Lo specchio del pellegrino – Ben Pastor
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Ottobre 1941, fronte russo. Il capitano dell’esercito tedesco Martin Bora è appena sfuggito alla cattura da parte di un drappello di sovietici in ritirata. Nonostante abbia un braccio rotto che gli procura dolora lancinanti, Bora riesce a seminare i suoi aggressori e a trovare rifugio presso un ospedale da campo germanico. Ẻ inabile al servizio attivo, ma Martin Bora è un ufficiale dei Servizi segreti dell’esercito, per cui, quando pochi giorni dopo il ricovero riceve l’incarico di indagare sulla morte di un ufficiale ucciso a Odessa, il maggiore Alt, può soltanto obbedire.
Inizia così il suo pellegrinaggio in una città bellissima ma martoriata da invasori che si sono susseguiti senza soluzione di continuità. Odessa è una città cosmopolita, il più grande porto affacciato sul mar Nero, contesa da turchi, russi, russi bianchi, ucraini, sovietici e ora occupata dall’ esercito romeno e dalle SS. Ognuno degli invasori se ne è andato lasciando il suo fardello di morti ammazzati sepolti in fosse comuni, scavate alla meno peggio nelle campagne intorno alla città. Quello che sta accadendo sotto gli occhi di Bora, però, non ha precedenti. Migliaia di cadaveri ammorbano l’aria del porto, le fosse comuni si sono moltiplicate sia in numero che in grandezza e il rastrellamento degli ebrei rimasti in città prosegue senza sosta.
Ma Bora, non deve solamente scoprire chi ha ucciso il maggiore Alt. Sotto traccia persegue un compito molto più delicato e pericoloso: quello di accertarsi dei crimini commessi dagli occupanti ai danni dei civili e denunciarli. Anche se indossa la divisa tedesca, Martin Bora è un soldato e un uomo d’onore, il cui codice di guerra gli impone di proteggere i civili. Quello che sta accadendo gli fa orrore, forse perché credeva di combattere una guerra contro un esercito nemico e non una guerra di sterminio contro una popolazione inerme.
“Lo specchio del pellegrino”, l’ultimo romanzo di Ben Pastor che ha come protagonista il capitano Bora, è ambientato a Odessa: una città misteriosa, affascinante e crudele dove i residui di un passato opulento si mescolano all’atroce presente. Ẻ un romanzo splendido e crudele, che ci trascina con lentezza nel vortice di una guerra feroce e insensata, come empie e insensate sono tutte le guerre. “Lo specchio del pellegrino” è anche un libro costruito con grande sapienza, una storia raccontata in una lingua asciutta, priva di emotività, ma che forse proprio per questo ci costringe a prendere le distanze da tutte le guerre e dagli eccidi che ne conseguono: da quelle passate, da quelle atrocemente presenti e da quelle future.
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