L’uomo senza un cane – Hakan Nesser

L’uomo senza un cane – Hakan Nesser

Editore: Guanda
Giuseppe Pastore
Protocollato il 9 Novembre 2008 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1164 articoli
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Cari Avventori del Thriller Café, oggi vi porto a Kymlinge, una città svedese che non esiste sulle mappe, ma che nei romanzi di Håkan Nesser è più vera del vero. E più fredda. Siamo a dicembre, la notte è buia e la famiglia Hermansson si riunisce per una festa.

Il libro è L’uomo senza un cane (titolo originale Människa utan hund). È il primo capitolo della serie dell’Ispettore Barbarotti, e per molti di noi è stato l’inizio di una lunga amicizia.

Immaginate la scena. Un “105° compleanno”. Papà Karl-Erik, un insegnante in pensione dispotico e sgradevole (sua moglie Rosemarie lo chiama “il Pino Pedagogico”, e ho detto tutto), compie 65 anni. La figlia prediletta, Ebba, ne compie 40.

Si festeggia. Si mangia (troppo), si beve (ancora di più), si finge che vada tutto bene.

Ma in casa Hermansson c’è un elefante nella stanza. Anzi, un elefante che si masturba.

Il figlio Robert, la pecora nera, ha appena partecipato a un reality show in stile “L’Isola dei Famosi” (Fångarna på Koh Fuk), dove si è reso protagonista di un atto di autoerotismo in diretta tv dopo essere stato rifiutato da una concorrente. Ora tutti lo chiamano “Wanker Rob”. Karl-Erik è furioso, pronto a scappare in Spagna per la vergogna.

La tensione si taglia col coltello.

E poi, il buio inghiotte tutto. La notte prima della festa, Robert esce per una passeggiata e non torna più. La notte successiva, sparisce Henrik, il figlio di Ebba. Zio e nipote. Svaniti nel nulla, a ventiquattr’ore di distanza, dallo stesso indirizzo.

Coincidenza? Macché.

Ed è qui, a pagina 100 inoltrata (sì, Nesser si prende i suoi tempi), che entra in scena lui. Gunnar Barbarotti.

Ispettore di origini italo-svedesi. Un uomo che ha un accordo con Dio: un sistema a punti (+1 se le preghiere vengono esaudite, -1 se no) per decidere se credere o meno. Un filosofo riluttante, divorziato, affiancato dalla collega Eva Backman con cui ha un rapporto di prese in giro che è pura gioia.

Barbarotti si trova davanti a un rebus impossibile. Due sparizioni in una famiglia che definire disfunzionale è riduttivo. Un clan di persone che si detestano cordialmente, tenute insieme solo dall’abitudine e dal rancore.

Non aspettatevi un’indagine frenetica. Nesser non corre. Scava. Scava nelle miserie di questa famiglia svedese “normale”, svelandone i segreti più neri. C’è un capitolo in particolare (il nono, per chi ha lo stomaco forte) che vi farà riconsiderare il concetto di “disagio”.

È un Noir che brucia lento ma lascia una scottatura profonda. Non è tanto scoprire chi è stato, ma capire perché siamo fatti così male. E alla fine, vi chiederete se il titolo si riferisca a una delle vittime, o forse a tutti noi.

Un esordio magistrale per una serie che non potete perdervi.

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