L’altro ispettore. Invisibili – Pasquale Sgrò

Editore: Corbaccio
Tatiana Vanini
Protocollato il 18 Agosto 2026 da Tatiana Vanini con
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Il riassunto
L’altro ispettore. Invisibili – Pasquale Sgrò

Pasquale Sgrò, scrittore poliedrico, torna in libreria con un nuovo libro della serie “L’altro ispettore“. Il suo protagonista, Domenico Dodaro, ha fatto la sua prima apparizione nel 2025, con “L’altro ispettore. Vietato pensare” (Corbaccio), romanzo dal quale è stata tratta una serie TV per la RAI, e ora ci viene proposto L’altro Ispettore. Invisibili.

Un uomo gravemente ferito viene scaricato in malo modo davanti al pronto soccorso di un ospedale. Ha diverse fratture, gravi traumi che fanno pensare a un aggressione, un pestaggio violento, ma Domenico Dodaro, ispettore del lavoro, vuole vederci chiaro, perché potrebbe anche trattarsi di un infortunio sul lavoro. La vittima è un immigrato, cosa che attira subito l’attenzione su irregolarità, caporalato, lavori in nero e soprattutto sicurezza non garantita. Al contempo un altro caso richiama l’attenzione dell’altro ispettore, perché a Villa Paolina, dove si sta allestendo una mostra, uno dei lavoranti viene ritrovato morto, per quella che sembra una tragica fatalità: un movimento incauto, un busto in marmo che da una colonna finisce sulla testa del poveretto ed ecco che il trapasso è servito. Eppure anche qui c’è qualcosa che a Dodaro non torna. Due casi solo in apparenza diversi, per parlare di lavoro e sicurezza, dove gli operai sono gli ultimi di una catena al massacro che premia il risparmio di tempo e il profitto e mette il lavoratore in fondo, tra gli ultimi, invisibile fino a che non si arriva alla tragedia, evitabile, che spezza la vita e dura il tempo di un paio di giorni sui giornali. Un libro profondo, amaro e appassionante che accende i riflettori su sicurezza e occupazione.

Pasquale Sgrò, con la sua penna diretta e chiara, coinvolge il lettore in un argomento che lui ben conosce. In passato è stato ispettore del lavoro, proprio come il suo protagonista e, da più di vent’anni è titolare di uno studio che offre consulenza sulla prevenzione degli infortuni, igiene del lavoro e aspetti ambientali. Conosce bene la materia e tutta la sua esperienza la riversa nei libri e in Dodaro, l’ingegnere nonché soggetto principale di L’altro ispettore, che si muove per Lucca, città dove anche l’autore vive e lavora da tempo.

La curiosità per il particolare tipo di ispettore che è Dodaro si accende dalla prime pagine. Siamo abituati a leggere di gialli investigativi dove si parla di carabinieri, poliziotti, magistrati e compagnia cantante, ma qui l’ispettore è diverso, è un altro, è altro, e spalanca un mondo pieno di norme che evidentemente non vengono rispettate, un universo nero dove si muore, troppo e troppo spesso, inserito in un silenzio assordante. Appena un operaio perde la vita sul lavoro si levano grida di mai più, che già il giorno dopo si affievoliscono, per poi sparire e continuare come sempre, fino al prossimo caso che interessa solo ai parenti delle vittime e resta invisibile sullo sfondo di un sistema che funziona sul profitto, il potere e le amicizie.

Domenico Dodaro, Mimmo, ha testa e cuore. Ama il suo lavoro, lo fa bene, con attenzione e diligenza, aggiungerei con coscienza. Il lettore lo percepisce e si affeziona a questo ingegnere che si muove in bicicletta, che è attento ai dettagli e che non guarda in faccia a nessuno, mettendosi sempre dalla parte del lavoratore. Seguendolo si entra in una dimensione che mette tristezza, perché possiamo confrontarci con il sottile velo tra la vita e la morte, con la sicurezza, facile da ottenere con i giusti mezzi e tempi, ma così lontana da esistere ovunque. Le morti sul lavoro non sono tragedie, non colpiscono come fulmini, perché sono evitabili e soprattutto, lo spiega bene Sgrò, arrivano piano, come conseguenze di tanti gesti di incuria e disattenzione che si sommano.
In queste pagine si prova un’indignazione giusta, che porta a riflettere e osservare e, magari, con il potente mezzo della letteratura si arriverà a un cambiamento.

Il caso dell’uomo scaricato davanti al pronto soccorso, è tristemente classico e lineare. Affonda le radici nel lavoro in nero, nello sfruttamento degli immigrati, asserviti con la paura e obbligati a piegare la testa. C’è omertà, tentativi di insabbiare, nascondere o minimizzare, per un’indagine che smuove sensazioni empatiche. Poi c’è l’indagine che ruota intorno al mondo dell’arte, delle mostre, delle collezioni e dei soldi, tanti soldi. Un caso che sembra un enigma, un puzzle, con un linguaggio segreto da decifrare. Due mondi lontani, diversi, eppure Mimmo mostrerà al lettore quanto la distanza sia solo apparente e invece siano tanti i punti di contatto.

L’altro ispettore. Invisibili è un romanzo che avanza dinamico, pieno di sorprese, domande, incastri da trovare e dimostrare. Afferra l’attenzione e la tiene avvinta grazie alla penna scorrevole di Sgrò che racconta, mostra e insegna. I dialoghi sono netti, genuini, ben inseriti in una narrazione senza tempi morti.

Mimmo è un uomo dedito al suo lavoro, così dedito che si può pensare che nella vita non abbia altro, così che quando compare sua figlia, si resta un attimo scioccati, pensando quasi di aver capito male. Eppure Dodaro è padre, si rende conto di non essere in lizza per il titolo di genitore dell’anno, di trascurare chi dovrebbe crescere, fa quello che può. I cenni alla figlia sono pochi nel romanzo, un breve pezzo, una frase qui e lì, non c’è per ora la miscela strettamente connessa tra lavoro e vita privata che siamo abituati a leggere in altri autori, come de Giovanni per fare un esempio. Questa parte mancate, la vita casalinga di Mimmo, è forse una leggera zoppia per una storia che per altri versi e parametri funziona invece benissimo, è originale ed intrigante. Chissà se Sgrò la amplierà in futuro. Sia come sia, resta il fatto che Dodaro dà dipendenza e non si vede l’ora di leggere ancora di lui e di sicurezza sul lavoro.