La legge di Yellowstone – Callan Wink
Potente. Immaginifico. Denso ma arioso.
E’ la prima volta che leggo un romanzo di Callan Wink e penso che ne diverrò una groupie perché questo mi è piaciuto in un modo che non avrei mai immaginato. Non è italiano, non scrive gialli classici … insomma non è il mio genere ma è stato una folgorazione!
Due parole sulla trama: siamo in Montana, in quelle lande a noi note, come tipologia quanto meno, dopo Brokeback Mountains. Un posto splendido quanto arduo da vivere. Due fratelli, vicinissimi di età, che si chiamano Thad e Hazen, vivono soli nella casa costruita dal nonno, che ormai cade in pezzi. Fanno i boscaioli, come il loro papà ormai defunto, e se la passano talmente male da trasformarsi occasionalmente in bracconieri di orsi, che ammazzano per portar via solo due cose: la pelliccia e la cistifellea (pare questa molto richiesta come afrodisiaco maschile).
Sono bellissimi, solitari, taciturni persino tra loro e sembra che stiano assieme solo perché costretti dalla sorte. Sono diversi. Thad, maggiore di forse un anno scarso, si è preso tutte le responsabilità sulle spalle: la casa, la terra, la manutenzione, il furgone. Hazen è uno spirito dei boschi che li circondano, un po’ piromane, non parla molto ma zufola dentro ad un proiettile esploso calibro .22 che tiene sempre tra i denti.
Il momento di svolta per entrambi arriva in due modi: una ingiunzione di pagamento delle spese ospedaliere del padre, ormai esecutiva e trasformata in credito sulla loro casa- da un lato- e la proposta di recuperare dal parco di Yellowstone i palchi che stagionalmente gli alci lasciano cadere quando ne fanno la muta. Oggetti molto richiesti dall’artigianato, ma vietatissimi da leggi federali.
Qui si tratta di compiere una scelta: possono permettersi di perdere la loro casa o devono infrangere non solo la norma, ma tutti gli insegnamenti ricevuti dal padre?
La storia comincia qui, e sarebbe riduttivo limitarsi a descriverla, oppure lasciare comunque la suspense e chiudere con il vivo consiglio di leggere questo libro. Sarebbe riduttivo perché merita due parole in più: in queste pagine troverete la natura più bellicosa e straordinaria che, forse, non incontravate dall’epoca in cui avete visto il “Mission” di Robert de Niro, ambientato molto altrove ma affine per la violenza straordinaria delle rapide, per l’intrico dei rami, per la virulenza della vegetazione. In queste pagine troverete una brotherhood ed una childhood tenerissime: il rapporto tra i due fratelli, così flebile, così imposto, che si divarica drammaticamente nell’interfaccia con Sacajawea, la madre hippy, giramondo, abbandonica eppure affascinante ed amatissima e che si rinsalda e fonde quando i due attraversano quella sorta di viaggio di formazione che li porta dentro a Yellowstone.
Il luogo è noto all’autore (a proposito, guardate nel suo sito quant’è bello lui stesso) perché lì lavora come guida di pesca, ed è lo scenario perfetto per una storia che ribolle sotto pelle, come il magma che cova sotto al parco, e che esplode a tratti, come i geiser e le polle incandescenti.
Una storia incendiaria e meravigliosa. Da non perdere.
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