L’ultimo turno – Chris Pavone
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È in libreria per Feltrinelli “L’ultimo turno“, nuovo romanzo dell’americano Chris Pavone (intervistato da noi anni fa), pubblicato in Italia i primi di marzo con la traduzione di Alfredo Colitto.
New York, Upper West Side, sera. Al portone del Bohemia, uno dei palazzi residenziali più esclusivi del quartiere più d’élite della città, Chicky Diaz attende il ritorno degli ospiti, ma è inquieto: sa che la città è in fermento, che è in corso una manifestazione importante per i diritti dei neri, sente la violenza nell’aria, pronta a deflagrare. Sa, inoltre, che nonostante l’apparente inavvicinabilità, il palazzo dove lavora è tutt’altro che inespugnabile, tutt’altro che sicuro. In quel palazzo vivono altri due protagonisti di questa storia. Emily Longworth, appartamento 11C-D, fa parte di quella che probabilmente è la famiglia più ricca tra le molte estremamente ricche residenti al Bohemia. Soffocata da un matrimonio d’oro, odia suo marito, vorrebbe lasciarlo, ma ha tanto, troppo da perdere, tanto più che l’uomo, tanto ricco quanto spocchioso, fa affari con gente a dir poco losca. Dal canto suo Julian Sonnenberg, appartamento 2A, critico d’arte stimato e benvoluto da tutti, è in ambasce per più di una valida ragione…
Tutti i nodi, le angosce, i dubbi, le rivendicazioni, le sottili, fredde, inesorabili correnti d’astio, convergeranno in un unico luogo e in tempo: al Bohemia, una sera… quella specifica sera, la stessa della manifestazione. Ciò che ha portato tutti i personaggi a quel luogo ed in quel momento è descritto, pagina dopo pagina, tassello dopo tassello, partendo da lontano ed avvicinandosi, incastro dopo incastro, al fulcro della storia. Per arrivarci l’autore, sadicamente, usa tutti gli espedienti a sua disposizione per farci tribolare: Chris Pavone gioca con il lettore su più fronti. Innanzitutto alterna continuamente il punto di vista del narratore: la storia è raccontata, ciclicamente, da Chicky, da Julian e da Emily, così che il lettore si ritrova a percorrere la stessa strada indossando i panni ora dell’uno, ora degli altri protagonisti, in un’altalena emotiva a tratti appassionante ed a tratti snervante. Poi l’autore gioca sapientemente con la tensione: il ritmo non è mai incalzante, ma i periodi sono brevi, l’incedere è sincopato, tanto che sembra quasi non accadere nulla per molte pagine, finché arriva quella frase ad effetto che ci fa drizzare le antenne e rendere conto che ci sarà una svolta imminente, ma preparata con cura. Ci rendiamo conto con sgomento che l’autore, quasi in modo subliminale, ci aveva preparati già da tempo al cambio di passo che, ancora sadicamente, si interrompe un attimo prima del realizzarsi dell’evento. E si cambia capitolo, punto di vista, personaggio… e si ricomincia con questo gioco sottile, ma efficace, di tensione e page-turning.
Ed ancora, sul piano dei contenuti, il romanzo tocca diversi temi: il razzismo, la ricchezza ed il lusso estremo, l’insoddisfazione, i rapporti familiari ed extraconiugali, l’uso delle armi e le tante derive violente che affliggono l’America di oggi… Ed anche qui l’autore trova il modo di giocare con noi, di beffarci quasi: inizialmente questo sembra un romanzo senza un vero costrutto, senza un asse portante, una direzione definita… finché non ci ritroviamo direttamente al centro del problema. Ma qual è, davvero, il “problema” che affronta questo romanzo? Per buona parte del libro sembra essere il razzismo, le aggressioni ai neri, la manifestazione… ma… sarà davvero questo il centro di tutta la storia? Non sarà che il buon Pavone nasconde bene le sue carte ed ha in mente di giocarci un tiro inatteso?
“L’ultimo turno” è un romanzo difficile da etichettare: ha i tempi tipici del giallo, i tratti di denuncia sociale e l’ambientazione metropolitana tipica del noir, ma ha l’anima tesa di un thriller. Un thriller affatto banale, pieno di colpi di scena, dal quale fino alla fine non si sa bene cosa aspettarsi. E voi? Siete curiosi di saperne di più? Non vi resta che leggerlo!
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