La morte non paga doppio – Bruno Morchio
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Ogni città ha il suo cantore: la Milano di manzoniana memoria, disfatta e appestata, Napoli di De Giovanni, ma non quella da cartolina e certamente con questo libro “La morte non paga doppio” la città di Genova di Bruno Morchio.
Genova così intricata si presta bene alla storia raccontata da Morchio che con reminiscenze leopardiane naufraga dolcemente nelle sue acque. Non sono mai stato a Genova, ma dopo la lettura di questo libro ho un grande desiderio di andarci, per scoprire la bellezza di questa città in verticale che dispiega topograficamente il saliscendi della vita, già dalle prime pagine con il bellissimo borgo marinaro di Boccadasse dove si torna nella culla e tra le braccia della mamma.
La guida che ci accompagna è un genovese di spessore, il genius loci, lo spirito che aleggia in questi posti e che spesso si esprime nel gergo del posto. Lui è Mario Migliaccio, un clandestino investigatore privato senza licenza e senza ufficio, figlio di una donna dal nome Wanda che pur facendo, come si dice in gergo, la vita, lo ha allevato e istruito nel miglior modo possibile e da sola fino alla sua morte per mano di un cliente.
Tutto il romanzo è incentrato sulla ricerca disperata di questo assassino in un ambiente che ricorda molto i bassifondi parigini e il naturalismo ottimista di Zola ma con venature letterarie italiane del pessimismo di Giovanni Verga. La causa occasionale che dà inizio al racconto è la morte di un operaio edile rumeno Anton Mitrescu che lascia la moglie Alina e il figlio di tre anni Michelino in balia della povertà e del destino.
Mario Migliaccio, il nostro investigatore, decide di indagare su questa morte che alla fine risulterà frutto di appalti e subappalti in un ambiente criminale nel quale ha preso piede non solo la delinquenza locale ma anche quella calabrese. Il personaggio principale Migliaccio ha tutte le caratteristiche del detective americano illustrato da Raimond Chandler nel famoso detective Marlowe impersonato magistralmente dall’indimenticabile Humphrey Bogart del film Il grande sonno. Un’indagine poliziesca realistica e molto americana. In queste pagine non c’è nessun risvolto psicologico, non dobbiamo pensare troppo dal punto di vista logico, ma dobbiamo affrontare la realtà, la malavita, il sesso, la prostituzione e un interlocutore anomalo come l’ispettore di polizia Tonino Spaggiari romano che beve agevolmente whisky e scotch e dialoga con Migliaccio in un romanesco che stride fortemente col genovese del posto. Gli elementi del noir americano si snodano per tutto il romanzo e accompagnano le uscite di Migliaccio dal posto dove abita precariamente, ottimisticamente chiamato il Bel Soggiorno: ci sono le donne che lui ha salvato dalla prostituzione minorile, l’albanese Milca Hoxha di diciassette anni, c’è Soledad la prostituta amica della mamma, c’è Fatima della quale è perdutamente innamorato e poi c’è Alina la moglie di rumeno assassinato con la quale ha un rapporto sessuale. Il sesso e la droga sono serviti a gogo accompagnati però dalla musica prettamente italiana e particolarmente genovese espressa da cantautori come Fabrizio De André o Paolo Conte di “Genova per noi” con la voce di Bruno Lauzi.
Non mancano elementi attualissimi quali gli arrivi, in una città di mare come Genova, di extracomunitari, di ragazzi che pur vivendo nella miseria e nella precaria incertezza del domani, non disdegnano di rischiare la vita per la ricerca di una giustizia che a loro viene quotidianamente negata.
Mario Migliaccio, con brutte storie alle spalle, è quello che riesce a vivere alla giornata con poche “palanche” ma vive e anche se dalla finestra della sua stanza non riesce a vedere neanche un pezzo di cielo, alla fine Bruno Morchio ci lascia intravedere dopo soprusi, morti e assassini misteriosi uno spiraglio di vita futura che possa riscattare questa gente da una corte dei miracoli che si trova nelle pieghe di tutte le belle città, di tutti i porti e di tutti i commerci. Prima però ci viene servito il colorito e immancabile pestaggio del nostro eroe che pur vivendo nella macchia e nella paura emerge fiero e contento dalle belle pagine di Morchio per aver sconfitto almeno per il momento il male.
Recensione di Michele Mennuni.
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