La Spia – Jorge Díaz Cortés

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Protocollato il 11 Luglio 2026 da Redazione con
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Il riassunto
La Spia – Jorge Díaz Cortés

Al Thriller Café oggi parliamo del romanzo “La spia” (edito da Ponte alle Grazie), dello scrittore e sceneggiatore spagnolo Jorge Díaz Cortés, già noto per far parte del collettivo Carmen Mola.

Nel maggio del 1952, il giovane caporale Javier Bermejo della Guardia Civile di Madrid viene inviato a Mojácar, una piccola cittadina dell’Andalusia che conta meno di cinquecento anime, per indagare sull’omicidio di Ino von Rolland, detto il Barone. Il cadavere dell’uomo, in parte dilaniato e abbandonato su una spiaggia di Mojácar, presenta un tatuaggio numerato sull’avambraccio.

Per la sua indagine Javier si avvale di Eusebio Marcos, impiegato del comune di Mojácar, di Padre Anselmo, sindaco e parroco del paese, del dottor Arévalo e della sua bellissima figlia Isabel.

Il caporale si rende conto da subito che, se vuole risolvere il caso, deve prima capire chi era realmente il Barone, svelare i suoi segreti e scoprire la provenienza della sua ricchezza.

Già dalle prime pagine del libro i riflettori sono puntati sull’antefatto del crimine: autori, modalità e movente. Tutti questi elementi sono sotto gli occhi del lettore. Ma è possibile che dietro l’omicidio si nasconda un’altra verità?

Nel corso delle indagini vengono ben approfondite e caratterizzate le personalità degli altri protagonisti. Sono quasi tutti personaggi ambigui e molti di loro covano un odio atavico contro il Barone e un recondito desiderio di vendetta. Questi individui si incastrano tra loro come tessere di un mosaico: Javier riuscirà a comporre questo puzzle per venire a capo dell’omicidio del Barone?

Jorge Díaz Cortés, tra ricerca storica e finzione, riesce a intrecciare intorno alla figura ambigua e misteriosa di Ino von Rolland (vero nome Isaac Ezratty), detto il Barone, una spy story dal forte impatto emotivo. Il racconto diviene un intrigante gioco di specchi tra realtà e finzione, in cui l’identità stessa della spia diventa un enigma.

Ci sono uomini che giocano alla roulette russa con la propria esistenza. Il Barone era uno di quelli.”

Il Barone è uno dei cardini su cui si fonda il romanzo. Ancor prima di comprendere le ragioni del suo omicidio, la domanda giusta da porsi è: chi era veramente Ino von Rolland? Un nazista, un ebreo, una spia tedesca o tutto questo? Un uomo dai mille volti? Una Fenice che risorge sempre dalle proprie ceneri?

Un uomo capace di costruire una rete di informatori reclutando adepti da ogni classe sociale e senza distinzione di sesso: funzionari governativi, prostitute, giornalisti ed altri ancora.

Von Rolland sa scrutare nell’animo umano e fa leva sulle fragilità di coloro che assolda: avidità, ambizione, sesso, dipendenza dalle droghe. Tutti, come pesci attratti dall’esca, abboccano ad uno ad uno all’amo dell’abile “pescatore”.

Come se un patto col diavolo lo avesse marchiato con un fascino a cui è impossibile sottrarsi.

In una Spagna che durante la Grande Guerra si dichiara neutrale ma che “strizza l’occhio” alla Germania, la nostra spia ordisce trame oscure, ordina omicidi, attentati, pestaggi, sabotaggi.

Donnaiolo impenitente e amante della bella vita e del lusso, il Barone è un personaggio che dopo ogni caduta sa rialzarsi e reinventarsi: il suo unico credo è “sopravvivere” con ogni mezzo e ad ogni costo, anche col tradimento.

Quando non vuoi vedere qualcosa e non vuoi che ti riguardi, giustifichi tutto.

Questa spy story sospesa tra fantasia e rigore storico, parallelamente alle vicende del Barone, offre un vivido spaccato della storia spagnola e non solo in un arco temporale che va dal 1917 al 1952.

Jorge Díaz Cortés ci porta sulle orme del nostro protagonista, tracciando temi delicati, toccanti e tuttora attuali, con rara sensibilità e con lucidità analitica. In particolare affronta la persecuzione degli ebrei sotto l’egida nazista, come la legge di Norimberga sulla purezza della razza o la “Notte dei cristalli”, in cui furono bruciate a Berlino la maggior parte delle attività commerciali ebraiche. Il romanzo fa luce anche sulla deportazione degli ebrei presso i campi di concentramento assieme ai prigionieri politici, agli omosessuali e ai testimoni di Geova. Si fa cenno alla costruzione dei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il Barone, come molti altri ebrei, fu tatuato col numero 12425 sul braccio. “Un numero che lo accompagnerà tutta la vita.”

Ha dichiarato l’autore: “Con La spia ho voluto mettermi alla prova e scrivere da solo una storia che mi ossessionava da anni.

Fin dalle prime pagine ho trovato “La spia” una lettura molto coinvolgente. Il susseguirsi degli eventi, caratterizzati da una scrittura cinematografica e da un ritmo incalzante, sapientemente gestito, cattura e mantiene alta l’attenzione dei lettori trasportandoli dentro la storia.

Volutamente ho glissato su una più dettagliata descrizione dei personaggi per non togliere al lettore la suspense che l’autore riesce a mantenere viva fino all’ultima pagina.

La conclusione del romanzo mi ha molto colpito e l’ho trovata coraggiosa, coerente e particolarmente efficace. Quello che mi ha particolarmente toccato è il tema focalizzato sugli aspetti più oscuri e aberranti dell’essere umano. Pertanto non ho giudicato chi, tra i protagonisti del romanzo, da vittima diventa carnefice.

In una sola vita se ne nascondono molte, così come in una persona, che a volte deve essere il gatto e altre il topo.”

La spia” è un romanzo che consiglio agli appassionati di spionaggio e di narrativa storica.

Recensione di Gaetano Balsamo.