L’intuito del corvo – Marco Dettori

L’intuito del corvo – Marco Dettori

Redazione
Protocollato il 14 Maggio 2026 da Redazione
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L’estate del 1990 ha un sapore inconfondibile nell’immaginario collettivo italiano: è l’estate delle “Notti Magiche”, dei Mondiali di calcio e di un Paese in fibrillazione. Ed è proprio in una Cagliari in fermento, pronta a ospitare i temuti tifosi della nazionale inglese, che Marco Dettori ambienta il suo giallo “L’intuito del corvo“; ve lo presentiamo oggi al Thriller Café.

L’innesco della trama è atipico, con la confessione sussurrata di un malato di demenza senile, Giacomo Calvisi, ospite della clinica Villa Serena, che sostiene di aver ucciso un uomo. Per capire se si trovi davanti al delirio di una mente malata o al peso di una colpa reale, il fisioterapista Tommaso chiede aiuto ad Arturo Martinez, commissario di polizia di mezza età. Soprannominato “il Corvo”, Martinez è da due anni in aspettativa per motivi di salute, dopo che un conflitto a fuoco gli ha causato una zoppia e soprattutto grosse difficoltà di memoria. Dal giorno della sparatoria, infatti,  non riesce a ricordare i nomi degli oggetti che ha davanti, anche i più banali. Per questo lo specialista che lo ha in cura, gli suggerisce di cercare di tenere il cervello allenato in qualche modo, nonostante non possa più lavorare.

Il detective senza memoria si confronta quindi con l’assassino senza memoria. Martinez prova empatia e repulsione per Calvisi, specchiandosi nel suo stesso decadimento cognitivo, e per venire a capo dell’enigma decide di farsi ricoverare sotto copertura nella stessa stanza del sospettato.

Qui il ritrovamento di una foto con la scritta “è morto per colpa tua” e la successiva, sospetta morte per infarto del vecchio Trasformano un favore personale in un’ossessione investigativa.

Questa in sintesi la storia raccontata da “L’intuito del corvo“; se la presentazione vi ha incuriosito, proseguite nella lettura delle domande/risposte con l’autore e di un breve estratto.

Tre domande all’autore

Come è nato questo libro?
L’idea di partenza è nata come un paradosso, o un ribaltamento del classico giallo: creare una storia dove si dovesse scoprire la vittima, piuttosto che l’assassino. Così L’intuito del corvo parte proprio da un personaggio che ricorda di aver ammazzato qualcuno, ma non chi. Ho quindi giocato sul tema della memoria su vari piani: la memoria del passato creduto sepolto che ritorna, i ricordi sfumati dei vari protagonisti, aggiungendoci anche il problema del protagonista, il commissario Martinez, che spesso non ricorda i nomi degli oggetti.
C’era poi il desiderio di ambientare il romanzo a Cagliari, una città secondo me molto letteraria, e di collocarlo nell’estate del 1990, in cui il capoluogo sardo ospitò le partite dei mondiali di calcio della nazionale inglese.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
L’umanità dei personaggi, prima di tutto. Il commissario Martinez è un investigatore scorbutico, pieno di problemi, ma è impossibile non prenderlo in simpatia nonostante tutti i suoi difetti. Lo stesso vale per Lidia, giovane poliziotta siciliana, che si ritrova ad affiancare Martinez nell’indagine. La vicenda poi è ricca di colpi di scena, come tutti i gialli che si rispettino, ed è calata perfettamente nell’ambientazione cagliaritana, documentata anche nei luoghi oltre che nei riferimenti storici.

Quali sono i riferimenti letterari di questo libro? A chi o cosa ti sei ispirato nella scrittura?
Ho sempre degli autori di riferimento quando scrivo, non necessariamente autori di libri gialli. Penso che ogni libro scritto sia comunque figlio di mille letture, di frasi che ti sono rimaste dentro e che ti hanno aperto chiavi di accesso a mondi nascosti. Così mi piace sempre inserire citazioni più o meno evidenti all’interno dei miei romanzi. Qui troviamo Sciascia, Calvino, Sergio Atzeni, che è l’autore che forse per primo ha raccontato Cagliari. Un altro riferimento importante sono stati i gialli di Friedrich Dürrenmatt, soprattutto quelli con protagonista il commissario Bärlach.

