L’annegata – John Banville
Tutti coloro che amano i gialli di stampo prettamente anglosassone, nel senso più moderno del termine, non possono farsi mancare la prelibatezza che il bancone di Thriller Cafè offre oggi ai nostri palati: si tratta de “L’annegata“, il nuovo romanzo dello scrittore John Banville. Una nuova indagine per i già noti personaggi quali l’anatomopatologo Quirke, l’Ispettore Capo Hackett e, in particolare, l’Ispettore Strafford.
Irlanda. Autunno inoltrato. Collinette erbose battute dal vento che digradano dolcemente verso la spiaggia e gli scogli.
Il solitario Wymes, sul calar della sera, fa ritorno a casa dopo una giornata di pesca. Durante il tragitto si imbatte in un’auto incustodita, lo sportello del guidatore aperto, motore e fanali accesi. Di lì a poco, dal mare, gli viene incontro un individuo a passo affrettato. L’uomo gli rivela di essere in cerca della moglie che, a seguito di un litigio, ha abbandonato l’auto su cui si trovavano e, in uno scatto d’ira, è fuggita in direzione della costa. Svanendo nel nulla. Con l’intenzione di avvisare le autorità, i due si dirigono all’abitazione più vicina, abitata da una coppia, e a cui, poco dopo, si uniranno due poliziotti accorsi sul posto. Prima tra i quattro, e poco dopo tra i sei, prende vita un dialogo strano, fatto di sguardi sospettosi e frasi sibilline, dove la scomparsa della donna sembra passare inspiegabilmente in secondo piano; tutti sembrano nascondere qualcosa, e la tensione si alza in un crescendo quasi tarantiniano.
L’indagine, della quale prenderà le redini l’Ispettore Strafford, interesserà il passato e il presente non proprio impeccabile delle sei persone, un vecchio caso con qualche lato ancora non del tutto chiarito, e si intreccerà, influenzandole, con le vicende intime dello stesso Strafford, alle prese con un divorzio che le ferree leggi britanniche non rendono propriamente una passeggiata e, contemporaneamente, vive una relazione clandestina con la figlia di Quirke.
Quello che colpisce di questo romanzo è innanzitutto l’immersione, a cui è pressoché impossibile non abbandonarsi, nell’atmosfera, nel folklore e nel paesaggio della meravigliosa Irlanda, non a caso soprannominata Isola di Smeraldo per via della vegetazione di un colore verde acceso tipico dei climi umidi e piovosi. E come rimanere indifferenti alla caratteristica toponomastica dei luoghi, di chiara derivazione celtica e dalla pronuncia tanto complicata quanto curiosa.
Forse qualcuno storcerà il naso al cospetto di una trama che ha poco da spartire con certe funamboliche narrazioni in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo vertiginoso. A suffragare in parte questa disposizione è che all’inizio della storia non sappiamo che fine abbia fatto la donna scomparsa, tuttavia il titolo ne fa intuire la sorte. Ciò nonostante, per John Banville tale questione è a tutti gli effetti un escamotage artistico, rievocativo del cosiddetto MacGuffin, divenuto celebre grazie ad Alfred Hitchcock e consistente in un elemento, destinato a venire quasi relegato in secondo piano, attorno al quale ruotano i personaggi, i comprimari e le loro vicende che, nello svolgersi della storia, acquisiscono una valenza via via più profonda e importante.
Secondo il vostro aiuto-barman di turno, infatti, questa indagine deve essere letta e vissuta come una matrioska, al cui interno coesistono ed entrano in collisione tra loro delicate vicissitudini personali. Nella prosa di Banville, da qualcuno definita “nabokoviana”, risaltano le minuziose descrizioni e i prolungati dialoghi, alternati a periodi di lunghe riflessioni dove la mente, come spesso accade, divaga in una sorta di flusso di coscienza e si lancia in connessioni all’apparenza assurde rispetto al percorso principale.
Non temete, il bandolo della matassa non verrà perso di vista, e tutto ciò condurrà alla risoluzione dell’enigma legato al fantomatico “annegamento” che leggiamo sin dalla prima di copertina.
John Banville è nato a Wexford, nel sud dell’Irlanda, l’8 Dicembre 1945. Ha all’attivo numerose opere e vanta diversi premi letterari, tra cui il Booker Prize del 2005 e l’Irish Book Award del 2006 per il romanzo Il mare.
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