“Le guardiane della notte” edito da Mondadori è il primo libro di Cheon Seon-ran pubblicato in Italia. Sebbene la trama faccia pensare a un giallo, o addirittura a un thriller, questo romanzo è un inno all’amicizia femminile, mentre esplora la solitudine in modo diverso, toccante e profondo. Mescolando narrativa contemporanea all’universo gotico dei vampiri, “Le guardiane della notte” resta fedele al filone letterario asiatico, capace di portare avanti temi scomodi con chiarezza, rendendoli fruibili a tutti. Ambientato in Corea, terra dell’autrice, parte da un mistero per farsi opera formativa, commovente e profonda.
Il libro si apre con una dichiarazione forte, ovvero che il colpevole è un vampiro. Scritto così, di botto, in prima battuta è una rivelazione che potrebbe uccidere l’interesse e invece proprio intorno alla parola vampiro nasce la voglia di saperne di più. Da qui la trama si riavvolge per spiegare chi e perché abbia fatto una simile affermazione e come sia stata prima rifiutata e poi accettata da Suyeon, la giovane investigatrice chiamata per una serie di suicidi che si stanno verificando tra gli ospiti dell’ospedale Cheolma. Quattro persone sono morte, lasciando lettere d’addio. Quattro degenti anziani, ricoverati dai parenti e poi dimenticati, in attesa della morte. Normale che abbiano cercato una via di fuga, affrettando l’inevitabile. Ma a Suyeon qualcosa non quadra e si intestardisce a indagare anche quando le dicono di accettare e andare avanti. L’incontro con la misteriosa Wanda è per l’investigatrice la chiave per addentrarsi nel lato oscuro del mondo, guardare con occhi diversi e accorgersi degli “altri” che camminano in mezzo agli umani, fino a risolvere il caso e raggiungere nuove consapevolezze.
Sembra un vero e proprio giallo, vero? Ben presto si comprende come ciò che sta accadendo nel presente narrativo, è il risultato di qualcosa che è accaduto nel passato e quindi, necessariamente, i capitoli dedicati all’indagine si fanno pochi e distanziati, mentre grande importanza è data al racconto di cosa c’è stato prima. La narrazione mette in luce il passato di Wanda, alternandolo ai racconti su Suyeon prima di entrare in polizia e mentre indaga, e alle parti dove una terza donna entra di prepotenza nella storia: Nanju.
Tre protagoniste femminili accomunate dall’esperienza della solitudine, che hanno vissuto e affrontato in modo diverso, soprattutto grazie o per causa degli incontri che hanno fatto.
Suyeon, Wanda e Nanju sono create con profondità e tridimensionalità. Diverse, con le loro storie toccano il lettore e lo aiutano a comprendere e affrontare i temi principali dell’opera, amicizia e solitudine. Rivelata ben presto l’identità del colpevole, l’attenzione non è più fissata sull’indagine e la sua risoluzione, ma sulla storia di Wanda, su cosa l’abbia portata lì, cosa cerca e quale è il ruolo di Nanju nell’intera vicenda.
I vampiri, specie diversa eppure così apparentemente simile a noi, sono inseriti nel romanzo con coerenza. Di solito nelle opere asiatiche c’è una base che parte dalle leggende, dalle usanze e dal folclore locale. I vampiri non fanno parte di questo universo, sono nostri, europei. Cheon Seon-ran rispetta la loro provenienza e difatti i vampiri nel suo libro non sono autoctoni, ma sono giunti in Corea da altre nazioni. L’autrice ne rispetta la genesi, rendendoli così famigliari, classici, al contempo ci mette dei piccoli guizzi unici, caratterizzandoli in modo personale e dando un sapore innovativo. Non sono immortali ma vivono molto a lungo; possono nutrirsi di altro, ma se non assumono sangue una volta alla settimana, muoiono. Lentamente crescono e anche loro invecchiano, possono avere amici umani, ma tendono a non entrare in contatto con la nostra specie per non soffrire della perdita, comparando il rapporto vampiro-umano, forte e sincero, a quello umano-animale domestico: intenso, ma destinato a essere breve e a portare sofferenza.
Anche i vampiri possono soffrire la solitudine, riagganciandoci ancora una volta al tema principale.
Il ritmo si mantiene per quasi tutto il romanzo su un andante con brio, raggiungendo un picco nel finale, quando tutto si svela e gli eventi precipitano, lasciando però un sospeso, quasi si volesse dare un seguito. Un seguito che motiverebbe anche il titolo, perché questo plurale “Le guardiane della notte”, non ha una vera e propria base narrativa, sembra più la promessa di un divenire. Andando a vedere il titolo in inglese “The savior at night” ovvero “Il salvatore di notte”, ancora meglio “La salvatrice di notte”, anche se non piacevole in italiano, è di sicuro più attinente alla storia che si va a leggere.
Cheon Seon-ran, ha scritto un libro accogliente, interessante, che lascia insegnamenti non scontati. Nelle pagine ci ricorda che l’amicizia, se è sincera, resiste al tempo e alle differenze, esorta a guardare davvero il mondo e a rendere preziosi anche i momenti in cui siamo con noi, l’essere soli ma non per questo tristi o persi.
Non sorprende che l’autrice sia particolarmente amata dai lettori della “generazione MZ”. Laureata in scrittura creativa ha all’attivo diversi romanzi e raccolte di racconti. Noi dobbiamo solo attendere che vengano tradotti.
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