Esempio smagliante di enigma della stanza chiusa, la storia di Daisy inizia con una affermazione molto toccante, buttata lì come se fosse casuale: io sono già morta più volte. E poi te le elenca proprio: sin dalla nascita la bimba ha un problema cardiaco di cui si scorda spesso, ergo si lancia in imprese iperboliche (come raggiungere l’America a nuoto), la ritrovano in fin di vita, la operano e restituiscono alla sua (bislacca) famiglia e lei riparte nella sua esistenza dove il tratto saliente è la gratitudine di essere (ancora) viva, ma non per molto.
I Darker vivono a Londra, ma il fulcro della famiglia è l’isoletta privata di Blacksand Bay, situata in Cornovaglia, dove vive Nana, l’adorata capostipite. È un’isola tidale, ossia accessibile solo con la bassa marea, e la villa che vi sorge è un concentrato di vita famigliare, segni dei successi letterari della progenitrice, curiosità e sfizi- come la collezione di orologi appesi alle pareti, uno per ogni anno di Nana, che nell’incipit convoca tutti per festeggiare l’ottantesimo. Che, secondo una certa indovina che le lesse la mano, sarà anche l’ultimo.
Nella villa convergono i genitori, ormai separati, e le tre nipoti, e giunge anche Conor Kennedy, il vicino di casa salvato in gioventù dalle grinfie di un padre alcolista e violento.
Nana si erge in tutta la sua magnificenza: veste solo di rosa e viola, nasconde dolcetti in ogni portata del pranzo e parla per aforismi: preferirei essere morta che normale, ci sono modi più intelligenti per mettere fine ad una persona che ucciderla, tenere alle persone è più importante che esserne curiosi…
Puntualmente, terminato il festeggiamento, Nana muore… e in casa iniziano a comparire scritte misteriose che invitano gli ospiti, ormai trasformati in ostaggi dalla marea che è salita, a visionare una serie di nastri. Sono i filmati girati in Super8 nel corso della vita della famiglia e da essi, spesso realizzati all’insaputa dei protagonisti ritratti di nascosto, ad una ad una emergono le nefandezze che i membri si sono fatti, le bassezze, i tiri mancini, i tradimenti. Sorelle che cercano di ammazzare la piccola, sorelle che si vendicano tagliando capelli e vestiti, sorelle che si portano a letto il fidanzato dell’altra… odi intestini mai sopiti e celati nel profondo di un cemento di stirpe che ora, morta la famosa ava, si liquefa.
I cadaveri si susseguono, muore un componente ogni ora, con fini degne del contrappasso dantesco, e chi sopravvive tenta di fuggire ma l’isola lo impedisce, la burrasca impazza e i soccorsi non arriveranno che all’alba che, livida, si affaccerà su Seaglass con la più eclatante delle sorprese.
Romanzo scritto ottimamente, coadiuvato da scenari foschi e procellosi, condito di personaggi molto ben dettagliati, con una venuzza horror che serpeggia nelle pieghe del thriller. Bello. Stiamo attenti a questa Alice Feeney, scriverà altro.
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