Geraldina Neri, arriva in libreria con un giallo metropolitano, particolare e intrigante, nel quale mette la sua esperienza lavorativa e le sue passioni. Da anni guida il palinsesto di Top Crime nelle vesti di Channel Manager, ama il giallo e il noir, pratica il buddismo ed è anche insegnante di meditazione. Tutto questo e anche di più risuona in La morte non medita, che porta il lettore alla scoperta di una Milano inedita, tra centri di meditazioni di ispirazione orientale, guru, alta società e delitti.
L’estate milanese è calda, torrida e svuota la città. In agosto tutti scappano, restano solo chi lavora, come l’ispettore Amanda Visentin, la sua squadra, e i membri del centro spirituale White Lotus, impegnati in un ritiro di meditazione di sei giorni, che si interrompe bruscamente con la morte di una ragazza. Visentin è chiamata a indagare, perché lei e i suoi colleghi sono i migliori che le forze di polizia possono mettere in campo, perché la vittima è bella, giovane, ricca e figlia di potenti industriali, perché le pressioni sono forti e serve trovare il colpevole alla svelta. Indagando in modo classico e alternativo, poiché Amanda ha il talento di percepire gli odori e inquadrare meglio le persone che li emanano, andremo a scoprire la verità in un caso di omicidio che parla di ossessione, immerso in atmosfere sensoriali.
Geraldina Neri ha una scrittura semplice, immediata e diretta. Risulta facile immergersi nella storia, aiutati dal mondo esotico che viene proposto in un contesto metropolitano noto e dai personaggi principali, che affascinano con le loro storie personali.
Amanda Visentin spicca su tutti, non solo perché è la protagonista, per tutto quello che è che, che si porta dietro e mostra la mondo. Amanda è bella, tosta, diretta. Corre veloce, coi modi di fare e sulla sua potente motocicletta, per sfuggire a un’infanzia senza madre che le ha lasciato un grande vuoto dentro, che non riesce a colmare. Cresciuta nel mondo militare e maschile, freddo e autoritario del padre generale e di nonna Ida, donna rigida e poco incline alla dolcezza, è una ribelle che non ama farsi rinchiudere nella gabbia delle regole, eppure è una poliziotta capace, intuitiva e attenta. La sua inclinazione alla percezione degli odori, che l’aiuta nell’inquadrare la personalità delle persone che interroga e incontra, ricorda la protagonista portata sul piccolo schermo da Vanessa Encontrada nella serie Fosca Innocenti, dando un elemento che esce dagli schemi classici e stuzzica l’interesse.
I capitoli mostrano sintesi, raccontando quello che serve senza perdersi in fronzoli e tra le pagine seguiamo il caso, centrato sul centro spirituale White Lotus, le vicende personali della squadra di Amanda e l’intimità nascosta della stessa protagonista. Per gradi veniamo a conoscenza del suo passato, segnato dalla scomparsa della madre a pochi giorni dalla sua nascita e la sua costante ricerca di verità e risposte su quello che è accaduto. Proprio questo aspetto del passato misterioso di Visentin, insieme alla vicende di un membro della sua squadra, ludopatico, offrono un sotto testo che può essere continuato in opere future, trasformando un romanzo singolo in una serie. Inoltre scopriamo dei capitoli dedicati alla figura misteriosa dell’omicida, dove vediamo il suo agire, leggiamo il suo sentire e ne comprendiamo il movente, molto prima di scoprirne l’identità.
“La morte non medita” offre una disamina dei sedicenti guru e maestri, raccontando il bello e l’utile, mescolato col sordido; parla di ossessione, di bisogno di affermazione distorto da un senso di inferiorità che porta a un’affermazione di potenza omicida; racconta dei legami famigliari, del dolore che provoca una separazione subita, seppure per motivi importanti, e del vuoto che cresce in quegli adulti che non hanno la fortuna di conoscere entrambi i genitori, delle mancanze, delle radici sconosciute che possono portare in età adulta a comportamenti lesivi se non proprio distruttivi. La morte non medita si dimostra giallo investigativo profondo e scorrevole, con una protagonista che può entrare nei cuori dei lettori. In conclusione meglio i personaggi e la loro costruzione caratteriale che il caso stesso.
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