L’ultima estate a Villa Domus – Domenico Wanderlingh
Costanza Bernardini, nota imprenditrice italiana, entra nella stanza della figlia Arianna dopo ben ventidue anni dall’omicidio di quest’ultima, avvenuto a Villa Domus, la residenza di famiglia all’Isola del Giglio, durante una festa di compleanno. E lo fa con uno scopo preciso, che riguarda un diario gelosamente custodito dalla ragazzina e di cui nessuno è mai stato a conoscenza. La donna è decisa a far riaprire il caso, per il quale è stato condannato un amico del figlio maggiore da sempre dichiaratosi innocente, e affida il compito all’avvocato Francesco Gazzola.
In una grigia giornata dicembrina, all’interno del Parco Regionale della Maremma, viene ritrovato il cadavere di un uomo. Tutto fa pensare che si trovi lì non da poco. Delle indagini è incaricata Anita Landi, amica di Gazzola e fresca Commissaria di Polizia dalla fama di ottima detective, trasferitasi da poco a Talamone con la figlia.
L’inchiesta di Anita Landi finirà per intrecciarsi con quella di Gazzola, e si scontrerà con le reticenze e i silenzi che a distanza di oltre due decenni hanno ancora la ferma volontà di mantenere il più totale riserbo sull’accaduto. E non mancherà il riaffiorare di passate vicende familiari sulle quali Anita troverà il modo di riflettere con maggior lucidità e discernimento.
Come nella miglior tradizione del thriller di vecchia scuola, l’ambientazione ha una veste determinante e merita una menzione a sé. Le cosiddette “quattro mura”, che non solo simbolicamente rappresentano la discrezione e il segreto più inaccessibile, ma nascondono da sguardi indesiderati ciò che vi avviene all’interno e sono uno dei luoghi per antonomasia più carichi di mistero.
Chi non ha provato una torbida attrazione per il famoso buco della serratura nel capolavoro Psyco di Alfred Hitchcock? Oppure per il binocolo utilizzato dal protagonista di La finestra sul cortile, sempre di Hitchcock, per spiare i vicini?
L’autore Domenico Wanderlingh, siciliano di nascita e milanese d’adozione, ambienta il fulcro de “L’ultima estate a Villa Domus” in un pittoresca magione, dove le numerose e ampie stanze celano eventi inconfessati. Come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista, la struttura della narrazione si riallaccia a certi polizieschi d’antan, dal taglio più storico e tradizionale, pubblicati da Polillo Editore nella celebre collana I Bassotti. Si tratta di romanzi del periodo che più o meno è compreso dagli anni ’20 agli anni ’50 del secolo scorso, conosciuto anche come golden age of mistery fiction, in cui la narrativa gialla è caratterizzata dal classico omicidio e, in particolare, da un processo deduttivo a cura dell’investigatore di turno con uno spiccato senso di parità, giustizia e conformità alle regole e convenzioni dell’epoca.
Sebbene i ruoli siano differenti, le epoche totalmente diverse, e il confronto giocoforza non regga al cospetto delle innovazioni tecnologiche odierne a supporto di indagini poliziesche, la Commissaria Anita Landi, qui nel quarto episodio che la vede protagonista, entra a pieno diritto nella schiera dei famosissimi private eye che l’hanno preceduta, ad esempio Miss Marple, nata dal genio di Agatha Christie. Ciò è dovuto soprattutto al suo modo di condurre una ricerca pensando ed elaborando le informazioni, aiutata in questo dal vivere in un posto di mare che le offre chilometri e chilometri quasi incontaminati: correre lungo la spiaggia e riflettere. Faceva sempre così per pulirsi la mente, far emergere nuove idee e forse anche il passato. Solvitur ambulando, i problemi si risolvono camminando.
E se si dice intuito femminile e non maschile un motivo ci sarà, no?
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