Laguna limes – Umberto Matino

Editore: Feltrinelli
Alessia Sorgato
Protocollato il 30 Luglio 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
Laguna limes – Umberto Matino

L’ho scoperto all’epoca di “Giallo Palladio“, romanzo illustrato (questa è una delle cifre dell’architetto Umberto Matino, inserisce nella narrazione fotografie, piantine e disegni) ambientato in quel Veneto di cui siamo ambedue originari ma lui abita ancora, e l’ho trovato geniale, coltissimo eppur schivo, quasi timido. Lo ritrovo con “Laguna Limes“, edito da poco da Feltrinelli e scopro che ora viene definito “Autore di culto”. Non mi stupisce, pur nella singolarità di un’espressione così tonitruante usata per un uomo così riservato. Nel nuovo romanzo ritrovo i personaggi, il curioso connubio tra un poliziotto – il commissario Enrico Bonturi – e un carabiniere – il maresciallo Giovanni Piconese – che lavorano insieme, le espressioni in dialetto, gli inserimenti storico architettonici di cui l’autore è maestro.

Stavolta la vicenda ha il sapore della orazione civica, sia pur a distanza di secoli.

La storia inizia con un impiccato alle falde delle piccole Dolomiti vicentine (Matino è di Schio, mio padre di Mason, ora ColCeresa, saranno manco 25 km). Si chiama (va) Andrea Saccardo, professione ingegnere, residente a Sandrigo (saranno altri 27 km). No gà le scarpe onte e bonbe (cioè sporche e bagnate di brina) ma eleganti mocassini in vacchetta, segno che non è arrivato lì a piedi. Ma questo ancora non dice se si sia o se lo abbiano suicidato. Anzi, pardon, la storia comincia un fià prima, nel parcheggio comunale di piazzale Roma, quella no men’s land che divide l’universo creato da Venezia. Lasciate ogni vettura voi che qui vi inoltrate. E proprio in vettura, niente meno che una Maserati quattroporte uguale a quella con cui girava Pertini, “sparato” a breve distanza, c’è Giorgio Righetto, detto il Giorgione, non perchè sia pittore, ma per la stazza e la capacità ampissima di cincischiare ed arricchirsi.

Ecco come le indagini del poliziotto e del carabiniere partono autonome e poi si intrecciano, del resto i due si conoscono e stimano pure.

Se la morte di Righetto fa esplodere Venezia come manco i fuochi alla Festa del Redentore, quello di Saccardo sembra davvero il gesto di resa di un uomo finito. Tra le altre cose, ha appena scoperto che oltre ai grandissimi problemi dati dall’essersi aggiudicato, con lo studio per cui collabora, un gigantesco appalto dove ha pestato vari intoccabili piedi (in primis quelli di Giorgione), sua moglie lo tradisce e non col maestro di tennis dei figli, ma con il rapace avvocato di Righetto.

L’indagine arriverà lontano e indietro: nelle campagne del rovigotto il sedicente geometra Righetto si era comprato Villa Grimani a Grompo (ed ecco che Matino ce la mostra, pag. 57 trovate la foto), un complesso agricolo con grande edificio e un’antica colombara settecentesca, tutto delabrè, in stato di semiabbandono. Perchè metterci addirittura la residenza? Il custode, cane feroce munito, sostiene di non averne manco le chiavi, così il Commissario Bonturi è andato per niente però, in paese, vive ancora la maestra Pavanello in pensione, magari può essere utile, lei dentro alla villa con gli scolari c’è stata una volta. Eccola la Doretta P., donnone pieno di vita, con una massa di capelli tinti di rosso e raccolti in un grosso cocòn. Sarà lei l’insospettabile collaboratrice degli inquirenti che troverà un nesso con un passato cinquecentesco, quando la zona era famosa per le miniere d’argento, e a lavorarci erano scesi i minatori e gli artigiani d’oltre cortina, gli scalpellini, i tagliatori di pietre che parlano “striaco”, uniti in confraternite e sindacati ante litteram soprattutto contro il doge, quando a furia di prepotenze Venezia ci aveva messo il dito. Ed ecco che la produzione di argento era crollata. Vene esaurite o ricavati fatti sparire?

Dal passato remoto al presente, dagli intrighi del dogato agli appalti del secolo in corso, nulla cambia tutto si trasforma e si adegua.