L’educatore – Antonio Lanzetta
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Antonio Lanzetta, autore salernitano che ha iniziato il suo viaggio nella letteratura scrivendo romanzi fantasy/young adult, per poi virare al thriller con ottimi risultati e traduzioni in altre lingue, torna al pubblico con una nuova opera, per indagare una volta di più il male e le sue molteplici forme.
In “L’educatore” la morte di un giudice, assassinato nella sua auto al ritorno da una serata fuori con la moglie, dà il via a un’indagine che lega il passato e il presente. Sulla scena del crimine gli inquirenti trovano una serie di numeri scritti con un gessetto; sono proprio quelle particolari cifre a unire il delitto di oggi a un caso del 1999, quello dell’Educatore. Nel 1999 il caso era stato seguito da De Santis e oggi, divenuto vicequestore, è ancora lui a prendere in mano le redini di un caso complesso, sconcertante, dove il dolore e la morte la fanno da padrone.
Lanzetta è un forte lettore, appassionato di letteratura gotica e soprannaturale; studia i maestri del passato, ne assorbe le tecniche e le rielabora in uno stile personale e avvincente, dando vita a thriller che, di pubblicazione in pubblicazione, sorprendono, catturano l’attenzione, donano tensione e profondità, ma soprattutto sono in continua evoluzione, migliorando di volta in volta. “L’educatore” è una lettura tesa, intrisa di dolore e ricca di carisma, alla quale non si resta indifferenti.
Scritto in prima persona, lasciando al protagonista Fausto De Santis il ruolo di narratore, offre un ritmo dinamico e una vicinanza alle azioni e alle emozioni del soggetto principale, che scatenano nel lettore un’empatia sempre maggiore.
Il vicequestore è un uomo segnato nel corpo, e di questo ci accorgiamo nelle prime pagine, ma soprattutto convive con un dolore feroce, che non lo lascia mai e affonda le radici in quello che accadde nel 1999. Con le sue immancabili caramelle alla frutta, sostitute delle sigarette abbandonate, De Santis avanzerà nel caso di oggi, lasciando filtrare ogni tanto i ricordi del passato, svelando ciò che accadde piano, con metodo, una calma che a volte il lettore potrebbe trovare frustrante, perché il desiderio di conoscere e sapere si fa più forte a ogni accenno.
Il caso del presente è ricco di sorprese che si fanno sempre più sconvolgenti e nere. La tensione sale, capitolo dopo capitolo, insieme a quella devianza che è il movente che fa pensare, sussultare, rabbrividire.
Lanzetta esplora l’ossessione per il controllo, la spinta ambiziosa che porta oltre i limiti, fino a infrangere ogni barriera etica e morale, imponendo una riflessione su cosa porti l’essere umano a comportarsi da mostro, a perseguire il male oltre ogni cosa, giustificandolo perfino.
La trama ha uno sviluppo metodico, ogni passaggio motivato, per una spirale discendente nell’orrore. Sostenuta da personaggi ben costruiti, non scalfisce il ruolo di lupo solitario del protagonista. Sebbene abbia colleghi validi e con alcuni vi sia un rapporto di amicizia, è De Santis che si segue e che avvolge tutti con la sua oscurità, quel manto di dolore che lo avvolge e lo soffoca. Man mano che si procede nella lettura il logorio del protagonista diventa del lettore, che prova uno struggimento reale, una malinconia che desidera l’impossibile, ovvero cancellare il sempre più chiaro motivo di quel dolore con un colpo letterario che metta le cose a posto, anche se sarebbe incoerente. Ci si trova quasi a chiedere sottovoce clemenza a Lanzetta, che in quanto autore è divinità indiscussa del suo mondo letterario, ma la vita non fa sconti e qui, anche se in finzione narrativa, quella stessa vita indifferente ai nostri desideri la leggiamo e assorbiamo.
L’opera è attuale con i suoi riferimenti alle indagini che esplorano anche il web e coinvolgono membri della postale, ai legami tra case farmaceutiche e ricerche, al contempo è classica, con il lavoro di gambe, l’ascolto dei testi e le capacità di legare gli indizi per trarne evidenze. Ci si muove tra corruzione, interessi maggiori che coprono nefandezze e con gli indifesi che soffrono e si dibattono in una rete a maglie strette. Il controllo è il tema del thriller, come anche il caos. Ordine e disordine, due costanti dell’universo inscindibili.
“L’Educatore” è una lettura che chiama, nera, con un finale che offre uno spiraglio di luce benefica che piace, perché in fondo è per questo che leggiamo gialli e thriller: per avere spiegazioni, per capire e vedere il bene in fondo al tunnel.
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