L’erba cattiva non muore mai – Marnie Riches
“L’erba cattiva non muore mai” di Marnie Riches (Edizioni Piemme) è il libro di cui si parla oggi al Thriller Cafè. L’autrice britannica, specializzata in thriller polizieschi di grande successo, questa volta si cimenta in un cozy crime, che per definizione è caratterizzato da umorismo e leggerezza.
Gill Swanley è una donna di mezza età piena di fardelli. Tanto per cominciare è una team manager nel call center della compagnia assicurativa Chislehurst Green, un lavoro che “dirlo ad alta voce sebra persino più noioso”. È vedova da una decina d’anni e vive con Zak, un figlio nell’età dell’adolescenza che soffre di adhd, ed entrambi sono ancora molto provati per la perdita del loro punto di riferimento.
“Sono passati quasi dieci anni dalla morte di Dave, ma le cose non sono certo diventate più facili, né per me né per lui. Anzi, mi sento persa come il primo giorno.”
Come se non bastasse tutto questo, Gill deve fare i conti con il terribile spettro temuto da ogni donna, nessuna esclusa: la perimenopausa. Ed è qui che interviene la sua terapeuta, consigliandole di trovarsi un hobby per svagare corpo e mente. La donna, più che altro per sopravvivere, si ritrova così a far parte dei Botanici di Bromley, un club di giardinaggio frequentato da personaggi singolari e variegati, come Mike “Potato” Berisford, il primo del gruppo che la accoglie, o Marjorie, la vecchietta intraprendente che non le manda certo a dire.
Con un po’ di iniziale difficoltà la nostra Gill riuscirà ad inserirsi in pieno nel gruppo, cercando di mostrare sincero interesse per tutto ciò che concerne il giardinaggio. Il rapporto tra i membri si stringerà sempre di più con l’accadere di una serie di eventi che porteranno scompiglio e che li sproneranno ad indagare. Gill prima di tutti gli altri si improvviserà detective, fino a scoprire chi ha fatto cosa.
Marnie Riches ci offre quindi un romanzo che si può considerare assolutamente più delicato rispetto ai suoi soliti thriller polizieschi. È un libro leggero dal punto di vista della lettura, perché lo stile dell’autrice è molto scorrevole e immediato, condito dall’inizio alla fine da un sistematico umorismo che rende la storia godibile, tanto da mettere in secondo piano il risvolto giallo. Un lieve rallentamento è dato dalle pagine, forse un tantino troppe, dedicate alle descrizioni che riguardano il giardinaggio, ma chi ne è appassionato, troverà le informazioni molto utili.
L’ambientazione in cui in cui si muovono i variopinti personaggi è Bromley, una caratteristica cittadina a sud di Londra, un luogo “in quella fase di passaggio tra i freddi rimasugli dell’inverno e i primi accenni di primavera nell’aria.”
Ciò che più colpisce de “L’erba cattiva non muore mai”, però, sono le tematiche affrontate, sempre molto attuali. Prima di tutto si parla di una donna che, già sofferente a causa di un lutto incolmabile, di un lavoro stressante, di un figlio adolescente da crescere e di una madre anziana a cui star dietro, come se tutto ciò non bastasse, si ritrova a combattere con se stessa in una fase della vita delle donne che è tutt’altro che semplice. Questa storia è di fatto un inno alla forza delle donne, di come riescano a ricostruirsi e rialzarsi senza l’aiuto di nessuno, nonostante le avversità. Inoltre si parla di competizione e l’autrice utilizza proprio la questione dei due gruppi di giardinaggio rivali per mostrare fin dove si possono spingere le persone pur di vincere. Questa tematica è toccata anche quando si parla del lavoro di Gill, difatti l’ambiente in cui è costretta a lavorare è tossico e c’è sempre qualcuno che le vuole mettere i bastoni tra le ruote.
“L’erba cattiva non muore mai” è quindi un cozy crime che tratta temi importanti con leggerezza e sensibilità, mantenendo sempre una vena ironica e divertente. Ne nasce una lettura gradevole e rilassante, più orientata al piacere della storia e al rassicurante lieto fine che alla ricerca del classico colpo di scena sorprendente.
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