L’uomo vestito di arancione – Marco Malvaldi
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Che i tipi del BarLume piacciano e siano ormai amici che leggiamo o vediamo in TV con piacere, è assodato. Marco Malvaldi dà il suo meglio nei romanzi, ma pure nei racconti se la cava proprio a modino. “L’uomo vestito di arancione” è una raccolta di sei racconti, dove troviamo Massimo, Alice, Marchino, ma soprattutto loro, i terribili, temibili, adorabili, vecchi: Ampelio, Pilade, Ampelio, il Rimediotti, annessi e connessi Ecco i titoli delle storie: “Non si butta via nulla“; “Fase di transizione“; “Donne con le palle“; “In crociera col Cinghiale“; “Voi, quella notte, voi c’eravate“; “L’uomo vestito di arancione“. Tutti i racconti sono già apparsi, separati, in diverse antologie, pubblicate tra 2015 e il 2018. Ritrovarli insieme è una chicca, per una leggerezza nella lettura senza eguali.
La penna di Malvaldi è brillante, vivace, con quella genuinità che restituisce l’inflessione e i termini della toscana verace, soprattutto nei dialoghi che regalano tanta musicalità pur restando chiaro l’italiano. Le storie si svolgono a Pineta, nei dintorni o dentro il bar più famoso della letteratura nostrana, ma sono capaci anche di spostarsi, andare in crociera o perfino all’estero, in Olanda per la precisione, per l’ultimo pezzo. Resta sempre fisso l’effetto famigliare, di situazioni semplici, che possono capitare, e del rapporto tra i personaggi, vivo, sincero, anche quando arrivano i rimbrotti. I protagonisti del BarLume fanno stare bene e ogni trama a loro dedicata fa sorridere, quando non fa proprio scoppiare in una risata sincera, come mi è capitato più volte in questo volume. Niente effetti speciali, tanta normalità e casi che indagano crimini diversi: truffe, furti, omicidi, contro persone o contro animali. Un bel ventaglio di miserie umane contro l’intelletto, l’intuito e le capacità di chi sta dalla parte della legge, per lavoro come Alice, per passione come Massimo o per impicciarsi come nel caso del club dei terribili ragazzi. C’è da dire che la sintesi propria del racconto, non toglie spessore alle trame, anzi le investe di un ritmo più teso, dove non c’è mai il troppo, ma l’essenziale, senza togliere nulla al divertimento dell’indagine. Inoltre, ogni storia ha, nella sua spiegazione, degli elementi interessanti, formativi, nozioni curiose, che magari non si conoscono e che danno davvero quel quid in più. Insomma, si legge, ci si diverte, ma si imparano anche cose utili.
C’è un detto che dice che scherzando, spesso si dice la verità. Malvaldi mette questa massima nei suoi scritti. Tanta la leggerezza, sì, ma i temi sotto sotto, sono importanti e attuali. Leggendo entriamo nel mondo delle istituzioni pubbliche, dove c’è chi lavora e prende un bello stipendio e chi è precario per due euro, si impegna, fa progetti e poi viene salutato senza rimpianti. Il soldo, sempre importante, fondamentale, che prevale su tutto, anche la vita. Le tecniche per carpire la fiducia delle persone, entrare nello loro vite, nelle case e portare via tutto il rimovibile. L’apparenza di ricchezza e agio, che può nascondere miserie e disonestà. L’autore indaga la società, la racconta con un sorriso e ne svela le distonie con occhio attento. Poi mai dimenticare l’apporto dell’esperienza data dall’età, da chi ha vissuto, molto ha visto e tanto riesce a vedere. Ascolto e accoglienza sono elementi altrettanto importanti per risolvere un giallo.
Lo sappiamo dai libri, i protagonisti dell’autore non sono fermi nel tempo, mutano, si evolvono, cambiano. Questa spinta in avanti si ritrova anche nei racconti, per situazioni in divenire che promettono nuove svolte, che non vediamo l’ora di leggere.
Malvaldi, laureato in chimica, ha provato a cimentarsi nella carriera di cantante lirico. Noi siamo molto felici di trovarlo in libreria, ma chissà, magari anche sui palchi non sarebbe stato malaccio. Ha esordito nel 2007 con “La briscola in cinque” e da allora non si è più fermato.
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