io non vedo l’ora che Neri Pozza mi pubblichi un’altra madame… nel frattempo, buona estate a tutti voi!
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