Estratto

Le luci notturne della clinica non piacevano a Martinez, che nonostante questo stava ingaggiando una dura battaglia contro le sue palpebre. Uno strano torpore lo assalì presto, diverso da quello del pomeriggio, anche se gli sembrava ancora troppo presto perché gli venisse sonno. Aveva sempre avuto bisogno di diverso tempo per riuscire ad addormentarsi, ma in quel letto di ospedale gli sembrava tutto diverso, immerso e avvolto in una strana dimensione rilassata. Il colore blu poco rassicurante delle lampade ospedaliere fu l’ultima cosa che vide prima di cedere al sonno.

Cominciò a sognare quasi subito.

Un sogno confuso, dove la notte si tramutava continuamente in giorno, e i colori in bianco e nero… ecco, ora vedeva se stesso e un’altra persona, che lo seguiva a poca distanza… lui diceva qualcosa e poi si ritrovava solo… apriva una porta e non c’era nessuno… tutto era buio… poi d’improvviso un lampo di luce e un dolore, un dolore fortissimo poco più giù del fianco…

Martinez voleva urlare, ma era solo un sogno, si ripeteva, è solo un sogno… sentiva delle urla intorno, persone che correvano, qualcuno che gridava il suo nome… adesso invece tutto era colorato, c’era Elena, più giovane, come se si fosse tornati indietro… e anche lui si vedeva ora nel sogno come in un film, che la baciava, ma il bacio aveva il sapore di un veleno… e lei che lo guardava e rideva, rideva di lui, del fatto che non camminasse più… una risata di rimprovero… è colpa tua, solo colpa tua, diceva.

Tutto a un tratto a Martinez parve di aver aperto gli occhi, ma di essere ancora addormentato, questo non sapeva spiegarlo. Di nuovo vedeva le luci della clinica che si sprigionavano dal corridoio alla stanza, attraverso le fessure della porta aperta. Gli parve di voltarsi, e osservare la sagoma di Calvisi, nel letto di fianco al suo. Non era solo, chino su di lui vi era un uomo, un ragazzo o almeno così Martinez intuì tra i bagliori che si irradiavano dalla corsia. Il giovane era vestito come un infermiere, ma il suo volto era a lui sconosciuto, durante il giorno non l’aveva mai visto.

I due sembravano parlare, ma Martinez non sentiva. Era come se la vista fosse l’unico senso che gli funzionasse, seppur annebbiata e annacquata dentro a quello strano sogno.

C’era qualcosa che non andava, una sensazione di pericolo che incombeva. Il vecchio sembrava preoccupato, il giovane parlava, gli puntava il dito addosso. Calvisi muoveva la testa spaventato…

Martinez cercava di muoversi ma si sentiva come se fosse incatenato al letto… il vecchio sembrava avere qualcosa in bocca, forse messo lì per impedirgli di urlare.

Adesso Martinez riusciva a muovere le dita… con uno sforzo provò a spostare la gamba… ed ecco di nuovo il dolore… si rivide insanguinato, a terra, una ferita all’anca. Sentiva la morte più vicina di quanto mai avesse provato… adesso era su una barella, le sirene di un’ambulanza suonavano all’impazzata… gli sembrò che il mezzo salisse verso la ripida ascesa dell’Ospedale Civile… poi di nuovo quelle luci blu… quelle luci che non sopportava… e ancora una serie di immagini tutte di seguito, a gran velocità: una pistola, uno sparo, il sangue… e il buio.

Non vide più nulla se non il buio.

Marco Dettori

Marco Dettori, classe 1982, è laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, e vive a San Sperate, in provincia di Cagliari.

Ha cominciato la sua attività letteraria come scrittore di racconti, ottenendo riconoscimenti in numerosi concorsi. Tra questi, in particolare, il racconto “Ricordi” ha ottenuto il primo posto al premio letterario “Anselmo Spiga” edizione 2019, mentre l’opera “Che cos’è la verità” si è aggiudicata il premio speciale al II° concorso nazionale letterario “Artisti per Peppino Impastato” di Milano, sempre nel 2019.

Ha già pubblicato i romanzi “L’estremista” (Libromania, 2017), ambientato nella Milano degli anni di piombo, e “Il paese senza vento” (Amicolibro edizioni, 2022), le cui vicende si svolgono nella Sardegna degli anni Cinquanta. Del 2023 è invece la raccolta di racconti dal titolo “Questioni di tempo” (Amicolibro edizioni), che ha ricevuto il terzo premio al concorso letterario “Bruno Rombi“, nell’ambito del Festival Letterario Liberevento del 2024.