Oggi la serranda del Thriller Café si apre su una Roma livida, fredda e lontanissima dalle cartoline turistiche. Ci porta nella città eterna “Le notti di Odino“, romanzo di Beatrice Fiaschi che fonde il rigore del giallo classico alle atmosfere del thriller esoterico e psicologico.
Siamo nell’inverno del 2023: Alan Soleri, paziente affetto da un grave disturbo di personalità, scompare da una clinica psichiatrica romana. Subito dopo la sua fuga la città viene scossa da una serie di omicidi brutali. Le vittime, tutte legate al passato oscuro di Alan, vengono ritrovate marchiate a fuoco con antiche rune norrene. L’ispettrice Maria Grazia Colonna, da donna pragmatica e risoluta qual è, capisce subito di aver bisogno di un aiuto per decifrare quei simboli.
Ed è qui che entra in gioco Anna Leone. Psicologa, quasi criminologa, esperta studiosa di rune e, soprattutto, l’unica figura di riferimento che Alan avesse in clinica. Sembrerebbe una professionista granitica e ben radicata, ma l’autrice ci fa scoprire un po’ alla volta la sua dimensione intima di donna profondamente ferita, che cerca di proteggere una gravidanza appena scoperta, frutto di una violenza subita dal direttore della clinica proprio la notte in cui Alan è sparito.
Insieme, Maria Grazia e Anna investigano sul caso in un impianto da giallo classico, ma nel seguirle il lettore si ritrova allo stesso tempo a confrontarsi con le oscurità delle anse umane. Le indagini si muovono a specchio con lo scavo interiore dei personaggi, le doti creative di una protagonista armonizzate a quelle logico-razionali dell’altra, in un crescendo di suspense e ritmo che condurrà le due donne all’inaspettato epilogo.
Questo, in breve, “Le notti di Odino“; se l’introduzione ha solleticato la vostra curiosità ecco a seguire qualche spunto dalla viva voce dell’autrice, un estratto del libro e il suo booktrailer.
Tre domande a Beatrice Fiaschi
Com’è nato questo libro?
“Le notti di Odino” nasce a partire da una visione – inserita poi in terzo atto – appartenente a un personaggio, Anna Leone, che mi si è presentata una sera mentre meditavo. Spesso i miei scritti nascono da un personaggio che mi vuol raccontare la sua storia di vita. I protagonisti delle mie storie sono infatti sempre uomini o donne feriti, rifiutati, abbandonati e soli che cercano in me un canale per veicolare la loro storia. In più, una volta approfondito il conflitto di Anna, ho pensato a scrivere un intreccio con lo schema a me caro del giallo classico, dove far conoscere al pubblico il linguaggio segreto delle rune, che studio da anni e che trovo molto evocativo e noir per sua stessa natura. Infine, ho unito al personaggio forte di Anna e all’intreccio investigativo, una mission sociale che per me deve necessariamente far parte della narrativa odierna: la solitudine della metropoli – Roma – la sua violenza, il non ascolto, l’isolamento, la dispersione e la marginalità a cui spesso costringe le persone, creando i presupposti per l’atto criminale, ma anche i suoi scorci meno noti, la passione presente in certe pieghe della popolazione e l’incredibile ricchezza umana che schiude, se si riesce a guardare oltre le sue ombre.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che i punti di forza per il lettore siano principalmente tre: lo stile, il moodboard e i personaggi.
Sullo stile ho fatto molta ricerca per trovare una mia strada espressiva che si ispiri ai grandi del giallo italiano attuale ma che vada a personalizzarsi attraverso l’uso di un linguaggio onirico ed evocativo, dove i dettagli immersivi non si perdano nella necessità di essere brevi. Fino a questo momento devo ammettere che il pubblico e la critica hanno gradito e compreso questa operazione.
Poi, ho lavorato molto sulle atmosfere. Mi interessava da una parte mantenere la credibilità criminologica e scientifica delle indagini e dall’altra accostarvi il torbido viaggio nella psiche dei personaggi, dove la Roma nera e violenta fa da specchio al loro perdersi e ritrovarsi, attraverso l’impronta esoterica che ne sfuma ancora di più i contorni. Così ho alternato scene tipiche del giallo investigativo, soprattutto autopsie, ricognizioni cadaveriche e studio delle scene del crimine – la medicina legale è un mio grande pallino – ad altre più allucinatorie e disturbanti, che non si capisce fino all’ultimo se sono incubi o realtà.
