“E’ una storia strana. C’entrano un armadio, l’impiccagione di un famigerato criminale un secolo fa, uno scaltro avvelenatore e una montagna di avidità, desiderio, tradimento e follia.”
In una frase il sunto di questo romanzo che, a metà fra realtà e finzione, racconta la nascita del grande classico “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde”.
La narrazione è affidata a Fanny Osbourne, moglie di Robert Louis Stevenson. Fra i due vi era molte differenze, superate dall’amore che li univa, lei era americana, divorziata con tre figli, emancipata e molto più giovane del marito. Fanny non era ben vista dalla cerchia di amici di Louis che criticavano apertamente la sua indipendenza, il suo estro creativo che riversava nella pittura e nella scrittura.
Il romanzo inizia con l’arrivo dei due coniugi a Bournemouth, una cittadina sulla costa inglese il cui clima mite era ottimale per Luis, malato di bronchi.
Nella stessa città risiedevano Percy Shelley, figlio del poeta e di Mary Shelley – l’autrice di Frankenstein – e la moglie Jane, una donna eccentrica e originale, cultrice delle arti e fissata con lo spiritismo.
Durante le sedute medianiche che organizzava – alienandosi la simpatia dei suoi concittadini – cadeva in trance e rievocava lo spirito della suocera.
Jane era ossessionata da Mary Shelley, nel corso delle sedute scriveva con la calligrafia della suocera e la casa era praticamente un museo dell’orrore nel quale il posto d’onore era riservato alla maschera funeraria della Shelley ben conservata in una teca.
I coniugi Stevenson si erano lasciati alle spalle una dolora vicenda che li aveva coinvolti ad Edimburgo, la città natale di Louis e, partecipando controvoglia ad una seduta spiritica, una presenza li riporta a rivivere loro malgrado una brutta storia di violenza e di follia conclusasi con la condanna all’impiccagione di Eugène, un uomo perfido e folle, per l’omicidio di Elizabeth, la giovane moglie fragile e indifesa.
Fanny è terrorizzata: il passato ritorna prepotente assieme a strane visioni e voci che la opprimono, amplificati dalla presenza di un imponente armadio che pare dotato di vita propria.
Questo armadio, appartenuto al Dicono Brodie, un famigerato criminale dalla doppia vita morto un secolo prima, sembra quasi aver assorbito la malvagità dell’uomo riversandola sui coniugi Stevenson.
Se Jane è ossessionata da Mary Shelley, Louis è oppresso dal fantasma di Brodie. La doppia personalità dell’uomo mina la mente dello scrittore affascinato dalla conflittualità fra il bene e il male, ossessionato dalle contraddizioni di una società che dietro la facciata rispettabile nasconde il male. Lo scrittore, già di salute cagionevole, folle e alterato, si spingerà sin sulla soglia della morte per scrivere il suo capolavoro letterario: il personaggio bifronte Jekyll e Hyde, quasi lo ucciderà.
Possiamo definire questo libro un romanzo storico, dall’atmosfera cupa e attraversato da un sottile ma sempre presente filone di paura. La malattia, la morte, il sangue e la violenza uniti ad ossessioni e follia. La violenza domestica, il male che sono si sa o non si vuole riconoscere.
Per contro, ci sono molti riferimenti alla maternità e all’emancipazione femminile. Viene dato rilievo anche alle scienze, in particolar modo alla fisiognomica, ossia il rapporto fra l’aspetto fisico di una persona e la sua moralità.
Recensione di Stefania Oluic.
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