L’orso della California – Duane Swierczynski

Editore: Fanucci
Giuseppe Pastore
Protocollato il 15 Agosto 2026 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 936 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto
L’orso della California – Duane Swierczynski

L’Orso della California” (“California bear“) è l’ultimo, ottimo romanzo di Duane Swierczynski. Lo recensiamo oggi al Thriller Café.
Se masticate un po’ di pane e noir, il nome di Swierczynski non vi suonerà del tutto nuovo: parliamo di un autore due volte candidato all’Edgar Award, anche se purtroppo in Italia ha avuto finora poca fortuna con le traduzioni (eccezion fatta per la serie “Level 26” in collaborazione con Anthony Zuiker e poco altro). Sulla nostra rastrelliera dei distillati thriller, lo trovate a metà strada tra il cinismo di Don Winslow, l’umorismo di Elmore Leonard e la satira del primo Carl Hiaasen, anche se stavolta siamo davanti al suo libro più intimo e doloroso.

Siamo a Los Angeles, dove persino il sangue diventa subito un’opzione per una sceneggiatura. La storia si muove sulle spalle di quattro improbabili vigilanti, le cui vite finiscono per scontrarsi con il più spietato cold case della storia californiana.

Da un lato abbiamo Jack Queen, un uomo appena scagionato e uscito di prigione grazie a Cato Hightower, un ex poliziotto del LAPD tutt’altro che limpido, che lo ha fatto liberare per un vizio di forma solo per intascare una fetta del risarcimento.

Dall’altro c’è Jeanie Hightower, che ripara alberi genealogici altrui ma non riesce a rimettere in sesto il proprio matrimonio.

E poi c’è lei. Matilda Finnerty, quattordici anni e una diagnosi di leucemia che suona come una condanna a morte. Matilda si trova in un letto d’ospedale, ma non ha nessuna intenzione di lasciarsi spegnere senza aver prima risolto il mistero della sua vita: suo padre è davvero colpevole di quell’omicidio?

A fare da ombra a questo bizzarro quartetto c’è l’Orso della California, un efferato serial killer che terrorizzava le Hollywood Hills quarant’anni fa e che, dopo un lunghissimo letargo, ha deciso che è il momento di tornare a cacciare. Non per bisogno, ma perché Hollywood è affamata di storie di true crime e lui esige che il mondo intero gli riconosca il merito del suo “lavoro”.

Doverosa nota d’apertura: questo libro è un ottovolante d’azione d’altri tempi, infarcito di scazzottate, sparatorie, capitoli brevissimi che volano via e dialoghi così brillanti da strappare continue risate. Swierczynski prende di mira l’industria del true crime e i produttori di Hollywood pronti a tutto pur di vendere un documentario a una piattaforma di streaming, e lo fa con intelligenza e sensibilità. Matilda, la “Ragazza Detective”, è il cuore pulsante di tutta la baracca: sveglia, organizzata, dotata di un umorismo asciutto e di una forza d’animo che ti devasta. I suoi battibecchi con il padre sono memorabili, ma la realtà della sua malattia picchia dritta allo stomaco, anche perché è purtroppo ispirata alla scomparsa della figlia dell’autore, morta a quindici anni per leucemia.

California Bear” oltre a essere un thriller è anche un commovente atto di evocazione letteraria. Un padre che si riconnette alla sua bambina attraverso la scrittura, regalandole l’immortalità di una tosta e giovane Philip Marlowe. Ed è per questo che il tono del libro, a metà corsa, cambia marcia. La satira scivola in secondo piano per lasciare spazio a una meravigliosa lettera d’amore al coraggio femminile, capace di rimettere ordine nel caos del mondo.

Ecco, magari la trama di questo romanzo sembrerà a tratti inverosimile ma alla fine non ve ne importerà nulla. Swierczynski vi terrà con il fiato sospeso, vi farà ridere di gusto e, ne sono sicuro, vi lascerà con gli occhi lucidi. Michael Connelly lo ha definito il miglior romanzo di Swierczynski, e James Patterson ha giurato che Matilda vivrà per sempre nel suo cuore. Per una volta, sono d’accordo con le fascette pubblicitarie.