La profezia del povero Erasmo – Andrea Vitali
Per un genitore onesto e operoso, la peggiore delle disgrazia è quella di ritrovarsi un figlio fannullone amante degli agi e della bella vita. Unico erede del fruttivendolo Erasmo Siromalli, uomo perbene e virtuoso, Cletto non ha alcuna intenzione di dedicarsi all’attività paterna: fare il bottegaio gli pare noioso e monotono, nonché estremamente faticoso.
“[…] nonostante avesse superato da poco i ventitré anni, fino a quel momento non aveva dimostrato di avere nel sangue la stessa passione che il padre aveva cercato di trasfondergli nei confronti di frutta e verdura […] In testa gli suonava piuttosto un’immaginaria musichetta, vivace, allegra, colonna sonora di altri orizzonti, misteriosi […] dei quali non avrebbe saputo dire in cosa consistessero, come se fossero coperti da una nebbia.”
E’ evidente: il giovane sfaccendato non ha le idee chiare su quello che sarà il suo futuro; tuttavia è pieno di grilli per la testa che contemplano un’esistenza dedicata all’ozio e al divertimento.
Alla morte del mal tollerato genitore, secondo i cittadini di Bellano, Cletto dovrebbe smettere di poltrire e sognare ad occhi aperti per dedicarsi seriamente al lavoro in negozio, trovarsi una bella ragazza e mettere su famiglia.
Anche il parroco del paese gli fa un bel predicozzo su quelli che sono i suoi doveri di uomo perbene, ma Cletto non ne vuol sapere, tanto che, nel giro di pochi giorni, con un paio di mosse azzardate, riesce a intaccare la modesta eredità lasciatagli da Erasmo e a perdere la maggior parte della clientela della bottega paterna.
Durante un viaggio a Lecco il giovane, ben vestito e azzimato, s’imbatte in Gioietta Vendoli, operaia attraente e appassionata di riviste di cinema, furba, ma poco intelligente, vanitosa e sognatrice: tra i due scocca la scintilla fatale. Del resto sembrano fatti l’uno per l’altra: entrambi con la testa fra le nuvole, persi dietro a progetti fumosi e irrealizzabili; entrambi convinti di meritare una vita migliore di quella che conducono.
Un simile incontro non può che avere conseguenze nefaste, d’altra parte il povero Erasmo, in vita, era tormentato da un assillante interrogativo: “[…] una volta morto lui, che ne sarebbe stato di quel figlio un po’ svogliato, renitente alle fatiche, abbacinato da sogni fumosi?”
“La profezia del povero Erasmo” è l’ultima fatica del prolifico scrittore Andrea Vitali, noto al grande pubblico per “Olive comprese”, “La modista”, “Una finestra vistalago” e numerosi altri titoli. Come nella maggior parte dei suoi romanzi, l’azione si svolge a Bellano, un ridente paesino della provincia di Lecco e luogo di nascita dell’autore, durante il periodo del fascismo.
I personaggi, soprattutto i comprimari, sono caratterizzati da nomi improponibili ed esilaranti e vengono delineati con poche, ma precise pennellate: ad esempio il verduraio Fricariello, ‘nomen omen’, le cui merci “oltre che di oscura provenienza” sono “di qualità altrettanto dubbia”, sua moglie Censoria “[…] una sguaiatona che pareva la copia della regina di coppe delle carte napoletane.” Oppure Castica, la mamma di Gioietta, “lavandaia e stiratrice dalla voce berciante” che considera assolutamente pericolosa e diseducativa la fissazione della figlia per le riviste di cinema, tanto che Gioietta la considera “bacchettona, pedante e noiosa con una prospettiva di vita che non era mai andata oltre lavatoi e fornelli.”
Lo stile di scrittura è caratterizzato da una pungente ironia che strappa sorrisi, se non grasse risate quasi ad ogni pagina. Nonostante “La profezia del povero Erasmo” non sia un romanzo giallo, il fatto che si apra con il ritrovamento di un cadavere a Ligerz, un minuscolo paese della Svizzera e il ritmo narrativo incalzante, fanno sì che il lettore resti incollato alle pagine fino al rocambolesco finale.
Recensione di Valentina Pace.
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