La Stanza della morte – Jeffery Deaver

La Stanza della morte – Jeffery Deaver

Serie: Lincoln Rhyme
Editore: Rizzoli
Giuseppe Pastore
Protocollato il 3 Giugno 2013 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1161 articoli
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Oggi al Thriller Café l’aria condizionata lavora a pieno regime per contrastare il caldo tropicale che invade il bancone; la recensione odierna è per “La stanza della morte” (“The Kill Room“), decimo capitolo della saga di Lincoln Rhyme firmato da Jeffery Deaver (Rizzoli, 2013).

Siamo nel 2013, un anno in cui il dibattito sulla sorveglianza governativa e sull’uso dei droni per le esecuzioni mirate è più vivo che mai. Deaver, sempre attento a intercettare le paure del presente, costruisce questo romanzo attorno a un dilemma etico e giuridico scottante: fino a che punto può spingersi lo Stato per garantire la sicurezza nazionale?

La trama si apre con un’esecuzione “pulita” alle Bahamas. Robert Moreno, cittadino americano e attivista sospettato di terrorismo, viene freddato da un cecchino formidabile su ordine del NIOS, un’agenzia governativa segreta che gestisce la “kill list” del Presidente. Ufficialmente è un atto di guerra preventiva, ma qualcosa non torna. Nance Laurel, un sostituto procuratore distrettuale tanto abile quanto intransigente, vuole vederci chiaro e ingaggia Lincoln Rhyme per dimostrare che Moreno era innocente e che il suo omicidio è stato un crimine di stato. L’indagine è complessa: Rhyme deve analizzare una scena del crimine a migliaia di chilometri di distanza – la stanza dell’hotel di Nassau dove è avvenuto lo sparo – mentre Amelia Sachs vola sul posto rischiando la vita tra le acque cristalline e i pericoli locali. A complicare il quadro, l’arma del delitto non è solo un fucile di precisione, ma sembra coinvolgere anche un misterioso coltello da cucina e una passione per la gastronomia che nasconde indizi letali.

Analizzando il volume, si apprezza come l’autore riesca a rinnovare la formula spostando parte dell’azione fuori dalla classica griglia urbana di New York. Il contrasto tra l’immobilismo di Rhyme nell’Upper West Side e l’azione frenetica di Sachs ai Caraibi funziona e dà respiro alla narrazione. Il tema politico è trattato con intelligenza, senza appesantire troppo la trama mystery che rimane il cuore pulsante del libro. L’introduzione del personaggio di Nance Laurel aggiunge pepe alle dinamiche di squadra: la sua rigidità morale cozza magnificamente con il pragmatismo scientifico del criminologo.

Tuttavia, non tutto gira alla perfezione. La sottotrama legata al mondo della cucina e ai coltelli, per quanto originale, appare a tratti un po’ slegata dal filone principale dello spionaggio e del cecchino, quasi fosse un esercizio di stile per inserire nozioni tecniche (una specialità di Deaver) in un contesto inusuale. Inoltre, il “cattivo” di turno, pur essendo competente, manca forse di quel carisma perverso che aveva reso indimenticabili antagonisti come l’Orologiaio o il Collezionista di Ossa.

In conclusione, “La stanza della morte” è un thriller solido e attualissimo, che conferma la capacità di Deaver di trasformare i titoli di giornale in intrattenimento di alto livello. Una lettura consigliata a chi ama gli intrecci internazionali e non teme di confrontarsi con le zone d’ombra del potere.

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