“È la regola dell’ortica: fino a quando stringi forte le foglie, non avverti il dolore delle punture, lo senti solo quando lasci la presa. Significa che se ti ostini a guardare da troppo vicino, non capisci il senso delle cose.”
Tra una colazione e un aperitivo, oggi al Thriller Café si parla del romanzo d’esordio di Nunzia Scalzo, “La regola dell’ortica. Le indagini della grafologa Bea Navarra”, pubblicato da Feltrinelli Editore.
Innanzitutto è bene sapere che l’autrice è una grafologa forense che ha creato il personaggio principale di questa storia rifacendosi alla sua esperienza lavorativa personale. Difatti, Bea Navarra si occupa di studiare i segni grafici e la scrittura delle persone coinvolte nei casi giudiziari. È una donna di cinquant’anni, le piace il suo lavoro e possiede un innato senso del dovere.
“Mi trovo in quella fase della vita in cui se guardo indietro mi immalinconisco e se guardo avanti mi preoccupo. Bello no? Ogni tanto mi viene in mente quel verso del poeta greco Archiloco che mi pare una preghiera, Anima mia, riemergi dalle onde, anch’io imploro la mia, di anima, di tornare a me ovunque sia finita.”
Tra un parere tecnico e una perizia grafica, la nostra protagonista riesce anche a ritagliarsi dei momenti per se stessa, tra una sfuggente telefonata col figlio Teo che si è trasferito in Svizzera a studiare, una pizza mangiata direttamente dal cartone e un episodio della serie Le regole del delitto perfetto. Bea Navarra è un personaggio in cui ci si può immedesimare grazie al modo dell’autrice di descrivere una donna dal carattere forte, risoluta e ostinata, che è in grado di stare per conto suo, nonostante la sua vita presenti mancanze a livello affettivo, che ama quello che fa e che si intestardisce andando fino in fondo alle questioni.
“All’inizio mi intristivo un po’, sentivo il morso della sua assenza, ma adesso mi piace badare solo a me stessa per una buona mezz’ora. Il privilegio di essere divorziati.”
Ed è proprio mentre si sta occupando di un caso che riguarda non uno, ma ben tre testamenti vergati e firmati dalla medesima persona nello stesso giorno, che viene contattata dalla nipote di Norma Speranza, una donna che, negli anni Sessanta, si sparò un colpo alla tempia con una carabina, lasciando poche e amare parole scritte su un biglietto: “Tutto è distrutto e io mi ammazzo”.
Le indagini ai tempi furono risolte in poco tempo: il messaggio parlava chiaro, la donna si è suicidata e tanti saluti. Ma, a distanza di decenni, la nipote sospetta che quelle parole non siano state scritte da lei, che la donna non si sia sparata da sola e, quindi, decide di vederci più chiaro, incaricando Bea di analizzare la grafia. Dopo una prima perplessità, essendo questo un vero e proprio cold case, la nostra grafologa si interessa del caso, coinvolgendo anche il suo caro amico e giornalista Domenico Grimaldi.
“Domenico è un giornalista di razza, un segugio della notizia, uno a cui non sfugge nulla e non fa sconti a nessuno. […] Ed è l’uomo a cui sono più legata dopo mio padre e mio figlio, sì, è proprio la terza colonna.”
Nonostante la Scalzo sia nata in Germania, il suo sangue è siculo e, difatti, ciò che spicca prepotentemente ne “La regola dell’ortica” è il senso di appartenenza dell’autrice alla sua terra. Il romanzo trasuda sicilianità da tutti i pori, grazie al tratteggio di una splendida Catania, oltre che all’inserimento del tipico vernacolo siculo nei dialoghi tra i vari personaggi del racconto, passando attraverso gli inconfondibili profumi della natura e dei caratteristici piatti gastronomici del luogo. Un vero e proprio inno a una delle più belle Regioni d’Italia.
“Salendo verso il borgo di via Etnea, vedo l’Etna che si staglia su uno sfondo inciso da lunghe strisce incandescenti. Una visione che mi riconcilia con l’universo, questa mia terra di fuoco e di mare.”
Lo stile di scrittura di Nunzia Scalzo è coinvolgente sin dalle prime battute, i dialoghi risultano autentici grazie alla caratterizzazione dei protagonisti della storia anche riguardo all’utilizzo delle espressioni dialettali, come già evidenziato in precedenza. L’autrice ha deciso di strutturare il suo romanzo in modo molto originale, attraverso capitoli che seguono due linee temporali (una all’epoca dei fatti e l’altra ai giorni nostri), alternando pagine di diario a dialoghi avvenuti con la defunta o col proprio cane, da note vocali agli interrogatori.
Chi legge inizia così a conoscere i vari punti di vista dei protagonisti che, ognuno a suo modo, reagiscono al terribile avvenimento e da cui Bea trae le sue sorprendenti conclusioni. Nei loro racconti non mancano di certo tragicità e pettegolezzi, sotterfugi, malintesi e falsità. Tutte queste caratteristiche creano suspense, tengono l’attenzione alta e conferiscono alla lettura una notevole scorrevolezza che non cade mai in fasi di stallo e, di conseguenza, non annoia il lettore. Troviamo poi, ovviamente, alcune descrizioni più tecniche inserite con l’intento di far comprendere un po’ di più la professione della grafologa, un tipo di attività lavorativa forse ancora poco conosciuta.
“La regola dell’ortica” è una lettura gradevole, un romanzo dalle sfumature gialle che ci fa affezionare sin da subito a Bea Navarra, una protagonista sagace che speriamo di poter continuare a conoscere in un prossimo episodio.
Nunzia Scalzo
Nunzia Scalzo è grafologa forense e giornalista. È la direttrice editoriale del settimanale regionale “I Vespri” e collabora alle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”, edizione di Palermo. L’altra sua grande passione è la grafologia forense: dal 2003 è iscritta al Tribunale di Catania e ha lavorato a migliaia di casi. “La regola dell’ortica” è il suo primo romanzo.
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