La terza dimensione – Enrico Pandiani
Con ″La terza dimensione″, Enrico Pandiani ci propone un noir variegato e condito con una miscela collaudata di cinismo, ironia, indagine poliziesca e relazioni umane complesse. Ambientato in una Parigi perfettamente descritta, pulsante e malinconica, il romanzo pubblicato da Rizzoli narra le nuove vicende, poliziesche e no, del commissario Mordenti, accompagnato dai suoi fidati colleghi, in gran parte con radici italiane (e per questo detti les italiens) in un’indagine che parte da un triplice omicidio e si infittisce sempre di più.
Una notte tranquilla viene sconvolta da tre uccisioni: una coppia di pensionati e una giovane ricercatrice universitaria vengono brutalmente assassinati, a colpi d’arma da fuoco, in rue Samson. A indagare sono, come detto, il commissario Mordenti e il suo socio Servandoni, due poliziotti che si barcamenano tra piste confuse, mancanza di prove e tensioni personali. L’indagine si rivela da subito intricata: gli omicidi sembrano casuali, ma ogni dettaglio spinge verso un disegno più complesso. La terza dimensione che intitola il romanzo pare essere, inizialmente, quella di una stampante 3D con la quale è stata fabbricata l′arma utilizzata per il triplice omicidio. Ma la terza dimensione è anche, e soprattutto, quella esistenziale che rende ogni rapporto tra le persone più profondo o, il che è lo stesso, conflittuale. Infatti il protagonista Mordenti, che narra le vicende in prima persona, vive un difficile equilibrio tra lavoro, amore e paternità acquisita, mostrando il volto più umano e vulnerabile dell’investigatore.
″La terza dimensione″ rappresenta una riuscita ibridazione tra noir classico e introspezione. L’indagine, pur essendo centrale, non è il solo perno narrativo: Pandiani dà ampio spazio alle relazioni, soprattutto quella tra Mordenti e la sua compagna Tristane. Alcune situazioni descritte nel libro (nello specifico l′irrompere ciclico nelle indagini di Tristane) sembrano appartenere più a un cozy crime che a un noir. Fortunatamente vengono riassorbite entro l′intero arco narrativo e creano pochi danni.
La scrittura è vivace, sporcata con gusto da una voce narrante ironica, a tratti sboccata, che non disdegna divagazioni personali né commenti sarcastici. L’autore usa una lingua colloquiale ma ben costruita, con dialoghi agili e personaggi credibili.
Il protagonista, Mordenti, è molto più di un poliziotto: è un uomo stanco, innamorato, padre non biologico ma amorevole, capace di esprimere empatia e fragilità. L’indagine criminale è solo una delle “dimensioni” del romanzo. L’altra è quella privata, domestica, quasi tenera, che rende i personaggi tridimensionali e profondamente umani. Da qui, il titolo si carica di un doppio senso: alla bidimensionalità del noir classico (bene/male, indagine/colpevole), si aggiunge appunto “la terza dimensione” dell’anima e dell’intimità.
Enrico Pandiani firma un romanzo noir dal ritmo sostenuto ma mai frenetico, capace di scavare nella psicologia dei personaggi senza appesantire la narrazione. Con umorismo pungente, talvolta eccessivamente compiaciuto e un po′ forzato, e uno sguardo sempre lucido sul mondo, ″La terza dimensione″ non è solo un giallo ben congegnato: è anche una riflessione sulla fragilità della vita, sull’amore adulto e sul senso di giustizia.
Consigliato a chi ama i noir seriali atipici, dove l’indagine si intreccia con il quotidiano e i detective sanno ridere, amare e fallire, oltre che indagare e consegnare i delinquenti alle patrie galere.
Recensione di Enrico Ruggiero.
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