Lo spiedo e la rosa – Salvatore Niffoi

Editore: La nave di Teseo
Maria Cristina Grella
Protocollato il 28 Luglio 2026 da Maria Cristina Grella con
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Il riassunto
Lo spiedo e la rosa – Salvatore Niffoi

Lo spiedo e la rosa” di Salvatore Niffoi è il primo romanzo che vede impegnati nelle indagini la nuova coppia investigativa formata dall’ispettrice Lella Camandula e dal vice ispettore Bobo Sirboni.

Siamo in Barbagia, all’inizio degli anni settanta del secolo scorso, e la città di Noroddile viene scossa da una serie di delitti. Le vittime sono tutte donne cinquantenni, non sposate e vergini, economicamente indipendenti. I delitti seguono tutti lo stesso macabro rituale: la donna viene uccisa (di solito con uno spiedo infilato nel cuore), deposta con cura e poi le viene posata in grembo una rosa rossa. A complicare ancora di più la faccenda, l’omicida lascia presso ognuna delle vittime uno strano messaggio, che Bobo e Lella identificano come parti delle tragedie di Shakespeare. Ẻ l’opera shakespeariana a spiazzare i due investigatori. Chi, nella selvaggia Barbagia è un tale cultore di Shakespeare da conoscere così bene le sue tragedie?

I due ispettori comprendono che individuare il cultore del grande drammaturgo inglese equivarrà a trovare l’assassino delle cinquantenni.

Lo spiedo e la rosa” è un romanzo breve, che si può leggere in paio d’ore, ben lontano dalle opere di alcuni autori che si trascinano per pagine e pagine, intrise di particolari, di storie collaterali e ininfluenti ai fini dell’indagine. Niffoi va al sodo: ci presenta subito Bobo Sirboni, figlio bastardo del padrone e in un secondo momento Lella, bellissima e vitale, più anziana di Bobo ma in apparenza molto più giovane. Poi, una dopo l’altra, ci mette di fronte alle vittime e ai particolari dei delitti. Non seguiamo tutte le indagini, ma arriviamo all’assassino solo quando agli investigatori sono ben chiari sia il movente che l’identità di chi uccide.

Niffoi scrive le sue storie in un modo diverso, da narratore antico, ma non per questo meno piacevole. E poi, non si può fare a meno di restare piacevolmente colpiti dal suo stile e dall’uso personalissimo che fa della lingua. Una lingua nuova, quasi inventata, che riporta con la mente al grande Camilleri.