Infine, so che i lettori stanno gradendo molto i personaggi: non solo la protagonista, Anna Leone, di cui tutti apprezzano la fragilità umana che la rende vera, ma anche la sua partner di indagini, l’ispettrice Maria Grazia Colonna e il controverso Alan, il cui skill è basato su quello di pazienti che ho realmente seguito nell’ambito di progetti artistici in ambito psichiatrico. Credo che al giorno d’oggi sia davvero fondamentale la cura che si dedica alla costruzione dei personaggi perché il pubblico è sempre più interessato alla psiche umana, anche ai personaggi secondari che spesso fanno la differenza.
Quali sono i tuoi temi ricorrenti?
In generale sono moto interessata ai temi psicologici e sociali.
Molti di questi sono presenti ne “Le notti di Odino”, l’opera che al momento mi ha consentito di trovare un adeguato equilibrio espressivo tra il raccontare un’indagine e trattare argomenti che secondo me possono innescare riflessioni di crescita.
Mi piace parlare della solitudine come condizione umana, del vuoto fertile, del ruolo della donna nella società attuale in cui è in atto un importante movimento di risignificazione del femminino sacro, la linea sottile che separa vittime e carnefice, la spiritualità non come fede ma come via per l’espansione del sé, l’amore universale come forza che muove il mondo al pari della morte, che permette all’uomo di rigenerarsi continuamente e vivere all’interno di un ciclo continuo.
Inoltre, spesso nei miei romanzi, accanto alla classica storia di omicidi, inserisco gesti criminosi altrettanto critici e sui quali ho particolarmente a cuore la sensibilizzare: la violenza sulle donne e il bullismo.
Estratto
Il lago di Nemi era tirato a lucido dalla brillantezza decadente del crepuscolo, che scendeva sull’acqua colpendola con spade oblique.
Indicai alla Colonna un sentiero tra le fronde incolte dove il suo fuoristrada ben equipaggiato non avrebbe faticato a inoltrarsi per raggiungere la statua di Diana.
«Alan, prima di entrare nella comunità per tossicodipendenti, mi raccontava di essere stato un cultore di Diana Nemorense» le spiegai, più per infrangere il patto di silenzio che Maria Grazia aveva stipulato prima di partire. Avvertii la sua tensione, specialmente quando, tirando il freno a mano, finalmente disse: «Comunque Alan qua veniva a strafarsi, altro che culto di Diana!»
Dopo un camminamento antico in cui solo un gufo col suo richiamo popolò i nostri respiri, giungemmo alla balconata, un tempo sede di un ristorante, ora invece dimora prediletta dell’edera, che si abbarbicava salda, insieme al ricordo di una bouganville, su capanni abbandonati e muti.
La statua di Diana Nemorense dominava la terra, l’aria e anche l’acqua dolce al di sotto della terrazza; nuda e di tre quarti, con la sua freccia in mano, la dea guidava la direzione dei nostri sguardi, puntando una panchina dissestata, appena un cumulo di doghe in legno dove la notte di pece si sarebbe addormentata, di lì a poco.
La sagoma di un uomo molto magro vi sedeva di spalle, quasi in sospensione per la leggerezza del suo corpo, tenuto ancorato a terra solo dalla gravità dei pensieri che gli occupavano la mente.
Capelli radi e incolti si avvinghiavano alle nebbie incipienti.
«Eccolo» bisbigliai all’orecchio dell’ispettrice, ma avrei voluto urlare.
L’espressione della Colonna, per quanto mistificata dal cielo basso entro il quale quel momento si stava per consumare, era dominata da un velo di notte e di sospetto.
«Io non mi schiodo, sia chiaro. Va’!» e Maria Grazia mi fece cenno con la testa di procedere verso Alan senza aspettarmi che lei se ne andasse.
«Alan, ehi! Alan, sono Anna, mi riconosci? Come stai?»
Booktrailer
Beatrice Fiaschi
Scrittrice, editor e docente di scrittura, Beatrice Fiaschi ha pubblicato il giallo psicologico «L’Essenza Fatale» (Ianieri Edizioni), il noir «La Vasca» (IlViandante) e nel settembre 2025 il noir investigativo «Le notti di Odino» (IlViandante), incluso in importanti kermesse come il Neroma e il Festival delle letterature di Policoro, premio speciale della giuria nel concorso letterario Alsium e finalista al Premio Nabokov.
Prima classificata al 57° Premio WMI con pubblicazione del racconto vincitore sull’omonima rivista DelosBook, nel 2025 ha vinto anche la sezione per racconti inediti al Garfagnana in Giallo con inserimento della sua opera nell’Antologia Criminale 2025 ed è risultata prima classificata al Termini Book Festival – Premio Cosimo Cristina, vittima di mafia. Il racconto è uscito in questi giorni sulla storica collana Il Giallo Mondadori.
Beatrice è docente di narratologia presso l’«Accademia delle Arti dei Castelli Romani».

