Al Thriller Café recensiamo oggi “La tata“, romanzo di esordio di Helena Echlin, edito da Nord con traduzione di Veronica Sibilla Ghiorzi.
Charlotte ha dato alla luce una bambina prematura ed è ricoverata in una clinica per madri depresse.
Quello però non è il suo posto, è arrivato il momento di lottare, è stata per anni una ragazza accomodante e remissiva ma adesso deve raccontare la sua versione dei fatti, per salvarsi e per salvare le due figlie, Stella, di otto anni, e Luna, la neonata.
Soprattutto deve difendere Stella perché solo lei è in grado di gestire quella bambina speciale, dotata di un’intelligenza superiore, ma complessa e condizionata da tanti problemi comportamentali.
Quello spettro autistico che gli altri le fanno notare lei lo rifiuta, non lo accetta, convinta di conoscere la figlia e di sapere ciò che è giusto per lei.
L’incubo di Charlotte è iniziato quando ha scoperto che Blanka, la ragazza armena che faceva da tata a Stella e che si è licenziata all’improvviso, è morta.
Da allora si è ritrovata sempre più sola, isolata, prigioniera delle sue ansie e delle sue paure, spossata dalle nausee e dai malesseri della nuova gravidanza.
Perché nessuno, oltre lei, vede che la figlia è cambiata?
Non soltanto negli atteggiamenti ma anche fisicamente, assurdo, ma Stella è sempre più simile a Blanka.
Nemmeno Pete, il marito, che da sempre la aiuta e la sostiene, pare accorgersi di quanto sta accadendo.
Il racconto in prima persona di Charlotte rende particolarmente inquietante una trama che trascina il thriller psicologico in una dimensione paranormale, le tante dinamiche che si sviluppano nel corso della narrazione mantengono alta la tensione che scorre su più livelli.
Il lettore vive le ansie e le paure di una madre ipocondriaca, sensibile agli odori e fissata con l’alimentazione controllata e sana, quasi a livello patologico.
Anche le scelte ecosostenibili sono al parossismo, quasi fastidiose perché oltrepassano qualunque sistema di vita comune.
Dal libro emerge forte la cattiveria sociale che isola, che punta soltanto all’esteriorità e la trama è un susseguirsi di comportamenti psicologici malati, dalla manipolazione al controllo ossessivo compulsivo, fino al paranormale che riporta alla mente “Giro di vite” di Henry James.
Dalle prime pagine, avevo l’impressione di leggere una trama già conosciuta, invece mi sono dovuta ricredere, il libro è accattivante e intrigante, ho molto apprezzato le differenti correnti psicologiche che si intersecano pagina dopo pagina.
Molte le riflessioni cui la lettura mi ha portata, dalle conseguenze che derivano da un rapporto malato genitore/figlio all’intelligenza superiore capace di generare il male.
Recensione di Stefania Oluic.
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