La pazienza del diavolo – Maxime Chattam
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Dopo “Loro“, Maxime Chattam torna al pubblico con “La pazienza del diavolo” una nuova indagine di Ludivine Vancker.
Il romanzo comincia con una strage su un treno ad opera di due adolescenti e Ludivine che si deve riprendere da un serata alcolica finita nel letto di uno sconosciuto. Da una parte la follia programmata, dall’altra una programmata punizione. Comincia così una spirale di violenza che porta a morti massive in concomitanza con strani decessi per arresto cardiaco. Dopo il caso di *e, Ludivine è considerata una super poliziotta: riuscirà anche questa volta a decifrare il male e a combatterlo, o ne cadrà vittima? Il romanzo ha sicuramente tanti punti di forza: un’indagine piena di sorprese, pochi indizi e un sapore gotico, con quel nominare il diavolo, con la sua nefasta presenza sempre più incombente e minacciosa; personaggi interessanti e, per chi avesse letto il libro precedente, ritrovarli è piacevole; un buon ritmo nel quale le azioni si succedono, donando una tensione che esplode nel finale.
A tanto di bello si aggiunge qualche nota stonata, come la lunghezza eccessiva, dovuta a tante ripetizioni nell’ambito dei pensieri ossessivi e frustranti della protagonista, al suo diventare sempre più uno stereotipo dell’investigatore solitario, completamente immerso nelle indagini, incapace di staccare il cervello per due secondi, insonne. Ludivine appare una super eroina che ormai non è più inserita nemmeno nei fumetti, quindi questa figura così portata all’estremo fa un po’ storcere il naso e stanca, sentendola troppo distante e diversa.
Accanto a lei, per fortuna c’è la normalità, la quotidianità di colleghi che hanno una vita propria, che sanno gestire incubi e paranoie dedicandosi agli affetti più vicini. Questo non fa di loro poliziotti peggiori, anzi, ma personaggi coi quali è più semplice identificarsi ed entrare in empatia. Belli e ritmati i dialoghi, sono le parti descrittive e i pensieri ridondanti che andrebbero sfoltiti, facendo guadagnare ulteriore dinamicità e snellezza all’intero thriller.
Chattam di nuovo regala un romanzo che scava nella società, mostrandone le storture e portandole a un limite non tanto lontano dalla realtà. Non passa giorno senza che il telegiornale ci parli dell’ennesimo episodio di violenza. Gang giovanili che delinquono e picchiano, che girano armate e uccidono sono sempre più frequenti, così come i casi di rabbia, intolleranza e aggressione verso insegnanti, operatori della sanità e istituzioni, figure che pochi anni fa non ci si sarebbe sognati di toccare. Cosa c’è alla base di questa esplosione di aggressività? L’autore nel suo scritto dà una spiegazione che fa riflettere, mettendoci di fronte all’esplosiva ed esponenziale crescita della nostra società materialista, sempre più votata alla soddisfazione immediata di bisogni nemmeno fondamentali. Pulsioni che non si controllano, un gruppo di persone “diverse”, predatori, che emerge, tema già sviluppato in “Loro“, si unisce alla figura paziente del demonio che getta i suoi semi aspettando di vederne sbocciare i fiori violenti. Un approccio interessante, sul quale sarebbe bene soffermarsi e ragionare.
Chattam ha approfondito le sue doti di scrittore studiando le basi della psicologia criminale, delle scienze forensi e di medicina legale, tutti elementi che ama inserire nei suoi scritti per andare oltre la sensazione del thriller e donare al pubblico libri il più possibile fedeli alla scienze moderne. Ludivine non ha di certo finito di indagare e ci sono buone possibilità di ritrovarla in un prossimo romanzo, magari con qualche aggiustamento su comportamento e personalità.
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