Libertà colpevole – Jean-Yves Le Borgne
In un futuro distopico in cui ordine e sicurezza hanno edificato l’illusione di una pace compiuta, Théo — professore associato alla Sorbona — abita la propria esistenza con la quieta fermezza di chi crede nel sistema che lo protegge. La società delle regole ferree gli appare non come un vincolo, ma come l’architettura necessaria del vivere civile: la migliore possibile, l’unica pensabile.
Le sue sicurezze si incrinano quando, per sposare l’amata Léa, viene sottoposto a un interrogatorio interminabile per avviare la procedura di coniugalizzazione: il sospetto di essere perennemente sorvegliato e i dubbi sempre più pressanti sull’alone di mistero che circonda la morte del padre fanno emergere le crepe di un sistema che improvvisamente rivela la sua natura oppressiva, seminando in Théo il germe della ribellione.
Nel mare magnum del panorama letterario di genere sempre più normalizzato, ogni tanto spunta un gioiellino che porta a credere che per il thriller ci sia ancora speranza: ed oggi questo gioiello è “Libertà colpevole”, elegante giallo distopico di Jean-Yves Le Borgne che spiazza e colpisce senza un colpo di pistola, senza serial killer e senza cadaveri che si accumulano ma che, con una scrittura di rara eleganza – mai però pretenziosa grazie anche all’eccellente lavoro di traduzione di Francesca Bononi che rende tutte le sfumature del testo – è forse uno dei romanzi più disturbanti attualmente in circolazione.
Quale è il prezzo della sicurezza? Questo è uno degli interrogativi che in questo momento percorre più o meno sotterraneamente la nostra società occidentale: a fronte di un crescente senso di insicurezza diffuso, di tensione sotterranea mai realmente espressa, le sirene del controllo sociale alzano la voce.
Jean-Yves Le Borgne esplora una Francia apparentemente distopica – ma la fine XXI secolo non è così distante da essere rassicurante – dove la pace sociale è finalmente raggiunta: il prezzo è la soppressione di ogni slancio individuale, di ogni scintilla di originalità. Se ne rendo conto Théo, quando deve sottoporsi al grottesco PASS — il Protocollo di Adeguamento Sociale della Sessualità – necessario per sposare l’amata Léa: è lì che il germe del dubbio e dell’angoscia si insinua in lui, alimentato dalla crescente presa di coscienza che nulla nell’esistenza dei cittadini è lasciato al caso o è privo di controllo. Ogni momento della vita – dalla scelta del partner ai viaggi e perfino i posti per una partita di calcio – è strettamente e capillarmente sottoposto a minuziosi controlli e procedure amministrative. Non è una dittatura con immagini di Cari Leader a grandezza naturale in pubblica piazza o su social osannanti: questa sarebbe una forma di esercizio del potere riconoscibile, e ciò che si riconosce lo si può contrastare.
Il controllo sociale entro il quale si muove Théo – in un crescendo di angoscia inesplosa – si esercita attraverso una burocrazia perfetta, benevola, che agisce per un bene superiore e per la sicurezza di tutti: annullando ogni desiderio, libera scelta, rendendo la società una società di eguali mansueti e privi di ambizioni individuali.
Il viaggio di Théo, che dal protocollo PASS si mette alla ricerca dei segreti di Leà e della verità sulla scomparsa del padre nelle acque dell’Atlantico, fino a giungere in un monastero a Solesmes, è una marea che sale inesorabile pagina dopo pagina senza mai sommergere il lettore in modo spettacolare, ma che è un lento affogare in acque buie e profonde.
La terza parte del romanzo, con l’incontro di Théo con un monaco dell’abbazia di Solesmes, è un momento di eleganza e profondità in un romanzo elegante nel suo complesso, e che apre un minimo spiraglio di speranza ricordando che la spiritualità può essere l’ultimo rifugio dove il pensiero non è ancora sorvegliato.
Il colpo di scena finale, preparato fin dal prologo con la maestria di un grande penalista, quale Le Borgne è nella vita reale, che trascende il genere: non svela soltanto un mistero familiare, ma il meccanismo per cui la libertà stessa diventa colpevole e il desiderio di autonomia un’eccezione sospetta. “Libertà colpevole” è un thriller spietato, realistico, plausibile e lascia un amaro senso di impotenza e angoscia: e probabilmente questo è il senso vero della letteratura, lasciare qualcosa oltre l’ultima riga del romanzo.
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