Madame le Commissaire e la morte del capo della Polizia – Pierre Martin
Cercherò di essere obiettiva, asciutta, magari critica e non vi dirò, né all’inizio né alla fine della recensione, quanto mi piacciano i polar che hanno Isabelle Bonnet come protagonista principale. Non indugerò più (perché l’ho già fatto a proposito di altri romanzi della serie) sulla gradevolezza dell’ambientazione – questo paesino del dipartimento di Var, nell’entroterra della Costa Azzurra, denominato Fragolin – dove si mescolano sapientemente un clima invidiabile, una gastronomia da acquolina in bocca, il carattere gioviale degli abitanti e qualche ettolitro di vino rosè. Eviterò di dirvi che Apollinaire, Jacobert Eustache per essere completi, coi suoi calzini spaiati, l’erudizione bislacca e a tratti superflua e la fidanzata pieds noir, forma con Madame la coppia investigativa perfetta, la risposta francofona a Petra Delicado e Fermin, la tessera che completa il puzzle (pieno di punte) del carattere della sua capa.
Riuscirò però a dirvi che questo episodio della serie è – a mio parere spassionato e giuro obiettivo – uno dei migliori perché le trame sono due, intrecciate ad arte, e questo rende la narrazione finalmente realistica (Fragolin è un posto inventato e di Apollinaire in giro non ce ne sono), perché in qualsiasi commissariato del mondo reale i casi su cui spaccarsi i talloni in inseguimenti e gli occhi in ricerche sul web sono sempre più di uno. Solo nei film (o nei libri) l’eroe può permettersi il mono-pensiero.
Nella fattispecie, abbiamo due vicende certamente omicidiarie (e che giallo sarebbe senza cadaveri?) ma il reato – presupposto (come dicono quelli che si intendono di diritto penale) – è diverso: una rapina, per giunta in gioielleria. E lì muoiono già due persone, la moglie del titolare e una cliente, una famosa attrice. E poi c’è una seconda vicenda, dove manca persino il reato – presupposto, perché l’apparenza depone per un suicidio: c’è una lettera di addio, c’è una malattia di cui è affetta la vittima. Sono morti che sembrano altro anche i successivi cadaveri, come quello dell’amante del non-suicida, legata come in un bondage finito malissimo, ma plausibile perché lei è una ex regina del porno.
Manco a dire che di questi casi vengono incaricati i nostri due, che scorrazzeranno su e giù per luoghi che il mondo invidia alla Francia, tra i campi di lavanda dell’arriére-pays e i vicoletti super-cool di Saint Tropez, senza negarsi anche quel piccantino trés chic che Pierre Martin dona ad ogni incarico per Isabelle, e che qui (a partire da qui) viene impersonato da Mr Mardrinac, il miliardario finto delabrè che le offrirà un pranzetto in spiaggia e poi un giro in elicottero e poi un tappeto rosso a Cannes e così via. Ma siamo proprio sicuri che Pierre Martin sia lo pseudonimo di uno scrittore? I tocchi da femmina ci sono tutti.
Per concludere, e posso dire anche questo, il tema dell’episodio (ricordiamo infatti che c’è tutta una saga su questi personaggi, di cui questo è una tappa) mi è piaciuto molto: insegna a non cadere nell’equivoco dell’apparenza (che vale per tutti) e anche nel secondo equivoco per cui per essere efficienti e produttivi si debba stare sempre chini sul pezzo, in ufficio, al pc… la qualità del lavoro passa anche per la qualità della vita e a volte i migliori risultati arrivano dall’esterno che col mestiere non c’entra nulla, anche senza avere le incantevoli capacità di Madame di attirare BDQ, acronimo di invenzione di una mia amica dove B sta per botte e D sta per D.
A voi scoprire, cari lettori di polar, per cosa stia la Q. Au revoir et à bientot.
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