La ricetta dell’assassino – Anne Holt
A distanza di un anno da “Il ricatto“, Anne Holt con “La ricetta dell’assassino” ci regala un’indagine psicologica dal perfetto tecnicismo: una ricetta che le vale le cinque stelle del Thriller Café.
Incipit: “Marry, anche detta Marry la Zarra, ricordava a malapena il suo vero nome. Era nata dentro il cassone di un camion nel gennaio 1945. La madre era una ragazzina di sedici anni, orfana di entrambi i genitori, che nove mesi prima si era venduta a un soldato tedesco in cambio di due pacchetti di sigarette e una tavoletta di cioccolata.”
Brede Ziegler è il più grande chef norvegese, uomo raffinato, colto, ricchissimo e novello sposo di una bellissima ragazza. Ma questa è la mera apparenza. La sfrenata ambizione e un passato oscuro gli ha fatto guadagnare una pletora di nemici e l’onore di essere ucciso a quattro mani: due lo avevano avvelenato con il Paracet, altre due gli avevano conficcato un coltello Masahiro da 21 centimetri dritto nel cuore. Billy T. e i suoi colleghi sono alle prese con un caso, il cui esito finale non è affatto prevedibile. Se solo ci fosse Hanne… Ma la Wilhelmsen non ha più ripreso servizio dalla morte della sua compagna e, per quanto ne sa Billy T., potrebbe anche non voler tornare più. E’ più forte la rabbia che la sua partner l’abbia piantato in asso senza una parola o il dolore di accorgersi che è lei l’unica donna che ama e che, in un modo o nell’altro, non potrà mai averla? Quando Hanne decide di tornare, il caso è ad un punto di impasse davvero imbarazzante: molti errori commessi, tanti sospetti e nessun colpevole. Ma solo quando avrà il coraggio di guardare dentro sé stessa e di tornare a vivere che la soluzione del caso non sarà più così lontana.
Nonostante il romanzo sia incentrato sull’omicidio di uno chef, nulla è più avulso dal contesto di ricette, pentole o padelle.
L’aggettivo che mi sembra più adatto per qualificare il romanzo della Holt è profondo.
Profondo, quando ci si insinua tra le pieghe dell’anima dei protagonisti e si raggiunge il loro cuore ferito; quando s’innalza l’intreccio poliziesco a livello di metafora dell’accettarsi e dell’essere accettato; quando si spezza la narrazione con delle fredde parti tecnicistiche – la trascrizione degli interrogatori – che rappresentano veri e propri intermezzi teatrali da coro greco.
Tutti i personaggi peraltro trasudano tragedia: Hanne e il suo lutto, Billy T. e l’amore negato, Marry e la degradazione di una vita di strada, Ziegler e l’esistenza di facciata, il suo socio Claudio e la disperante posizione di secondo, Thale e la declinante parabola dell’attrice famosa, Nefis e la sua controversa omosessualità.
Ieraticità, coerenza, profondità, tragicità: ecco gli ingredienti della ricetta di Anne Holt per la delineazione dei personaggi di questo bellissimo romanzo.
Cinque stelle più che meritate.
NotedellaRossa
“Tornando a casa, avrebbe fatto una deviazione.” (pag. 440)
SOTTOLINEATO perché… è l’archetipo delle frasi dall’apparenza insignificante che invece la Holt utilizza con grande maestria per toccare le corde più profonde dell’anima dei suoi personaggi. Peraltro è l’ultima riga del libro, ma finché non arriverete lì, proprio lì, non potrete apprezzarla!
“Ho sentito dire che sta scrivendo un giallo! Non è quello che fanno tutti ai giorni nostri?” (pag. 101)
CASSATO perché… banalotta e fuori contesto riferita a chi, dopo un grave lutto, si allontana per qualche mese dal lavoro.
Curiosità sul libro
Dopo “Nella tana dei lupi” (Einaudi 2012), “La ricetta dell’assassino” è il secondo libro della Holt della serie di Hanne Wilhelmsen, scritto a quattro mani con Berit Reiss-Andersen. Come Anne, anche Berit è avvocato, membro del comitato che assegna il Premio Nobel, nonché esponente del Partito laburista norvegese, per il quale ha ricoperto il ruolo Segretario di Stato del Ministro della Giustizia dal 1996 al 1997. Chi era il Ministro?
“Lo so, chi viene da un altro paese si lascia sempre impressionare dalla biografia. Ma guardi, siamo una piccola nazione, da noi quando si fa un governo c’è sempre uno che dice “chi vuol fare il ministro della Giustizia alzi la mano”. Quella volta l’ho alzata io…”. Anne Holt, per l’appunto!
Libri della serie "Hanne Wilhelmsen"
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